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Non basta un selfie per dimostrare l’adulterio. Nemmeno se il presunto amante viene ritratto a dorso nudo sul letto della moglie. Lo ha stabilito la Corte d’appello dell’Aquila con la sentenza 2060 del 16 dicembre 2019 (presidente Buzzelli, relatore Del Bono), che ha precisato come le fotografie compromettenti si presterebbero a spiegazioni alternative.

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Per i giudici, infatti, se le fotografie non mostrano alcun atteggiamento intimo e di particolare vicinanza tra le parti non possono provare la relazione extraconiugale.
La causa trae origine dall’appello contro la sentenza del Tribunale di Pescara che non aveva riconosciuto l’addebito della separazione in capo alla moglie, colpevole – secondo il marito – di tradirla con l’uomo con il quale faceva costantemente selfie e fotografie ambigue.

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