Intervista di Prometeo Libero al Prof. Gervasoni: “Mettere fuori legge un movimento politico di estrema destra può essere controproducente”

"Negli USA si possono mettere in piedi le più orrende organizzazioni politiche che hanno modo di muoversi fin quando non compiono atti violenti. Nel momento in cui c’è violenza, la reazione dei giudici è durissima. In Italia è il contrario"

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Mentre sulla stampa italiana impazza la polemica sul Salone del Libro di Torino, Prometeo Libero ha intervistato nel merito il prof. Marco Gervasoni, firma del Messaggero, storico e professore alla LUISS di Roma.

Professore, mettere fuorilegge Casapound sarebbe giusto o sbagliato?

Uno Stato liberale ha il diritto di mettere fuori legge forze politiche che lo minacciano. Una minaccia che però deve basarsi sull’eversione, sulla violenza e sull’uso delle armi. Lo scioglimento può avvenire attraverso strumenti legislativi o tramite l’istituzione di uno stato d’emergenza nel caso di guerra civile o di pericoli particolari. Oggi non viviamo in questa situazione e in molti, anche giuristi e magistrati, sostengono che su Casapound non ricorrano i presupposti di applicazione delle leggi Scelba e Mancino, che nella storia sono state saggiamente usate in pochi casi.

Perché dice saggiamente?

Mettere fuori legge un movimento può essere controproducente sul fronte politico. Alcune formazioni di estrema destra e di estrema sinistra riescono a gestire al proprio interno alcuni istinti violenti grazie alla propria organizzazione. Se queste formazioni cessano di esistere, la violenza può sfogarsi in forme dirette attraverso l’uso delle armi. Nella storia europea, tutte le volte che sono state messe fuori legge formazioni estremiste, gli effetti sono stati nulli o controproducenti. Da un lato perché si sono ricostituite qualche tempo dopo sotto altre spoglie, dall’altro perché esponenti di formazioni sciolte si sono date alla lotta armata.

Lei in diverse occasioni ha fatto l’esempio di Ordine Nuovo, il cui scioglimento nel 1973 ha poi creato la dirigenza e la manovalanza del terrorismo nero degli anni successivi. Fu giusto metterlo fuori legge secondo lei?

In quel caso la decisione non fu giudiziaria ma per decreto, quindi esclusivamente politica. L’organizzazione era infiltrata dai servizi deviati e la scelta della Democrazia Cristiana di mettere fuori legge Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale non fu ideologica ma probabilmente finalizzata a preservare il controllo sui propri servizi ed evitare l’ampliamento di pericolose zone d’ombra. A mio avviso si è trattato di una decisione corretta. Da queste premessa appare evidente come oggi la situazione di Casapound sia molto diversa da quella di allora.

Qual era il livello di compromissione dell’estrema destra italiana degli anni ’70 con i servizi segreti?

 La particolarità della Guerra Fredda in Italia è che a un certo punto i servizi sono sfuggiti al controllo di chi ne era responsabile, ovvero Ministero degli Interni e Ministero della Difesa. Servizi definiti ‘deviati’ – che a loro volta sicuramente rispondevano a servizi di altri Paesi – utilizzavano formazioni politiche in qualche caso suggestionate dalla possibilità di una svolta autoritaria. E il fatto che alcuni servizi consentissero situazioni di disordine in modo da creare i presupposti per un regime autoritario era benvoluto. Stesso discorso vale per l’estrema sinistra con i Paesi dell’Est.

Nella storia europea quali sono i casi più interessanti di partiti e movimenti messi fuori legge?

Un caso interessante è lo scioglimento del Partito Comunista di Germania (KPD) da parte della Repubblica Federale Tedesca negli anni ’50. Decisione motivata dal fatto che il KDP era infestato da spie della DDR. Ma questa messa al bando, insieme a quella di altre sigle di estrema sinistra, in Germania portò alla nascita del terrorismo rosso e della RAF.

Il piglio giustizialista di una parte della sinistra italiana nasce dal post Tangentopoli e dall’antiberlusconismo o ha origini più antiche?

Palmiro Togliatti era consapevole di dover battere la DC sul terreno politico, non su quello giudiziario. Con Berlinguer le cose cambiano, in parte perché un pezzo della magistratura si era già avvicinata al PCI e in parte perché negli anni ’80 l’ultimo Berlinguer capisce che vincere per via politica è molto difficile. Sul fronte politico si fa strada l’idea che siano in magistrati a dover spazzare via l’avversario politico corrotto. Su quello giudiziario si iniziano a vedere dinamiche che saranno molto frequenti nei decenni successivi, ovvero esponenti politici arrestati a ridosso delle elezioni. Un rapporto tra politica e giustizia italiana che difficilmente cambierà in tempi rapidi”.

intervista completa qui:  https://prometeolibero.com/2019/05/07/mettere-fuori-legge-i-fascisti-e-un-errore-intervista-a-marco-gervasoni/

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