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LA REGIONE LAZIO E GLI AIUTI PROMESSI… QUESTI SCONOSCIUTI!

Dopo quasi due mesi di quarantena, ma soprattutto dopo circa 20 giorni dal famoso clickday, nulla si sa degli aiuti promessi dalla Regione Lazio per le imprese,sempre più verso un tracollo economico.

Per fare chiarezza abbiamo chiesto all’On. Giuseppe Cangemi, Vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, alcune delucidazioni in merito.

A distanza di quasi 2 mesi dal lockdown cosa ha fatto la Regione Lazio per aiutare famiglie e imprese?

Sono state messe in campo diverse misure, sollecitate in modo forte anche dall’opposizione, per dare aiuti immediati a quanti sono rimasti senza reddito a causa dell’emergenza Covid19. Penso ai buoni spesa, che ho chiesto con forza, perché tante persone si sono trovate in difficoltà anche per l’acquisto di beni di prima necessità; al bonus affitto per le famiglie, attivato da poco, e quello per i commercianti che stiamo ancora aspettando. E’ stata attivata l’erogazione della cassa integrazione anche se ci sono molti ritardi nell’effettivo pagamento. Per le piccole e medie imprese, spina dorsale dell’economia regionale, è stato attivato il piano Pronto Cassa. Molto attesa era la misura del Fondo Piccolo Credito, 10mila euro in prestito alle piccole imprese fino a 9 dipendenti, gestito da Farelazio. Sono solo alcune delle misure attivate ma ritengo quelle più attese.

A proposito di Farelazio, il 20 aprile giorno del clickday la piattaforma è andata in tilt. Ci sono state migliaia di lamentele: compilazione delle domande troppo complessa, sistema tecnologico inadeguato, la chiusura dello sportello alle 17. Ma la misura era solo per chi arrivava primo?

Il 20 aprile sono arrivate oltre 40mila domande, cinque volte superiori al plafond disponibile di 55 milioni. Era un afflusso prevedibile e si doveva garantire una gestione più efficiente: ho avuto anche io quel giorno tante segnalazioni di persone che per ore non sono riuscite ad accedere e una volta entrate nel sistema non riuscivano a protocollare la domanda. La modalità a sportello di fatto andrebbe a premiare chi aveva i requisiti in ordine di presentazione ma da subito ho chiesto con forza che non ci fossero discriminazioni e che la Regione facesse lo sforzo di finanziare tutte le domande protocollate. Alla fine sono state trovate le risorse:400 milioni di euro per assicurare 10mila a tutti coloro che hanno presentato la domanda. Parliamo di piccole aziende, fino a 9 dipendenti, per molte delle quali due mesi di stop delle attività può significare orlo del fallimento.

A che punto è la gestione delle domande?

Sono in lavorazione, Artigiancassa è incaricata di gestire la misura. E’ previsto che si deliberi su ogni domanda entro 20 giorni dalla presentazione. Vigileremo affinché si proceda nel rispetto dei tempi. Le imprese coinvolte sono già in grande sofferenza.

Di fatto viene concesso un prestito da restituire in 5 anni. Cosa accade se un’azienda non riesce a restituire i soldi o non li usa per il progetto che andava descritto ma semplicemente per pagare fornitori, affitto, bollette etc?

Non è questo il caso: la misura risponde ad una esigenza di liquidità dovuta a questa emergenza straordinaria. Non è prevista rendicontazione delle spese sostenute con il prestito ricevuto. Quel che dobbiamo augurarci è che la ripresa avvenga in tempi brevi altrimenti le imprese continueranno a spendere senza incassare. Sarebbe stato meglio intervenire con finanziamenti a fondo perduto ed è quello che chiederemo se la crisi, come temo, dovesse protrarsi ancora a lungo.

Il 4 maggio parte la Fase2 dell’emergenza. Lei ha chiesto la riapertura immediata di bar, pasticcerie e ristoranti. Il piccolo commercio è in ginocchio, molti negozianti stanno simbolicamente restituendo le chiavi ai propri sindaci.

E’ un problema serio ed urgente, la data del primo giugno indicata dal Governo è una condanna a morte per un intero comparto. Ho chiesto al presidente Zingaretti che la Regione faccia leva sulle proprie competenze per anticipare l’apertura del piccolo commercio così come dei bar e della ristorazione e auspico che non si limiti ad una moral suasion con il governo nazionale. Non possiamo lasciare soli gli esercenti, molti lamentano di non poter pagare gli stipendi, la cassa integrazione non arriva e senza aiuti le attività muoiono. Con prudenza e secondo le regole, bisogna farli ripartire.

 Il Dpcm sulla Fase 2 ha scontentato molti, cosa pensa della levata di scudi dei vescovi sulla mancata riapertura delle chiese?

Sono tra quanti hanno sollecitato la riapertura delle chiese e la celebrazione delle messe perché c’è un bisogno diffuso di poter tornare a pregare nei luoghi di culto. Molti parroci sono pronti a organizzate liturgie in sicurezza, lo trovo un divieto irragionevole. Il dialogo tra Cei e governo procede, dal 24 maggio si potrebbe tornare in Chiesa, mi auguro che sia possibile anche anticipare la data se la curva dei contagi manterrà l’andamento in calo.

Nei giorni scorsi ho anche chiesto la riapertura dei cimiteri, scrivendo al sindaco Raggi di fare come altri primi cittadini della nostra regione, e da oggi, 4 maggio, finalmente sono di nuovo accessibili i cimiteri romani. Ci sono tante persone che soffrono per non poter far visita ai propri cari, era importante concedergli di lenire questo dolore dopo due mesi di isolamento.

Valerio Scambelluri

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