Lina Merlin che prepara la sua legge
MAmanero
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Ha fatto discutere in questi giorni la proposta della Lega di riaprire le case chiuse; dopo aver il solito sproloquiare da parte di molti personaggi della politica e del giornalismo trovare l’ennesimo argomento di discussione e divisione, sulla base dei soliti argomenti legati alla morale e all’etica, è necessario fare un piccolo chiarimento.
Le prostitute ormai fanno parte del panorama urbano delle nostre città e parlando della loro presenza non si può che parlare di sicurezza, decoro e malavita.Di loro si è detto di tutto, ma si sa pochissimo, che abbiano intrapreso questa strada per libera scelta o per mancanza di alternative non importa, da dove vengono non importa, quello che hanno da dire non importa.
La loro, di fatto,non è niente altro che una schiavitù, una professione infatti prevederebbe  la possibilità di usufruire di spazi dignitosi, scegliere di non andare con quel determinato cliente, la possibilità, se si vuole, di potersi addirittura licenziare, non ultima la possibilità di guadagni facili e veloci.
E si perchè alla fine della giornata, o della nottata, quello che rimane in tasca a queste ragazze sono le briciole, pochi soldi rispetto a quelli consegnati all’energumeno di turno che provvede alla sua “incolumità”.
Ed è qui che dovrebbe partire, da parte di tutti, la prima domanda: non è forse estorsione questa? Non si tratta di una richiesta di pizzo a tutti gli effetti questa? Si, senza dubbio, e allora perchè lo scandalo non è avvertito? Perchè parlando di prostituzione si parla solo di decoro? Parafrasando il titolo di una delle nostre trasmissioni qui su nonelaradio.it, “fatece caso” : lo scandalo non è la schiavitù della donna, a fare scandalo non è la presenza, anche abbastanza sfacciata, di un’organizzazione criminale  dietro la prostituzione, a fare scandalo è il corpo della donna in mezzo alla strada.
Il dover spiegare ai nostri figli chi sono quelle ragazze che si incontrano per strada, il dover convivere con delle schiave che rendono degradati i nostri quartieri. E poi? Una volta che con le nostre auto superiamo certe zone cosa succede?Dove finisce il nostro senso civico una volta che queste ragazze spariscono dalla nostra vista? Della schiavitù della donna non interessa nulla a nessuno.
Di sicuro queste domande non se le pose Lina Merlin, senatrice PSI, quando il 20 Febbraio 1958 veniva approvata in Italia la legge contro la regolamentazione della prostituzione proposta proprio da lei, prima firmataria della legge che porta il suo nome.
La legge venne approvata con l’appoggio del partito Socialista, Comunista e Democristiano, tra i pochi ad opporsi radicali e liberali, ma cosa dice esattamente la legge?
La norma nega e proibisce la legittimazione dello Stato alla prostituzione, ma attenzione, la stessa norma non nega la possibilità per le donne ( ma anche per gli uomini ) di potervi far ricorso sulla base di una libera scelta, in quanto secondo l’articolo 13 della costituzione la libertà personale è inviolabile.
Ed è qua, in questo pastrocchio legislativo che la ciminalità organizzata si sfrega le mani e ringrazia ( ancora oggi ) sentitamente la Signora Merlin.
Pensiamo solo a tutte quelle ragazze, regolarizzate, che dal 21 Febbraio 1958 si sono ritrovate improvvisamente senza lavoro, come i gangster americani degli anni 30 che dalla fine del proibizionismo si ritrovarono senza alcun guadagno da un giorno all’ altro.
La prostituzione non si è certo fermata in quel Febbraio 1958, non a caso parliamo del mestiere più antico del mondo, le ragazze si riversarono allora nelle strade, nei locali privati clandestini, nelle proprie abitazioni: la domanda rimaneva immutata, ergo anche l’offerta.
Come consuetudine tutta italiana anche su questo tema ci sono divisioni, in un paese che ama ancora Guelfi e Ghibellini ci si divide tra chi ne continua a fare una mera questione morale, chi guarda in faccia la realtà tappandosi il naso e chi invece è assolutamente favorevole in quanto la ritiene una professione come un altra.
Perfino i gruppi femministi non hanno un idea comune sull’argomento, c’è chi ritiene sbagliata qualsiasi mercificazione del corpo femminile al di là della libertà peronale, c’è chi invece, proprio in nome della libertà personale di ogni individuo, la accetta pienamente in quanto simbolo di scelta consapevole.
Superare il concetto di morale, in questo caso, diventa fondamentale per capire di chi stiamo parlando, per capire che dietro quei corpi che vediamo in strada di notte e in alcuni casi anche di giorno, c’è un mondo che vorrebbe essere ascoltato, tutelato e difeso.
Meglio in strada, al pari di immondizia che mortifica il decoro delle città, dove almeno possiamo fare finta che non esistano, che regolarizzate, sicure e tassate, perchè a quel punto dovremmo svegliarci tutti dal sogno e ammettere che si, anche loro, le prostitute, esistono.

MAmanero

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