MAmanero
Bar Lazio
onlusAssociazione la compagnia di gesù
True Beauty lab

La casa di moda italiana Roberto Cavalli ha presentato al Tribunale di Milano la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo in continuità.

Tale richiesta sarebbe necessaria per gestire e superare la crisi finanziaria che ha già portato alla sospensione di alcune attività in paesi esteri.

Il primo atto, infatti, è stato la comunicazione del 22 marzo scorso della chiusura di tutti i punti vendita in America (almeno dieci negozi diretti e alcuni outlet). Il team locale, formato da circa 90 persone tra top management e impiegati, ha pertanto appreso della  cessazione di tutte le attività operative ad essi collegate.

Il CEO della divisione americana, Sal Tramuto, si è dimesso  e tutto il suo team ha perso il lavoro.

Seguirà l’annuncio di una prossima strategia per una profonda ristrutturazione dell’azienda; c’è grande preoccupazione sia in altre sedi estere, sia per il  marchio in Italia e soprattutto nella sede toscana dove lavorano circa 300 dipendenti.

A tale scopo i sindacati hanno chiesto chiarezza ai vertici aziendali sul futuro della società. Il presidente del CDA di Roberto Cavalli S.p.A, Emiliano Nitti, e l’amministratore delegato, Gian Giacomo Ferraris, hanno incontrato istituzioni e parti sociali.

La domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo è un’azione che l’azienda ha scelto per salvaguardare l’operatività e la continuità aziendale. A questa si aggiungono inevitabili azioni per tagliare i costi e recuperare risorse finanziarie.

Il marchio fu fondato da Roberto Cavalli negli anni ’70 quando brevettò un procedimento di stampa su pelle creando un patcwork di materiali, colori e fantasie che catturarono l’attenzione dei più importanti competitori dell’epoca.

Dalla metà degli anni ’90 in poi, le sue collezioni, uniche e caratterizzate dal denim stampato, intarsi di pelle, broccati e stampe animalier. Cavalli entro’ nel tempio dei brand italiani più conosciuti nel mondo, tanto da far raggiungere all’azienda una distribuzione in 36 nazioni.

Ma la notorietà non sempre è accompagnata dalla solidità dei conti.

Dopo il successo degli anni novanta, lo stilista toscano faceva trapelare l’idea di vendere una parte dell’azienda.

Fu cosi che nel 2015 il fondo Clessidra acquisto’ il 90% della società con un investimento che sarebbe ammontato a 450 milioni di euro.

Negli ultimi 4 anni tuttavia, vari cambi manageriali non hanno contribuito a dare stabilità al marchio che ha viso perdite in forte calo e che hanno portato alla ricerca di un nuovo investitore.

MAmanero

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here