Maurizio Sarri che abbandona il campo dello stadio di Baku, gettando per terra il cappello del Chelsea, prendendolo a calci mentre salmodiava in toscano è l’immagine della vigilia della finale d’Europa League tra i blues e l’Arsenal (qui trovate il video integrale). Durante l’allenamento di rifinitura, dove la concentrazione è l’elemento principale richiesto, una brutta entrata di Higuain aveva acceso una litigata con David Luiz. Una mancanza di rispetto e – appunto – di concentrazione che ha fatto perdere il controllo all’allenatore ex Napoli, che con fatica sovrumana ha rimesso insieme i pezzi della sua squadra almeno in un paio di momenti topici della stagione.

Il nervosismo di Sarri, che introduce la prima delle due finali inglesi del nostro calcio europeo, ha immediatamente riacceso le sirene dei mercatari: “Dovrò parlare con il Chelsea – ha confessato a chi gli chiedeva della possibile sostituzione di Allegri sulla panchina dello Stadium – non è questa la sede né il momento per parlare di certi argomenti”.
La sensazione è che ad appassionarsi al suo futuro prossimo siano soprattutto gli osservatori esterni. Lui, questa finale di Europa League vuole vincerla e non vuole pensare ad altro.

Ed è complicato non dargli ragione, scorrendo molto rapidamente il suo curriculum: prima dello scudetto sfiorato a Napoli, Maurizio Sarri sedeva sulla panchina del Castellani di Empoli. Quattro anni prima, per esempio, su quella dello Stadio Italia di Sorrento.
Un salto triplo lunghissimo e costante, che in troppi continuano a dare per scontato.
La stagione con il Chelsea, partita bene, proseguita con un quasi divorzio e conclusa in gloria – aspettando l’esito del derby con l’Arsenal – ha sottolineato i suoi difetti, più che i pregi.

Su tutti quello della gestione di un gruppo largo e variegato. La possibilità di portare a casa un trofeo europeo, dopo questo tipo di stagione altalenante, sarebbe il primo vero riconoscimento al suo tardivo processo di maturazione. Tardivo leggendo la sua carta d’identità – che segna quota 60 – ma che dal punto di vista del gioco espresso, viene da una lunga serie di campionati e di anni di perfezionamento.
Solo dopo la notte di Baku, potrà pensare eventualmente alla Juventus.
Pensiero che potrebbe rovinare l’umore ai tifosi napoletani, che di vederlo nella Torino bianconera proprio non riuscirebbero ad accettarlo.
Ma una notte del genere, Sarri se l’è meritata e si è meritato il silenzio del mercato.
Almeno per le prossime 12 ore.

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