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La Morte non è uguale per tutti

A 50 anni dalla Tragedia della Meloria, il paracadutista Giuseppe Iannì, a differenza degli altri 51 periti nella stessa sciagura per lo Stato non è Vittima del Dovere e di conseguenza chiede la restituzione dei 600,00 mila euro, elargiti nel corso degli anni ai familiari;

Sgomenti i familiari: “Restituiremo tutto! Ivi compreso il Tricolore che avvolge il feretro, a patto che lo Stato, che avrebbe dovuto tutelare la vita di nostro Fratello, ce lo restituisca in vita e all’età di 20 anni

A ben 50 anni dalla tragedia della Meloria, avvenuta Il 09.11.2021, c’è stata la commemorazione del disastro aereo accaduto il 9 novembre 1971, nelle acque prospicenti le coste livornesi, a circa 7 km a ovest del faro, al largo di Livorno, in Toscana;

L’episodio rappresentò il più grave incidente aereo occorso alle Forze Armate italiane dalla fine della seconda guerra mondiale, con una perdita cospicua anche per le forze armate britanniche;

In quell’occasione, come racconta l’Avvocato Giuseppe Guerrasio legale della famiglia Iannì, 52 militari, di cui 6 britannici, si trovavano a bordo di uno dei 9 Lockheed C-130 Hercules, appartenenti alla Royal Air Force, precisamente su “Gesso 4”, così militarmente denominato, poiché era appunto il quarto velivolo, di uno stormo di dieci, che comprendeva anche un Andover, che avrebbero dovuto raggiungere Villacidro in Sardegna.

Se quasi tutti i militari erano italiani, i velivoli, invece, appartenevano alla Royal Air Force (RAF), ed erano in missione di aviolancio, con paracadute, nel contesto di un addestramento militare italo-britannico; si trattava di un “volo tattico notturno a bassa quota” durante un’esercitazione interforze denominata “Cold Stream” e quasi esclusivamente voluta dalla N.A.T.O.;

Che tipo di missione era?

La missione, era sperimentale ed innovativa, per la prima volta, i velivoli non si sarebbero disposti in massiccia formazione ad alta quota, bensì avrebbero volato a bassissima quota (al di sotto dei 500 piedi), ed il decollo era pianificato a soli 15 secondi l’uno dall’altro;

Si trattava di una missione di lancio notturno, che coinvolgeva 409 paracadutisti, suddivisi in 10 aerei e a quota anti-radar, impegnati in una metodologia di volo mai sperimentata;

“Gesso 4”, il velivolo tragicamente inabissatosi, decollò esattamente alle 5.43, da Pisa San Giusto, con il suo “carico umano” composto da militari italiani appartenenti alla brigata Folgore;

Che cosa emerse dalle indagini effettuate, perché il velivolo si inabissò?

La commissione d’inchiesta incaricata di indagare sulle cause dell’incidente non fu in grado di determinare con esattezza le cause dell’incidente. Presumibilmente dal ritrovamento e dal posizionamento dei tronconi del velivolo, si poté ipotizzare che i piloti, troppo vicini al mare, abbiano repentinamente virato, determinando così l’impatto della coda con l’acqua e il successivo frazionamento dell’aereo. Sembrerebbe che il pilota abbia confuso le luci di segnalazione delle Secche della Meloria scambiandole con le luci di coda dell’aereo che lo precedeva, abbassandosi al livello del mare.

Orbene, se le cause dell’incidente, ancora ad oggi non sono certe, trattandosi di ipotesi e supposizioni, la commissione autoptica incaricata, invece, vergò con assoluta sicurezza cosa determinò la morte dei militari: “la collisione, con la superficie del mare, determinò la frattura del velivolo, facendolo spezzare in due tronconi, che si inabissarono in pochi secondi con i militari ancora legati ai propri posti, nell’impatto tutti i militari si ruppero la base cranica”.

Quindi possiamo dire che sono morti tutti nel medesimo momento e con la stessa causa?

Non per lo Stato!

Da un punto di vista solo ed esclusivamente “materiale”, si!C’è da precisare che ci vollero quasi 4 mesi per ritrovare la maggior parte dei cadaveri; nei successivi mesi in mare furono ritrovati quasi tutti i resti cadaverici ma anche negli anni successivi il mare restituì ancora qualche cadavere o quello che ne rimaneva; ad oggi, 50 anni dopo, 11 corpi, di cui 3 britannici, non sono mai stati restituiti da quelle gelide acque;

Che vuol dire per lo Stato non è così?

Nella sciagura aerea perì anche il giovane Caporale Giuseppe Iannì, si pensi che il Padre lo riconobbe attraverso un foro praticato nel telo che lo ricopriva;

Il riconoscimento avvenne tramite una cicatrice, che forse fortunatamente, gli lasciò impressa il morso di una cagnolina da piccolo, altrimenti, ci si chiede, quanto coraggio avrebbe dovuto possedere per riconoscere un Figlio il cui corpo era sventrato, liso, mutilato;

Periodo triste quello dei primi anni settanta, e mentre l’America e la Russia erano in piena guerra fredda, in Italia si verificavano i primi attacchi terroristici. Addirittura, parte della stampa dell’epoca, ipotizzò che quello potesse essere un attentato terroristico;

Il mondo politico, a sua volta, veniva travolto, tra gli altri, dal cd scandalo Lockheed, per il quale alcuni politici italiani ricevettero tangenti per l’acquisto di aerei militari- Hercules C130.

Nello stesso periodo, mentre in radio si ascoltava Rino Gaetano cantare “Berta filava e filava con Mario (Tanassi) e filava con Gino (Luigi Gui)”, Giuseppe Iannì moriva, insieme ad altri militari, sei ufficiali della Royal Air Force e quarantasei paracadutisti della Brigata Folgore;

Arriviamo ad oggi, perché le Sig.re Iannì devono restituire quanto ricevuto dallo Stato?

Nell’anno 2005, con la legge 266/05, il legislatore ha inteso estendere alle vittime del dovere e soggetti equiparati, i benefici già previsti per le vittime della criminalità e del terrorismo.

Pertanto le sorelle Iannì, si sono viste riconoscere il beneficio solo nelle sedi giudiziarie, ed in effetti sia il Tribunale che la Corte di Appello di Reggio Calabria, hanno accolto le istanze loro spettanti;

Avverso, la decisione della Corte di Appello di Reggio Calabria, il Ministero della Difesa e quello degli Interni, proponevano ricorso per Cassazione;

Stante il contrasto interpretativo sull’esatta applicabilità della legge, la Suprema Corte di Cassazione “trattandosi di una questione di particolare importanza”, rimetteva la questione alle Sezioni Unite.

Il thema decidendum delle Sezioni Unite atteneva l’individuazione dei familiari superstiti di vittime del dovere ed alla possibilità di estendere i benefici previsti dalla normativa anche ai fratelli e sorelle non conviventi;

Le Sezioni Unite, con la sentenza n. 22753/2018, nel dirimere la questione sottoposta al loro vaglio, hanno statuito che, “per l’individuazione dei beneficiari superstiti qui la scelta legislativa è caduta solo su coloro che risultavano a carico o convivevano con il soggetto colpito;

 Quindi anche le Sig.re Iannì?

No! Le Sezioni Unite hanno rigettato la domanda delle sig.re Ianni’ ritenendole, erroneamente, non conviventi e non carico del fratello morto (“… … la domanda delle sorelle del militare Giuseppe Iannì, rimasto vittima della sciagura aerea avvenuta nel tratto di mare della Meloria il 9/11/1971, non possa trovare accoglimento in quanto non conviventi o a carico.)

Orbene, tale decisione è conseguenza di un clamoroso errore, in cui è incorsa la Suprema Corte; 

Infatti, le Sezioni Unite escludono lo status di conviventi e/o carico delle sorelle IANNI’ con il fratello morto; non tenendo in considerazione che, tale circostanza, oltre ad essere provata con il deposito del certificato storico di famiglia, non è stato mai contestato, nè nella fase amministrativa, tanto meno in quella giudiziaria;

Pertanto, l’applicazione della sentenza della Suprema Corte, ha determinato l’esclusione dal beneficio, nonostante la presenza dei requisiti previsti dalla normativa; determinando una evidente situazione d’iniquità e/o diseguaglianza, rispetto ai familiari delle altre vittime della Meloria, i quali beneficiano della legge de quo, possedendo gli stessi requisiti delle sorelle Iannì;

A conferma che si sia trattato di un eclatante, quanto assurdo, errore giudiziario, è sufficiente esaminare le pronunce dei vari Tribunali Italiani; le quali nella loro diversità motivazionale hanno accolto le domande provenienti dai familiari delle vittime della tragedia Meloria;

Dunque, si comprende, pertanto, come si è creato un’inaccettabile ed ingiusta diseguaglianza fra le sorelle Iannì e gli altri familiari dei servitori dello Stato, morti nella strage della Meloria;

Infatti, a parità di condizioni giuridiche, con i familiari delle altre vittime, alle sorelle IANNI’ viene negato un legittimo beneficio; inaccettabile situazione di diseguaglianza che si crea anche con riferimento alla posizione del paracadutista IANNI’ Giuseppe, il quale, è stato escluso anche dalla lista delle vittime del dovere;

Ma v’è di più, questa inaccettabile disuguaglianza è stata vergata in oltre 50 sentenze, tutte dello stesso tenore, con il riconoscimento di oltre cento beneficiari;

Come è possibile emendare questo errore?

Da un punto di vista giuridico si sono esauriti tutti gli iter giudiziari, pertanto si è cercato di far fronte a questa iniqua situazione, interessando, anche, altri Organi dello Stato, quegli Organi che in qualche misura avrebbero potuto ristabilire una certa uguaglianza, anche e soprattutto sulla scorta che:

se un ragazzo di leva viene consegnato nelle mani dello Stato, ed indossando una divisa anch’egli era un pezzo dello Stato, è giusto che lo stesso ragazzo deve essere assolutamente riportato a casa nelle medesime condizioni in cui è stato consegnato; Certo, si è consapevoli che si sia pur trattato di un incidente aereo, assolutamente non voluto, ma l’iniquità permane:

In tutto quanto ciò, in che modo lo Stato ha espresso vicinanza?

All’epoca con un telegramma e un Tricolore, oggi chiedendo la restituzione di tutto “quanto indebitamente percepito”;

Di due missive scritte al Sig. Presidente della Repubblica, ad una non è mai giunta risposta, mentre nell’altra, per tramite del Consigliere del Presidente della Repubblica per gli Affari Militari, ci è stato detto: “Al riguardo, devo necessariamente informarla che questo Segretariato Generale non ha titolo a effettuare un intervento d’autorità su una materia, quale quella in argomento, nel rispetto dell’autonomia degli organi di garanzia costituzionale e di giurisdizione ordinaria sanciti dalla Costituzione”;

Forse il Consigliere dimentica che è il Presidente della Repubblica il Capo delle Forze Armate o il Capo del CSM?

Ma v’è di più, in occasione del 50° anniversario, vista l’iniquità di trattamento, le Sig.re Iannì si sono rivolte al Presidente della Repubblica Italiana, a Sua Santità, al Presidente del Senato, al Presidente della Camera dei Deputati, al Presidente del Consiglio, Ministero della difesa, Ministero della Giustizia

Ministero degli Esteri, Ministero degli Interni, Prefetto di Livorno, persino al Comandante della Casema Vannucci al 187° Reggimento paracadutisti “Folgore”, orbene, benchè la notizia è stata ripresa e diffuse dalle maggiori testate giornalistiche nazionali, sia televisive che su carta stampata, ed in seguito al mancato riscontro da parte di tutte le Istituzioni, la mia Assistita, Sig.ra Iannì Carmela di anni 70, ha iniziato lo sciopero della fame, che manterrà sino alle estreme conseguenze ovvero sin quando non vi sarà riscontro di almeno una delle sopranominate Istituzioni.

Valerio Scambelluri

MAmanero

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