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L’aiuto a morire entrerà a far parte delle prestazioni del servizio sanitario nazionale e potranno usufruirne persone maggiorenni che soffrano di “malattie gravi e incurabili” o di “patologie gravi, croniche, e disabilitanti” che impediscono l’autosufficienza e che generano “una sofferenza fisica e psichica costante e intollerabile”.

Pur avendo cambiato nome nel corso del dibattito parlamentare, la misura disciplina sia l’eutanasia, con “somministrazione diretta di una sostanza al paziente da parte del professionista sanitario competente”, sia il suicidio medicalmente assistito, “prescrizione o fornitura al paziente da parte dell’operatore sanitario di una sostanza, in modo che possa auto-somministrarla, per provocare la propria morte”.

Il testo spagnolo è “più garantista” che altrove, prevedendo una serie di passi che possono prolungare l’iter anche per un mese: la richiesta presentata per iscritto per due volte dalla persona, portata poi dal medico a una commissione incaricata che la farà esaminare a due professionisti e poi approverà o respingerà la valutazione. La commissione indipendente avrà 19 giorni per rispondere. A proporre la misura è stato il gruppo socialista, con la spinta dei familiari delle persone che hanno chiesto aiuto per morire e con il sostegno di un milione di firme.

 

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