MAmanero
Bar Lazio
onlusAssociazione la compagnia di gesù
True Beauty lab

Della guerra in Siria, dalle motivazioni alle origini, fino al 2017, ne abbiamo parlato nel  precedente articolo. Vediamo ora come evolve la situazione dal 2018 ad oggi.

Febbraio 2018

I miliziani dell’Isis dopo i raid aerei della coalizione Franco-Americana cominciano a ritirarsi, ma la guerra non si ferma. Il fronte più cruento è quello tra Esercito Regolare di Assad e ribelli.

Il bilancio dei morti tra i civili sale drasticamente, perchè sono letteralmente bloccati nel territorio di guerra. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sabato 24 febbraio 2018, ha approvato una tregua umanitaria in Siria della durata di almeno 30 giorni per permettere ai civili di scappare dalle zone colpite dai bombardamenti, soprattutto coloro che sono rimasti intrappolati nel distretto del Ghouta orientale, in mano ai ribelli, dove si stanno concentrando i raid del regime siriano.

Nell’area, che si trova vicino a Damasco, l’offensiva ordinata da Assad ha portato, secondo i dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, a 500 morti tra donne, uomini e bambini nell’arco di una settimana.

La tregua di fatto non è mai stata rispettata. Innanzi tutto non riguardava il fronte estremista di Al-Nusra, Isis e Al Qaida e gli attacchi in quella direzione non sono mai cessati.

Ma anche Assad ed i ribelli non l’hanno mai rispettata.

La Russia, favorevole alla tregua, ha lanciato una nuova iniziativa, annunciando “una pausa umanitaria” dai combattimenti.

Per cinque ore al giorno, dalle 9 alle 14, consentire ai civili di abbandonare il Ghouta orientale.

Le pause umanitarie dovevano entrare in vigore il 27 febbraio, ma secondo quanto riporta l’Osservatorio siriano per i diritti umani, sarebbero stati lanciati razzi e non si sarebbero fermati i raid aerei da parte delle forze armate di Assad (si parla anche di attacchi chimici).

Mosca e l’agenzia di stampa Sana, invece, hanno parlato di attacchi da parte dei ribelli che utilizzerebbero i 40 mila civili che abitano nell’area come scudi umani. I tentativi di tregua, dunque, si stanno rivelando fallimentari.

L’attacco chimico a Douma e le minacce di Trump

Le notizie sul fronte della Guerra in Siria non sono per niente rassicuranti.

Dopo il presunto attacco chimico avvenuto a Douma, in Siria, principale città ribelle della Ghouta orientale, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che gli USA “stanno prendendo una decisione sul cosa fare dopo l’orribile attacco” che ha portato alla morte di tantissime persone.

Il Presidente Trump ha ribadito poi che affronterà la situazione, a questo punto, con forza.  Un possibile attacco americano, giorno dopo giorno, diventa più probabile sostenuto poi anche dal Presidente Francese Emmanuel Macron.

L’attacco delle forze Alleate – Aprile 2018

Come già annunciato dalla Casa Bianca il 14 aprile, le forze americane unite a quelle francesi e britanniche hanno portato a termine l’attacco.

Gli alleati hanno colpito alcuni punti strategici delle forze siriane per “punire” le azioni di Assad.

L’attacco è avvenuto nella notte, quando dei missili delle forze alleate hanno puntato degli obiettivi di luoghi in cui si produrrebbero le armi chimiche.

Le nazioni che hanno preso parte a questa mossa hanno detto che la loro intenzione era quella di fermare l’uso delle armi chimiche con qualsiasi mezzo possibile.

Dalla Russia, Putin denuncia il fatto come atto di aggressione, tale da richiedere all’ONU una riunione straordinaria al più presto per decidere la leicità di questo attacco.

L’Iran ha risposto a questo attacco, sostenendo che verranno prese delle misure a livello regionale.

Israele, Canada, Giappone, Turchia e l’organizzazione della Nato hanno definito “giustificata” la mossa di queste tre potenze.

L’Italia, attraverso la figura del Primo Ministro, Paolo Gentiloni, si dichiara contro l’uso delle armi chimiche ma preferisce la strada della diplomazia.  L’obiettivo è di dare stabilità al popolo siriano.

Maggio 2018

Il mese di aprile si conclude con un ulteriore tragico bilancio di attacchi e morti nelle principali città siriane.

Dopo l’attacco da parte delle forze alleate occidentali, si pensava che si potesse arrivare ad una tregua o perlomeno ad un periodo di tranquillità.

Invece lo scenario rimane critico e si combatte letteralmente in tutti gli angoli del paese. Le ultime notizie che ci arrivano riguardano un attacco missilistico verso alcune basi militari ad Aleppo e Hama, causando la morte di alcuni militari pro-regime. La situazione si critica  ancora di più perché nessuno ha rivendicato l’attacco, ma Assad ha puntato il dito contro Israele.

Sul fronte terrestre invece le truppe siriane, aiutate da Russia e Iran, stanno tentando un’avanzata per recuperare terreno. La pace quindi sembra ancora un’oasi lontana, nonostante il continuo impegno internazionale per trovare una soluzione diplomatica e giusta per il futuro di questo paese

Settembre 2018

Nel 2018 la Guerra in Siria non si è mai fermata anche se si è pensato che la fine poteva essere vicina.

A inizio settembre 2018 erano ripresi gli attacchi russi contro Idlib, l’ultima roccaforte dei ribelli che si opponevano al governo di Bashar al-Assad.

La conquista di questa provincia è fondamentale per i Cremlino, poiché gli avrebbe consentito di negoziare con gli altri attori della guerra in Siria da una posizione di forza.

Per attuare questo piano il leader russo Putin e quello Turco Erdogan si sono incontrati e avrebbero trovato un accordo per creare una zona cuscinetto demilitarizzata attorno a Idlib entro il 15 ottobre 2018.

2019

Dopo estenuanti Trattative tra le parti in causa, il risultato della crisi è stato un accordo firmato a fine agosto tra Turchia, Stati Uniti e curdi. L’accordo prevede la creazione di una «zona cuscinetto» al confine meridionale della Turchia, per dividere le forze turche da quelle curde.

L’accordo era semplice: i curdi si sarebbero ritirati dagli avamposti di confine. In cambio, gli Stati Uniti avrebbero garantito la loro protezione con la diplomazia e con qualche centinaio di propri soldati al loro fianco.

Perché molti dicono che Trump ha «tradito» i curdi?

Perché dopo nemmeno un mese da quell’accordo, e dopo che i curdi si erano ritirati come promesso, il Presidente Usa ha annunciato a sorpresa di voler ritirare i soldati che aveva schierato a difesa del popolo curdo, disonorando la propria parola.

Contrariamente a quanto aveva promesso, Trump ha ritirato l’ultimo avamposto (i soldati americani) che proteggeva i curdi da un’invasione turca, percepita da tutti gli osservatori come imminente.

I motivi della retromarcia, criticata persino dai Repubblicani Usa, sono ancora poco chiari. Trump ha spiegato candidamente che preferisce disimpegnarsi dall’area e dedicarsi alla politica interna e al contrasto all’immigrazione dal Messico:

“Preferirei concentrarmi sul nostro confine meridionale, piuttosto che su un confine a 7 mila chilometri di distanza. A proposito, il muro è in costruzione!”

ha twittato

“I Curdi combattono per la loro terra, ma non ci hanno aiutato durante la Seconda Guerra Mondiale, non ci hanno aiutato in Normandia, per esempio”

ha detto in un’altra occasione, tra lo sconcerto degli osservatori. Probabile però che abbia ceduto alle pressioni di Erdogan per un suo disimpegno nell’area.

Lo scopo della Turchia

Come previsto, poche ore dopo il tradimento di Trump, il presidente di Ankara ha annunciato l’inizio dell’offensiva turca contro i curdi.

L’obiettivo di Erdogan è duplice. Primo, vuole indebolire il popolo e le milizie curde, da sempre viste come una minaccia alla sicurezza nazionale.

Secondo, vuole spostare in quella «zona cuscinetto» migliaia di profughi siriani che negli ultimi anni si sono rifugiati in Turchia.

Poi è accaduto tutto quello che era previsto: Le Forze Americane si ritirano, La Turchia invade il Nord della Siria. I curdi si difendono come possono. Tanti morti, anche qualche militare Turco.

Condanne da tutti i fronti ma senza successo finché Trump non forza la mano per un “cessate il fuoco”

Oggi

Erdogan ha accolto la richiesta di Trump per un cessate il fuoco di cinque giorni in modo da favorire il ritiro dei curdi. Gli accordi prevedono che, una volta avvenuto il ritiro dei curdi dal nord della Siria, eliminando ogni possibilità di costruire uno Stato al confine con la Turchia, il cessate il fuoco sarà permanente.

Molti si domandano se l’offensiva turca avrà realmente fine o se sia destinata a riprendere. Nessuno può fare previsioni certe in un’area instabile come la Siria, ma i motivi per essere ottimisti sono numerosi. Se infatti analizziamo l’accordo tra Trump e Erdogan senza coinvolgimento emotivo, esso appare come una delle operazioni di maggior successo nel dominio delle relazioni internazionali all’interno del blocco occidentale. Cerchiamo di comprendere perché.

In primo luogo, Erdogan sfiora l’ “ottimo” politico e può esultare perché non nascerà alcuno Stato curdo. Nel comprendere la determinazione con cui è intervenuto, occorre sempre ricordare che la quasi totalità dei turchi non vuole uno Stato curdo sul proprio confine. Erdogan non ha fatto altro che dare seguito a ciò che milioni di turchi esigono da lui. In secondo luogo, l’accordo con Trump legittima Erdogan e gli attribuisce un ruolo decisivo, per tutto l’Occidente, nella ricostruzione futura della Siria.

 

L’esercito turco è nel nord della Siria. Affinché la Turchia liberi le postazioni conquistate, Bassar al Assad dovrà trattare perché l’esercito turco è molto più forte di quello siriano. In terzo luogo, Erdogan ha accettato l’accordo perché gli consente, nello stesso tempo, di migliorare i rapporti con Trump e di confermare, ancora una volta, di essere uno dei capi di Stato più temuti e vittoriosi. L’elenco dei successi di Erdogan, in politica internazionale, è ormai talmente lungo da non poter essere elencato qui per motivi di spazio. In ultimo, la fine dei bombardamenti contro i curdi è destinata a sedare il furore anti-turco dell’Europa.

per queste informazioni devo ringraziare gli splendidi articoli sul Messaggero, di Alessandro Orsini, su scuolazoo.it, di Alice Giusti e in Rete di Francesco Oggiano.

 

MAmanero

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here