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I femminicidi sono i cima alle agende quotidiane delle testate giornalistiche, da anni i riflettori sono puntati sulle violenze domestiche ai danni – il più delle volte – delle donne. In questi ultimi giorni, però, ci si è concentrati soprattutto su alcune sentenze apparentemente bizzarre e che hanno portato a concedere attenuanti altrettanto particolari a chi ha commesso il reato. Per fare chiarezza su quanto sta accadendo in Italia, è intervenuto questa mattina ai microfoni della trasmissione Non è Fiorello l’avvocato Gian Ettore Gassani, noto matrimonialista e fondatore dell’AMI (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani per la tutela delle perrsone, dei minorenni e della famiglia)

“Oggi i riflettori dei media sono più potenti rispetto a qualche tempo fa, quando certe sentenze venivano riportate solo in qualche trafiletto in fondo ai giornali e passavano inosservate. Ormai, però, qualsiasi persona si sente in diritto di poter commentare una sentenza. Le sentenze vanno lette e studiate – ha sottolineato l’avv. Gassani – altrimenti ne uscirà un giudizio monco.

Il primo caso a saltare all’occhio è quello di Jenny Angela Coelly Rayes, donna ecuadoriana uccisa dal marito nell’aprile del 2018. La sua pena è stata dimezzata fino a 16 anni perchè il giudice ha ritenuto che il condannato fosse in preda ad una tempesta emotiva.

“L’immagine che si ha della giustizia italiana in questi giorni è pessima – ha aggiunto l’avvocato Gassani: pensare che una tempesta emotiva possa determinare una diminuzione di pena così importante va a cozzare con il sentire comune. La gente è terrorizzata da queste continue violenze domestiche. Bisogna però considerare che, soprattutto in certe circostanze, si può arrivare a sentenze più lievi e a sconti di pena. Ad esempio, nel caso specifico, l’imputato aveva offerto un risarcimento danni alla vittima, aveva anche confessato il delitto e aveva chiesto il rito abbreviato, per accorciare i tempi. C’è differenza tra chi non confessa, non vuole risarcire e non vuole il rito abbreviato. Altrimenti, se tutti i delinquenti fossero sullo stesso piano, nessuno confesserebbe più. Lo Stato cerca di dare delle premialità, solo per non trattarli tutti allo stesso modo, fermo restando il disprezzo per questa tipologia di delitti.
Siamo arrivati a 16 anni di condanna, perchè il rito abbreviato prevede uno sconto di pena. In caso, bisogna contestare la legge, non chi la applica. Sono le regole del gioco: se è calcio di rigore è calcio di rigore. Non si può dire che questa sentenza sia colpa di un giudice che applica semplicemente le regole”.

Altro caso che ha fatto discutere, quello della donna peruviana violentata da due connazionali ad Ancona. In quel caso, il tribunale ha deciso di assolvere in appello i due accusati perchè la vittima presentava tratti troppo mascolini. La cassazione, in seguito, ha deciso di cancellare il processe e di disporne la ripetizione.

“La sentenza è stata emessa da tre giudici donne e sarebbe clamoroso se avessero determinato la riduzione di pena in base all’eventuale aspetto estetico della vittima. Non ho letto il provvedimento, come penso non abbia fatto quasi nessuno, e non ci voglio credere. Voglio credere al buon senso e alla giustizia e voglio pensare si tratti solo di un’interpretazione giornalistica”. E proprio su questo aspetto punta l’indice il noto matrimonialista: “Attenzione a come si commentano le sentenze, anche da parte dei media, ci vuole responsabilità. Ci sono persone che ormai si ribellano in tribunale, c’è chi in tribunale vuole aggredire gli avvocati, si pensa che tutto sia contestabile e da mettere in discussione. Non credo ci sia un disegno per attaccare la magistratura, credo si vogliano semplicemente vendere più giornali o raccogliere più like sui social, un atteggiamento ugualmente sbagliato rispetto a quello di alcuni miei colleghi che danno soffiate sbagliate ai giornalisti. Il nostro – prosegue Gassani – è un mondo composto da persone che vogliono avere i loro personali cinque minuti di notorietà, e sono capaci di tutto. Molte sentenze sono sbagliate, ci sono tanti errori giudiziari, ma queste valutazioni vanno fatte solo quando e se si è in grado di farle, leggendo le carte.

Le violenze domestiche, però, continuano a ripetersi quotidianamente e il problema è tanto drammatico quanto reale: ” Questa è una vera e propria emergenza nazionale, ogni due giorni viene uccisa una donna ed è una vergogna italiana ma non solo. Il problema è culturale: molti uomini hanno abrogato il delitto d’onore dal codice, ma non nella propria testa. Per molti la donna è un oggetto di proprietà, senza il diritto di troncare una relazione o di ledere l’onore del proprio uomo.
Ci sono uomini che vengono alle udienze e ci dicono “beh, che cosa dovevo fare?”.
Finchè non cambierà il modo di approcciare di alcuni uomini, sin da quando sono bambini, non risolveremo mai nessun problema. Possiamo dare quanti ergastoli vogliamo ma in America, ad esempio, la sedia elettrica non è mai stato un deterrente, non ha mai fatto calare i delitti. Ma attenzione, parliamo anche di tante donne violente in famiglia, di tanti figli violenti nei confronti dei genitori, senza parlare degli infanticidi. Lo scorso anno sono morti 40 uomini per mano delle loro compagne. C’è tanta altra violenza di cui si parla molto poco”.

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