Ciao Valerio, partiamo da quello che stai facendo ora: sei a bordo della Open Arms che torna in mare dopo sei mesi.. ci racconti dove siete diretti e con quale missione?

La Open Arms è diretta verso sudovest, partendo da Napoli dove era ormeggiata per alcuni incontri pubblici con personalità che supportano l’attività della ong. Ci stiamo dirigendo verso Tunisi e la Sarr Libica, nel frattempo il governo spagnolo ha intimato al capitano della nave di fermarsi e il governo ha anche istituito una multa di 901.000 euro se le ong dovessero soccorrere delle persone in mare.

Il Comandante della nave, Riccardo Gatti, in questi giorni ha sottolineato di voler portare avanti lo stesso comportamento della Sea Watch. A questo proposito, com’è l’umore a bordo e se questo “scontro” istituzionale crea ancora più unione di intenti tra i componenti della missione.

A bordo si discute del caso Sea Watch, ci si chiede qualora si dovesse effettuare un salvataggio cosa potrebbe accadere. Il comandante Gatti ha sottolineato che, in caso di soccorso, farebbe quello che ha fatto la Sea Watch, magari con modalità diverse. Su queste navi si vogliono salvare vite, la politica si ferma al dodicesimo miglio – quando iniziano le acque internazionali – poi si fa solamente soccorso e nulla più. Non si vuole arrivare a nessuno scontro e, se ne avessero la possibilità, le ong svolgerebbero il loro lavoro nella maniera più semplice possibile.

Chi sono i comandanti di queste navi? Partendo da Riccardo Gatti fino ad arrivare a Carola Rackete, prolifi professionali e umani differenti, ma con un obiettivo comune. Puoi raccontarci, tu che li hai conosciuti da vicino, che persone sono?

Non conosco direttamente Carola, ma conosco bene Gatti e altri comandanti e capi missioni.
Sono ragazzi che hanno messo a disposizione quello che sanno fare per le altre persone. Sono comandanti, nostromi, soccorritori. Non hanno esitato a mettersi in gioco, una volta capita la situazione a livello globale. Riccardo Gatti è un comandante di nave oltre ad essere uno psicologo che ha lavorato nei centri d’accoglienza. E’ la persona che ci coordina e che ci trasmette tranquillità, si lavora al meglio proprio grazie alla professionalità di Riccardo.

Il caso Sea Watch sta monopolizzando i discorsi di questi giorni, creando un’attenzione eccessiva su un problema che problema forse non è (e parlo della presunta invasione di immigrati). A tuo modo di vedere, che partita si sta giocando a livello europeo e nazionale sulla pelle dei migranti a bordo e dei comandanti delle navi?

L’Unione europea ha cercato di esternalizzare le frontiere, prima con l’accordo con la Turchia del 2016 poi con la Libia. I diritti umani delle singole persone, però, non sono stati presi in considerazione. In Libia non c’è un governo legittimo e la guerra tra i due uomini forti al potere si sta giocando sulla pelle dei migranti, che spesso vengono utilizzati come combattenti contro la loro volontà. Per non parlare dei centri di detenzione, usati come veri e propri centri di guadagno, con i carcerieri che chiedono un riscatto alle famiglie dei migranti fermati per non torturare i loro cari. I diritti umani sono messi da parte, le persone non vengono salvaguardate. Sicuramente c’è da cambiare qualcosa nel patto di Dublino, perchè penalizza eccessivamente gli stati a sud dell’Europa. Ma, dal punto di vista del governo italiano, se Salvini partecipasse agli incontri in Europa per parlare del problema dei migranti sicuramente potrebbe aiutare.
Le persone vanno fatte sbarcare, vanno messe al sicuro e poi, in caso, si discute delle regole.

In molti, hanno sottolineato come la Rockete avrebbe potuto portare la Sea Watch in altri porti – si è parlato di Francia e Olanda, e che il suo voler forzare a tutti i costi il blocco italiano sia una semplice provocazione. Ti chiedo se è così o se, invece, aspettare l’apertura del porto di Lampedusa fosse l’unica possibilità per la Sea Watch.

La Sea watch è andata a Lampedusa perchè era il porto più sicuro e vicino rispetto a dove è stato effettuato il soccorso. E’ il regolamento internazionale che lo impone. Navigare per tanti giorni, con queste persone a bordo, non è facile e non è la cosa migliore da fare.
Andare in Olanda sarebbe stato impraticabile perchè bisogna passare lo stretto di Gibilterra e il Mare del nord è un trattomolto ostico.
Lampedusa è il porto sicuro più vicino, normalmente poi le persone vengono portate a Porto Empedocle e vengono trasferite altrove. Personalmente ho conosciuto molte persone che, dopo pochi giorni, già erano in Francia.
Una grande quantità di migranti non viene per restare in Italia, ma già ha famiglie in molti altri paesi europei. L’Italia è un paese di transito, come la Grecia, Grecia che si è fatta carico di decine di migliaia di migranti provenienti dalla Turchia.

Legalità e illegalità: decidendo di “sfondare” il blocco del porto di Lampedusa, Carola ha veramente infranto la legge?

La Sea watch ha infranto una legge italiana, una legge che non rispetta i regolamenti europei. Innanzitutto perchè la Sea watch ha puntato Lampedusa per finalità umanitarie e poi, come già detto, perchè quello siciliano era il porto sicuro più vicino. A volte infrangere le regole e le leggi è una questione di umanità.

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