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Claudia Comandini ha voluto scrivere per noi i pensieri e le opinioni uscite direttamente dalla manifestazione:

“Nel giorno 24 Maggio si è svolto il secondo sciopero globale, indetto dall’attivista svedese per l’ambiente Greta Thumberg, con un corteo che si è mosso da Piazza della Repubblica verso Piazza Madonna di Loreto, per chiedere al governo un intervento tempestivo sulla questione ambientale.

Il secondo appuntamento di una protesta esplosa, con una risonanza mediatica globale, ha visto migliaia di giovani di ogni età scendere in piazza. A differenza della scorsa volta, il corteo è stato animato da una gremita componente del mondo scolastico ed accademico, marginalizzando le parti politiche e sindacali, che a Marzo si erano rese protagoniste e avevano sposato le rivendicazioni ambientali più come strumento di propaganda, che per una diretta associazione alla causa.

L’attenzione globale per la macro-questione del cambiamento climatico aveva nel mese di Marzo attratto come un catalizzatore la stampa nazionale, tanto che le dichiarazioni dei politici avevano lasciato presagire che la questione potesse di fatto essere inserita nell’agenda pubblica di interesse quotidiano. Il termometro politico si è però abbassato di alcuni gradi, a dispetto della temperatura media globale, e le rivendicazioni generazionali di cui Venerdì erano tappezzati cartelloni e striscioni sono passate in sordina.

I canali di comunicazione hanno pubblicizzato più timidamente il corteo e questo si è riversato in una partecipazione più scarna, anche se in senso positivo, cioè meno strumentalizzata dalla campagna elettorale in vista delle europee. Se i grandi numeri hanno spesso contribuito al successo delle rivoluzioni, è pur vero che la partecipazione di Venerdì è stata un’adesione genuina e consapevole. A brandire i cartelli, come armi pacifiche al servizio del sapere, sono i bambini delle scuole elementari accanto ai loro insegnanti, ragazzi delle scuole medie e delle superiori che hanno preso parola e focalizzato l’attenzione su dati scientifici spesso oscurati o trattati con drammatica deferenza dal dibattito politico.

La protesta ha sottolineato come non siano più sufficienti dichiarazioni programmatiche ma bensì siano necessarie azioni dirette e soprattutto politiche per invertire la rotta. Il principio di giustizia intergenerazionale, che ha spinto moltissimi giovani terrorizzati  a scendere nelle piazze europee e mondiali per le sorti del loro futuro, è emerso come rivendicazione fondante del movimento. I giovani attivisti hanno indicato come responsabile la generazione dei Baby Boomer, figlia dell’esplosione economica degli anni ’50, la stessa che occupa le posizioni di potere di oggi e che avvolge in una coltre di nebbia le sue responsabilità nell’ incessante sfruttamento delle risorse.

Una generazione figlia di un sistema di consumi drogato che è destinato a piegarsi su sé stesso se non si comincerà a dotarlo di un cambiamento radicale. Le riflessioni critiche portate da questi ragazzi sono destinate a fiorire tramite le proteste e tutti gli altri canali di comunicazione che gli fanno da eco e che gli stessi sono in grado di sfruttare sapientemente. Per il futuro è auspicabile che non ci si limiti a scendere in piazza, ma si adibiscano gli spazi delle scuole e delle università a luoghi di riflessione critica per coinvolgere la più ampia base possibile nella più grande battaglia del nostro secolo.”

Un ringraziamento a Claudia Comandini e a tutti gli “Studenti della Terra“, che ogni giorno rendono questo pianeta più pulito di come lo hanno trovato.

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