Soglia di sbarramento
Soglia di sbarramento
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Quando si parla di soglia di sbarramento, si deve subito fare un riferimento diretto al sistema elettorale proporzionale e non a quello maggioritario (vedi differenze nel seguente articolo).
Per definizione questo limite è: il numero di voti necessari per accedere alla ripartizione dei seggi. Cioè se un partito non dovesse arrivare a un numero stabilito (o naturale) di voti (o percentuale), questo viene automaticamente escluso dai giochi di assegnazione dei seggi in Parlamento. È in poche parole una correzione del sistema proporzionale.
Ma a cosa serve questo sbarramento?

Funzioni della soglia di sbarramento.

Questo limite espresso ha varie funzionalità in un contesto elettivo. La principale fra essi è sicuramente la volontà di un futuro Parlamento meno frammentato in senso partitico. Quindi evita che piccoli partiti possano occupare un seggio, agevolando le aggregazioni di forze politiche omogenee.
La seconda funzionalità generale è la correzione di una legge elettorale proporzionale. Sempre in funzione di omogeneità delle Camere, la soglia di sbarramento permette di facilitare la governabilità. Infatti, si darà più possibilità alle grandi forze politiche di coalizzarsi senza includere interessi di piccole fazioni partitiche. Ma questo, ovviamente, comporterà alla riduzione della rappresentatività. Questo è dovuto sia dal limite della soglia sia dalla decisione dell’elettore. Il votante sarà disincentivato a votare partiti piccoli che hanno poca probabilità di superare la soglia. Quindi, avverrà una lieve canalizzazione dei voti verso i grandi partiti e alla perdita della pura rappresentatività. Non esisteranno coalizioni con tanti interessi, provenienti da tanti partiti. Quindi una piccola semplificazione per la governabilità.

Soglia di esclusione e di sbarramento.

La soglia di sbarramento deve essere necessariamente espressa da legge? No!
Nei sistemi elettorali proporzionali esiste sempre una soglia “naturale” che impedisce un partito di entrare in Parlamento. Questa si chiama soglia di esclusione. Anche chiamata soglia minima di accesso, essa è la divisione determinata dal numero dei partiti in competizione in funzione del numero dei seggi da assegnare. Le principali variabili che determinano questa soglia sono tre: l’ampiezza della circoscrizione, il numero dei partiti in competizione e la formula elettorale. In ordine, ovviamente, più grande sarà una circoscrizione più i piccoli partiti avranno la possibilità di prendere un seggio. Invece, più partiti saranno in competizione e più ci saranno voti da competersi, cioè meno possibilità per le piccole forze politiche di entrare nei ruoli istituzionali. Infine, il gioco della formula elettorale fa restringete più o meno la soglia di esclusione. Infatti, esistono formule elettorali “più proporzionali” (metodo Sainte-Laguë), le quali rendono la soglia più bassa ed accessibile , e altre meno (metodo d’Hondt), le quali fanno diventare la soglia più alta e quindi meno inclusive.

Conclusione

Dopo questo excursus, si può capire che un limite alla rappresentatività ci sarà sempre anche nei sistemi elettorali proporzionali puri. Essendo in democrazie rappresentative, è normale che una camera di circa 600 persone non possa rappresentare a pieno una popolazione di 70 milioni di persone. È impossibile portare tutti gli interessi all’interno di un parlamento. Per questo esistono le elezioni, per questo esistono sistemi elettorali, per questo esistono le soglie di sbarramento: tutti mezzi che servono a canalizzare gli interessi più condivisi, formando così la maggioranza.

E se tutto questo fosse stato creato a posta per dar voce solo alla maggioranza? Invece, la minoranza che strumenti ha? E se la dittatura della maggioranza stia soffocando la minoranza? 

MAmanero

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