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Quella moderna è definita come la cultura dell’immagine: la centralità dell’apparenza e la filosofia dell’apparire obbligano ciascuno di noi ad aderire a un’idea di perfezione da cui non riusciamo a staccarci. Dobbiamo essere belli, ordinati, precisi, affabili, puntali, vestire bene e avere una casa sempre ordinata. Tutta questa perfezione apparente inficia l’esistenza e la felicità di ognuno costringendoci ad un ordine formale che difficilmente può corrispondere ad un ordine sostanziale.

Avere una casa sempre in ordine è un simulacro di perfezione forzato e irreale, gli adulti lo costruiscono per apparire esternamente e formalmente perfetti:

  • conta per fare selfie e videochiamate a prova di critica;
  • conta perché nello splendore della perfezione materiale si cerca la pace interiore (che però non ha corrispondenza nell’ordine formale esterno);
  • conta perché ci inganna facendoci sentire meno fragili e meno vulnerabili.

Cortella afferma che la vita reale è fatta di caos: avere una casa sempre in ordine è una menzogna pro forma, una bugia dentro la quelle nascondiamo le nostre emozioni.

Una casa vera è fatta di molti “fuori posto”, come la giacca sulla spalliera della sedia e questi nei non sono peccati, ma, piuttosto, fisiologici cedimenti all’imperfetto (perché il perfetto non esiste).

In questo senso il disordine è una dimostrazione di verità.

MAmanero

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