sabato, Aprile 17, 2021
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L’addio a Diego Armando Maradona. Scontri alla camera ardente, poi il corteo funebre e la sepoltura

E' degenerato in scontri con la polizia l'ultimo saluto degli argentini a Diego Armando Maradona. Una folla enorme è rimasta esclusa dall'omaggio al Pibe de Oro alla camera ardente allestita nella Casa Rosada

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E’ degenerato in scontri con la polizia l’ultimo saluto degli argentini a Diego Armando Maradona. Una folla enorme è rimasta esclusa dall’omaggio al Pibe de Oro alla camera ardente allestita nella Casa Rosada, il palazzo presidenziale, nella Plaza de Mayo a Buenos Aires. Quando la polizia ha interrotto la lunghissima coda per poter chiudere la camera ardente e procedere, secondo il volere della famiglia, al funerale e alla sepoltura in forma privata del Pibe de Oro, gli esclusi hanno cominciato a bersagliare con pietre, bottiglie e bastoni gli agenti, che hanno risposto con i lacrimogeni e gli idranti.

L’estensione di tre ore del tempo per visitare la camera ardente non è servita a placare i più facinorosi tra le decine di migliaia di persone in fila nella Avenida 9 de Julio per dare l’ultimo saluto allla leggenda del calcio. Numerose persone si sono riversate nella piazza, violando i cordoni di sicurezza per cercare di entrare nell’edificio. Le forze di polizia hanno respinto anche con pallottole di gomma i tifosi che assediano la sede del governo. Neanche l’intervento del presidente Alberto Fernandez, che si è affacciato dalla Casa Rosada per chiedere di fermare il caos, è servito a placare gli animi. Alcuni tifosi sono rimasti feriti e altri sono stati arrestati. Feriti anche tra gli agenti di polizia. In un clima di tensione, le autorità hanno deciso infine di chiudere tutti gli accessi e di far partire il corteo funebre con il feretro attraverso le strade della capitale che lo ha portato, tra due ali di argentini, nel cimitero privato  a 35 km dalla capitale, per il funerale e la sepoltura.

Il corteo funebre tra due ali di folla e la sepoltura

È un vero e proprio fiume di persone, auto e motociclette, quello che ha  accompagnato il carro funebre che trasportava il feretro di Diego Armando Maradona verso il cimitero privato ‘Jardin de Bella Vista’, che si trova a 35 chilometri da Buenos Aires.  Decine di motociclette della polizia hanno scortato il mezzo con le spoglie del campione argentino, insieme ad altri mezzi delle forze dell’ordine, mentre i suoi sostenitori si sono accostati con le auto ai margini della strada, arrampicati sulle barriere, affacciati dai cavalcavia, per accompagnare l’ultimo viaggio della stella del calcio con striscioni, bandiere, canti, applausi. Infine, i funerali e la sepoltura in forma strettamente privata nel cimitero dove in passato sono stati sepolti sua madre e suo padre (Doña Tota, morta nel 2011 e don Diego, deceduto nel 2015).

La camera ardente alla Casa Rosada, in coda già dalla notte

Una grande folla è stata in fila dalla notte scorsa per rendere omaggio al ‘Pibe de oro’.  Per tutta la notte, in prima fila in attesa dell’apertura delle porte, si è schierata ‘La Doce’, la tifoseria ufficiale della squadra Boca Juniors. Sono decine di questi tifosi che hanno forzato il loro ingresso per essere i primi a poter tributare il loro omaggio a Maradona. Non sono mancati anche tafferugli con la polizia che ha dovuto lanciare anche qualche lacrimogeno per riportare l’ordine. Lacrime, applausi, cori da stadio e ogni sorta di omaggio, compreso il lancio di fiori, cappelli e magliette da calcio, così il popolo argentino rende l’ultimo saluto a Maradona. Proclamati tre giorni di lutto nazionale.

Il commiato dei familiari

Nella sala prima dell’apertura al pubblico sono entrati i famigliari, la ex moglie Claudia Villafañe e le figlie Dalma e Giannina e numerosi calciatori ed amici storici del ‘pibe de oro’ Carlos Tevez, Martin Palermo e Guillermo Coppola. In sala anche Verónica Ojeda, con il figlio Dieguito Fernando. Presente anche l’altra figlia Jana mentre Diego Junior è assente perché costretto a restare in Italia per il coronavirus. Hanno partecipato tra gli altri anche i giocatori della nazionale argentina che vinse i Mondiali di calcio 1986, entrati in fila commossi per salutare “il capitano”. La famiglia di Maradona non ha fatto richieste particolari per le modalità della cerimonia, indicando solo l’utilizzazione di una bandiera argentina vicino o sopra il feretro.

L’omaggio da brivido dei tifosi del Napoli

Centinaia di bengala rossi si sono accesi intorno a tutta la circonferenza dello stadio San Paolo prima della partita di Europa League con il Rijekae e migliaia di tifosi hanno cominciato a cantare insieme “Ho visto Maradona”. E’ l’ultima coreografia organizzata dai napoletani per mandare il loro saluto al campione argentino.

Il sindaco Luigi de Magistris ha proclamato il lutto cittadino e ha annunciato che gli verrà intitolato lo stadio San Paolo. “Lo stadio si chiamerà Diego Armando Maradona. Lo vuole il popolo, ieri è stata una voce unanime. Diego ha la capacità di unire tutti i napoletani” ha detto il sindaco. “Napoli e Maradona, l’umiltà, la forza, la straordinaria potenza della nostra città che in alcuni momenti si deve aggrappare ad un punto di riferimento” ha sottolineato De Magistris, ricordando che il calciatore argentino “è stato grande non solo attraverso il pallone ma anche per la sua capacità di intercettare un sentimento popolare, un uomo che sapeva cosa fosse la sofferenza. Ha interpretato la sete di giustizia. La sua vita è stata Sud, riscatto, orgoglio. Napoli sembrava non potesse mai arrivare nell’olimpo del calcio, grazie a lui è successo”.

I risultati dell’autopsia

Insufficienza cardiaca acuta, edema polmonare acuto, in un “paziente con una miocardiopatia dilatativa”. Queste le cause della morte di Diego Armando Maradona, secondo quanto riferisce l’esito preliminare dell’autopsia effettuata presso l’ospedale San Fernando di Buenos Aires. Il Pibe de Oro è deceduto ieri intorno alle 12 (ora argentina) di ieri nella sua casa di Tigre, vicino a Buenos Aires,  dove stava trascorrendo la convalescenza dopo l’intervento chirurgico alla testa di qualche settimana fa.

I medici legali che hanno realizzato ieri sera l’autopsia hanno diffuso un referto con i risultati del loro lavoro. Il decesso, si legge nel documento, è stato attribuito a “insufficienza cardiaca acuta, in un paziente con una miocardiopatia dilatativa, insufficienza cardiaca congestizia cronica che ha generato un edema acuto del polmone”. Si è infine appreso che lo studio realizzato per determinare le cause della morte sarà completato con analisi tossicologiche che nel giro di una settimana preciseranno se Maradona, prima di morire, ha ingerito farmaci, droghe o alcol.

I media argentini hanno indicato che l’autopsia è durata circa tre ore, fra le 19.30 e le 22.30, e che vi hanno partecipato cinque sanitari convocati dall’Ufficio del Pubblico ministero di San Isidro, guidati dal direttore del Corpo medico forense di San Isidro, Federico Corasaniti. A questi cinque si è unito un sesto medico designato dalla famiglia.

La denuncia dell’avvocato: “Lasciato solo per 12 ore”

Diego Armando Maradona è stato “lasciato solo per 12 ore” dai sanitari che si sarebbero dovuti occupare di lui. E’ l’accusa lanciata dall’avvocato e cognato del campione argentino Matias Morla che posta un duro comunicato su Twitter chiedendo un’indagine approfondita sulla vicenda.”L’ambulanza è arrivata in ritardo di mezz’ora, un’idiozia criminale”, attacca ancora il legale che conclude. “Diego è stato un buon figlio, il miglior giocatore del mondo e una persona onesta”.

La polemica dell’ex compagna 

Non mancano anche in questo caso le polemiche. “Entrano tutti, tranne me”. Rocio Oliva, ex compagna di Diego Armando Maradona, non è stata ammessa alla Casa Rosada per un omaggio privato al Pibe. Oliva, che ha avuto una relazione di 5 anni con Maradona, non è stata inserita tra i familiari dell’ex calciatore. Ai parenti di Maradona, è stata riservata un’ala all’interno della sede presidenziale. “Non mi fanno entrare e fanno un torto a Diego. Sono la sua ultima moglie, nessuno se ne rende conto. Mi dicono di venire con tutta la gente, con la folla. Claudia (Villafane, ndr) dice che non c’entra niente, nessuno si fa carico della situazione. E’ una vergogna. Non so perché mi stan facendo questo”, ha detto la donna.

Il figlio Diego Jr bloccato dal coronavirus

“Il capitano del mio cuore non morirà mai”. Con questa storia su Instagram, accompagnata da una foto dall’alto dello stadio del San Paolo con le luci accese, Diego Armando Maradona junior ricorda il padre. “Fatemi uscire, devo andare da mio padre”. Sono state queste le prime parole pronunciate appena ha appreso ieri della morte, così come riporta il quotidiano online juorno.it. Ore drammatiche per Diego junior che ha avuto la notizia dalla televisione accesa nella stanza dell’ospedale Cotugno dove era ricoverato a causa delle serie conseguenze ai polmoni lasciate dal Covid. Dopo tanti giorni passati a lottare contro il virus, quella di ieri doveva essere una bella giornata per lui, in attesa di tampone, risultato poi negativo, pronto a riabbracciare la famiglia. Quando ha sentito la notizia alla televisione, gli è crollato il mondo addosso. Era incredulo e con una sensazione di impotenza per non poter volare immediatamente in Argentina per l’ultimo saluto a Maradona. I medici del Cotugno inizialmente erano contrari a dimetterlo, il ragazzo non è più pericoloso per gli altri ma ha una situazione polmonare ancora troppo instabile. Ma Diego Junior insiste, vuole tornare almeno a casa. Così arriva in serata la decisione di dimetterlo ma con l’obbligo di rimanere a letto o in poltrona per dieci giorni osservando prescrizioni e prendendo medicinali.

Papa Francesco invia un rosario e una lettera

La famiglia di Diego Maradona ha ricevuto un rosario ed una lettera di condoglianze inviati da papa Francesco. Lo riferisce Radio Mitre di Buenos Aires.   Già ieri il pontefice, attraverso il direttore della sala stampa vaticana, Matteo Bruni, aveva detto di essere “informato della morte di Diego Maradona” e di aver ripensato “con affetto alle occasioni di incontro di questi anni”, in cui lo “ricordato nella preghiera”.

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