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Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è la paura di tanti e la sicurezza per pochi? Ogni mese ed ogni giorno, questo indicatore viene rimbalzato nei media come simbolo di preoccupazione per la crescita nazionale, nel mondo dell’industria e in particolare del benessere di ogni cittadino. Ma è possibile identificare questo come simbolo universale per dividere i poveri dai ricchi, oppure quelli che stanno agendo “bene” da quelli che operano “male”? È possibile fare questa distinzione solamente con un’analisi sommando i consumi, gli investimenti fissi lordi e le esportazioni nette (ovvero le esportazioni meno le importazioni), senza tener conto di altri fattori rilevanti per il benessere di una nazione? È come calcolare il benessere di una famiglia prendendo di riferimento solamente cosa mangiano (cioè la loro spesa)? Eppure, il PIL è più alto in Germania che in Italia, essendo gli italiani più attenti a cosa si mangia, strano no?

Se dovessimo avere in testa sempre il concetto del PIL, ne avremo sempre timore, infatti esso è ormai rifugio per giustificare operati di Stato o segno di decadimento di Governi. Tutto stabilito da un numero!

È qui che vorrei introdurre l’Indice di Benessere Sostenibile (ISEW), che supera il concetto della legge stabilita da un numero. Anche quest’indice è un numero bene preciso ma prende in considerazione parametri diversi che sono più precisi per identificare un effettivo benessere. Infatti, l’ISEW tiene in considerazione: la distribuzione del reddito, il deperimento delle risorse naturali e le perdite economiche dovute al degradamento dell’ambiente; si valorizza il tempo libero inserendo un suo valore economico e un’approssimazione del valore del lavoro domestico non pagato. Le spese per la ricerca e lo sviluppo, per l’istruzione e per la sanità non contribuiscono alla formazione sono parte integrante del consumo. Inoltre, si tiene conto del GPI (Genuine Progress Indicator), cioè un indicatore che misura il progresso economico, tenendo conto di fattori ambientali.

Quindi questo indicatore (ISEW) non vede solamente cosa mangia una famiglia, ma anche come utilizza il suo tempo: se questa lo usa in modo costruttivo, se si rende conto che potrebbe inquinare di meno, se ha un’istruzione adeguata, ecc.

Insomma, da uomo non vorrei mai essere giudicato, ma dato che il giudizio esiste e spesso non ne facciamo a meno, vorrei essere giudicato non per quello che mangio, ma per quello che sono.

 

MAmanero

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