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C’era una volta a Belpaese un battaglione in riva al fiume tra la valle sinistra e la valle destra di nome Battaglione degli astrologhi (M5S). Negli anni alla loro guida si susseguirono diversi condottieri, ognuno dei quali aveva diverse indicazioni e caratteristiche di guida. Il fondatore e tutt’ora saggio consigliere del battaglione è L’Elevato Beppe Grillo (come ironicamente si fa chiamare), il quale guidò nel 2013 il più grande successo elettorale della storia di Belpaese. Lo seguì il popolo inappagato dai Governi dei Principi di sinistra e di destra, comportando però diverse difficoltà nel battaglione nella ricerca d’identità comune. La lotta ai privilegi, alla casta, all’Europa e la democrazia diretta furono il fondamento di molte battaglie. Nel 2018 però, il Mago Luigi Di Maio prese le redini del battaglione accentrando su di sé tutta la responsabilità: iniziarono così le difficoltà.

Al raggiungimento della maggioranza delle preferenze del popolo del Belpaese, vi fu il governo con il Battaglione vichingo (Lega) di Capitan Vichingo Matteo Salvini e, dopo la caduta del Principe Conte nell’estate 2019, si trovò l’intesa con Battaglione democratico (PD) di Silente Zingaretti, con guida ancora Conte. Se con il primo accordo il M5S perse il supporto del suo popolo delle terre di sinistra, il secondo fu ancor più determinante per la crisi, facendo crescere negli elettori la percezione di un battaglione non più anti-casta. Il Mago Di Maio fu costretto a dimettersi alla guida del battaglione, dichiarando gli Stati Generali per marzo 2020, consegnando la guida a Il Saggio Vito Crimi.

Il ritorno di Di Battista

Uno dei personaggi più influenti della politica di Belpaese è stato in questi anni l’Esploratore Alessandro Di Battista, avendo da sempre rappresentato l’anima battagliera del Movimento 5 stelle. Dopo l’ascesa a leader di Di Maio, decise di di non ricandidarsi e di tornar a far il reporter con la sua compagna e figlio, il lavoro ed il sogno di una vita… Ma lo spirito della politica lo richiama. Sembrerebbe esser tornato per riportare il M5S ai suoi vecchi valori. Infatti, pochi giorni fa Di Battista ha scritto sui social che sarebbe tornato a fare politica ma alle sue condizioni. Per lui contano solo “idee, programmi e atteggiamento” e in questo senso dovrebbe presentare un suo documento programmatico. Si stanno già iniziando a fare discorsi di un’eventuale sua leadership: secondo sondaggi Swg, il 36% degli elettori Cinquestelle preferirebbe un ritorno di Di Battista da leader a discapito di Di Maio (26%) e Roberto Fico (9%). Secondo me, il ritorno di “Dibba” potrebbe ridare nuova linfa vitale ad un Movimento 5 stelle sempre più in crisi d’identità, riportandolo ai suoi valori di fondazione non più riconosciuti dal suo elettorato e dalla sua base.

Giacomo Leandri

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