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Sulle nostre frequenze, durante Febbre da Roma, è intervenuto Leonardo Bocci. Ecco le sue parole ai microfoni di Riccardo Filippo Mancini e Danilo Conforti:

Buongiorno Leonardo, come stai? Come stai uscendo da questo periodo così strano per tutti?

Fortunatamente il lavoro è ripreso, solo che dopo appena una settimana di lavoro già non sopporto più nessuno (ride NdR). Roma l’ho ritrovata come l’ho lasciata, tra caos, traffico, stress, ma comunque non ci lamentiamo. L’importante era ripartire e secondo me manca ancora un po’ per tornare alla normalità.

Comunque abbiamo cominciato a riappropriarci della città, che per noi romani è vitale, cosa che ha potuto fare addirittura Totti, sfruttando il momento e le mascherine

Si, noi viviamo per la nostra città, abbiamo bisogno di viverla. Non vale la pena vivere a Roma se non riesci a girarla, puoi stare ovunque. Penso che Totti non andasse in giro per Roma da quando ha cominciato a giocare.

Nell’ultimo periodo hai cambiato percorso professionale. Hai lasciato gli Actual, con cui ti sei fatto conoscere, per fare qualcosa di diverso

Purtroppo si. Dopo una delusione d’amore che ho avuto, ho deciso di rivoluzionare la mia vita, anche a livello lavorativo. Sentivo la voglia di fare le cose da solo, di cambiare: io sono uno che tende a cambiare spesso, non amo fare sempre la stessa cosa. Mi sono separato dagli Actual e ho iniziato un percorso da solo, sempre raccontando Roma, durante questa quarantena anche con una vena più romantica, più nostalgica. Ho trovato questo format che fortunatamente ha funzionato, e ora vediamo. Domani dovrei uscire con una poesia su Totti, in occasione dell’anniversario del suo addio alla Roma, e poi uscirà qualcosa sull’estate ai tempi del coronavirus, che quest’anno è d’obbligo.

Dal tuo lavoro emerge forte l’amore per Roma. C’è un luogo della città a cui sei particolarmente legato?

Sicuramente al quartiere dove sono nato, che è San Giovanni, l’Alberone. Adesso vivo a Montagnola, che mi è entrata subito nel cuore. Poi come luoghi simbolo di Roma sicuramente Trastevere, dove però non vado da mesi, soprattutto di sera. E poi sono legato a Ponte Milvio, sia per le amicizie che per lavoro.

Passiamo al calcio. Che ne pensi della Roma di Fonseca?

A me Fonseca piace molto. Proprio ieri ho letto un’intervista in cui si diceva che il prossimo anno vedremo il vero Fonseca. Il primo anno gli è servito un po’ da rodaggio, il prossimo anno penso che ci toglieremo delle soddisfazioni: la squadra sa giocare a calcio, l’allenatore ha dimostrato di avere delle idee, e questo è molto importante in un progetto. Vedremo quando ripartirà il campionato, se ripartirà. Sarà particolare, come ripartire dall’inizio. Però apprezzo molto Fonseca, anche per il rapporto che crea con i giocatori. Io sono fiducioso.

Ci sono giocatori a cui sei più legato. Il primo amore è stato Francesco Totti?

Assolutamente si. Quando ero molto piccolo mi piaceva Balbo, avevo anche la maglia. Neanche me lo ricordo benissimo, a dire la verità, ma mi piaceva Balbo. Poi Totti, Montella, Batistuta, De Rossi, e forse ultimamente Nainggolan, uno a cui mi sono affezionato molto, che è entrato nei cuori di tutti.

Quali sono i prossimi appuntamenti professionali?

Tra luglio e agosto dovrei girare Din Don 3 e Din Don 4, che è il film di Natale di Mediaset che faccio già da due anni con Enzo Salvi, Mattioli e molti altri attori. Speriamo che si possa fare, sembra tutto tranquillo. E poi spero di tornare a teatro, perché quest’anno ho fatto due spettacoli teatrali ed è stato molto emozionante, ma tutto dipende da come si evolverà questa situazione. E poi sempre il web, con i video, in base a quello che succede.

Torniamo al calcio. Abbiamo parlato di giocatori a cui sei legato, ma ce n’è qualcuno che invece non sopporti?

Sicuramente qualcuno che si è comportato male, o che è stato poco qui. Io in generale mi affeziono sempre a tutti, ma ultimamente posso citare personaggi come N’Zonzi, che non hanno lasciato proprio il segno.

C’è un derby che ricordi con particolare piacere?

Dei derby che ho vissuto, da piccolo sicuramente quello del 5-1. Avrò avuto 11 anni, ero a casa di mio cugino per vedere la partita e c’era un suo amico che diceva “stasera sono tranquillo, gliene facciamo 5”. Profetico. E quello a cui sono esploso più di gioia è quello del 2-1 con la doppietta di Vucinic e il rigore parato di Julio Sergio. Quel derby l’ho vissuto con particolare coinvolgimento anche per la corsa scudetto con l’Inter.

E quello che ricordi con più dispiacere?

Purtroppo quello del 26 maggio. Ma sono passati tanti anni e sono successe tante cose.

Ieri hai pubblicato un video sui tuoi canali social (che sono in grande crescita) con una poesia dedicata a Daniele De Rossi, per l’anniversario dell’ultima partita con la Roma 

Si, ho dovuto ricominciare da capo ma va bene. Anche durante questa quarantena i social ci hanno aiutato ad evadere un po’ da una situazione così complicata e difficile.

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