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La piazza

Nella giornata di Venerdì 29 Novembre gli studenti romani sono scesi nuovamente in piazza per manifestare contro la crisi climatica attualmente in corso. All’agguerito grido di “Block Friday” i ragazzi hanno innalzato una metaforica barricata contro la celebrazione mondiale del consumo. E proprio la critica ad un consumo illimitato ha tracciato la linea tra una Generazione Z sempre più consapevole e Baby Boomers e Generazione X. I nostri genitori considerano forse ancora la questione climatica come un capriccio di hyppies New Age. E probabilmente il banco di prova per visualizzare il problema, saranno le catastrofi climatiche che affronterà  il nostro bellissimo ma fragilissimo territorio.

Piazza della Repubblica era un coacervo di slogan creativi e coinvolgenti che individuavano come primi colpevoli le sedi del potere indifferenti e le multinazionali del profitto. Se infatti i bersagli degli ultimi giorni sono stati i movimenti ritenuti incapaci di porporre punti programmatici, questi ragazzi non delineano solamente una critica ma propongono anche soluzioni. E’ pur vero che nel bel paese si tende a  sottostimare tutto ciò che porti un buon esempio. La formula moda del buonisimo ecologista sembra essere infatti il cavallo di battaglia di chi è troppo pigro per cambiare.

Il ruolo della scuola


E’ interessante notare il forte attivismo di giovani ancora in fase pre-politica. Interi spezzoni di corteo erano infatti animati da giovanissimi delle elementari e delle medie, con in testa i loro insegnanti. L’esempio di docenti che tramutano le ore di lezione in una lezione di civiltà in piazza sono determinanti. Il senso civico e della comunità si impara manifestando nella misura in cui ci si sente partecipi di un bene comune ed indivisibile.

D’altronde, è sintomatica la stessa polemica che risale a Settembre  tra il ministro dell’istruzione Fioramonti e l’ex Ministro dell’Interno Salvini riguardo l’assenza scolastica per scendere in piazza. Il punto non è il conteggio delle assenze ma la dicitura “partecipazione allo sciopero globale per il clima”. Una sola dicitura è già una chiara presa di posizione di genitori e figli. La stessa avanguardistica proposta dell’attuale ministro di inserire l’educazione alla sostenibilità nel programma di educazione civica è stata salutata con plauso nazionale ed internazionale.

Movimenti o partiti?

A primo impatto il corteo era arricchito da numerose bandiere di movimenti ed associazioni che spaziano il loro impegno dalla preservazione degli ecosistemi marini all’abolizione degli allevamenti intensivi. Mentre capeggiavano la marcia i diadochi del messaggio di Greta,  i “Fridays for future”. Qua e là alcuni singoli curiosi si mischiavano al vociare dei cori e delle rivendicazioni. E proprio notando la composizione di una patecipazione così eterogenea che sorge spontaneo il ruolo di questo fitto tessuto di movimenti. In italia infatti, la mancanza di un partito verde che catalizzi l’attenzione, si avverte quando una sinistra indecisa vorrebbe raccogliere l’eredità ambientalista senza sviluppare alcuna proposta.

Strutturare le richieste della base era il ruolo affidati ai partiti, ma oggi le nuove forme di partecipazione politica disprezzano i quadri dirigenziali. Tant’è che in Gran Bretagna, l’approvazione alla Camera dei comuni dello stato di emergenza climatica è stata affiancata da Extinction Rebellion alla creazione di assemblee cittadine con potere deliberativo. Se infatti queste nuove forme di partecipazione politica si svincolano dai canali tradizionali della politica è perchè rifiutano la Cop 25 di Madrid come l’asservimento delle sedi decisionali al profitto.

Ma la necessità di un tessuto forte che colleghi i cittadini è fortissima, ed in questo giocheranno un ruolo fondamentale gli attivisti. Dalla sperimentazione di nuove pratiche di disobbedienza civile al mantenimento del focus mediatico la partita è in divenire.

Italia o Germania? 

Confrontando il corteo di Roma con quello di Dresda la prima differenza è lampante ed è l’impatto uditivo e visuale. Mentre a Roma gli interventi dal carro sono stati infarciti di comunicati dei vari movimenti con critiche sistemiche e linguaggio sessantottino a Dresda si celebrava una festa. Una festa del dissenso, sia chiaro. Ma nonostante questo le immagini rimandano ad un unione coesa e ad un patto duraturo per combattere l’indifferenza. E proprio la musica techno risuonava per le strade di Dresda. La stessa musica che dopo la caduta del muro ha rappresentato uno dei collanti per riunificare le due Germanie sotto il vessillo della libertà. Per le strade di Roma risuonavano i cantautori del passato dei nostri genitori. Ma il mondo che loro hanno vissuto si sta eclissando come la generazione che occupa oggi le poltrone. E sarà necessario anche un cambio di musica e linguaggio per far sì che tutti si sveglino da questo torpore.

 

Claudia Comandini

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1 COMMENT

  1. Scrittura a tratti anche gradevole, ma articolo superficiale.
    Molte valutazioni personali, ma pochi dati. Nessuna fonte. Nessun accenno nel merito ai punti programmatici o alle possibili soluzioni. Approccio generale parziale e sbrigativo.
    Un po’ di studio tecnico e approfondinento non guasterebbe.

    Saluti
    Un attivista

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