Don Bosco e gli oratori
Quando si parla di oratòrio il pensiero scorre subito veloce a Giovanni Bosco, il santo dei ragazzi e fondatore dei Salesiani, la più grande opera di assistenza nel mondo.

Strutture che hanno formato migliaia di generazioni dando loro i valori della vita, un dono che rimarrà nei ragazzi anche con il trascorrere degli anni.

Un mondo, quello degli oratori, che ha vissuto una profonda crisi, schiacciato dai vari e molteplici cambiamenti della società e della stessa Chiesa.

Per fortuna le cose stanno cambiando e la figura dell’oratorio sta tornando in auge.

Per rendere l’idea della cosa, in Italia ci sono circa 6000 oratori sparsi sul territorio nazionale dei quali, oltre la metà, è in Lombardia, segue poi il Piemonte con almeno 500 oratòri, la Sicilia 400, la Puglia 230 e il Lazio 150, un centinaio a testa anche in Sardegna,in Emilia Romagna, per arrivare ad ottanta in Campania e sessanta in Toscana. Seguono poi piccole realtà, ma sempre rilevanti come in Umbria, nelle Marche, in Abruzzo e in Valle d’Aosta.

A frequentare questi meravigliosi luoghi sono giovani che vivono il loro tempo, ieri con i fumetti e oggi con lo smartphone o il Tablet, ma che sanno conciliare una visione della vita costruttiva e ricca di possibilità per il semplice fatto di “condividere” (parola questa di grande attualità) in un contesto di sani valori e dal quale attingere esempi positivi.

Una statistica risalente al 2015 mostra delle cifre che parlano chiaro.
Un milione e mezzo di ragazzi, che raddoppiano se si considerano quelli che li frequentano saltuariamente.

Nel contesto degli oratòri c’è poi una figura che rappresenta il cardine di tutta la struttura:i migliaia di volontari che seguono i nostri ragazzi per puro spirito di servizio, il tutto con la stretta collaborazione di suore e preti.

L’oratòrio fino a qualche anno fa sembrava una realtà ormai estranea ai tempi moderni, una realtà sorpassata insieme alla visone del sacro e ad una vita con valori e principi solidi, invece (come tutte le cose buone) sta ritrovando una seconda giovinezza, specialmente nei periodi di grandi difficoltà come quella che stiamo vivendo attualmente.

L’oratòrio, in un periodo di crisi come questo, va a sostituire contesti che non tutte le famiglie possono permettersi: palestra, sport, svago e doposcuola.

Il successo di questa istituzione è dovuto dalla semplicità, dove tutto è organizzato ad una forma di ottimismo come l’educazione da dare ai giovani attraverso la fiducia, la dignità ma soprattutto l’ascolto dei loro problemi grazie al coinvolgimento nelle attività sociali.

Mantenere un oratòrio, però, non è poca cosa. Le spese “vive” non sono indifferenti, basti pensare al riscaldamento o alla luce.

Generalmente il contributo arriva dal coinvolgimento delle famiglie e dalle comunità che li promuove ma, ultimamente anche da una maggiore partecipazione degli enti locali tra cui comuni e regioni.

Il segreto della riscoperta del valore degli oratòri? In poche parole è riassunto nell’incontro con i giovani e nella capacità di ascoltarli imparando prima ad ascoltarsi.

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