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Per l’emergenza Covid il Prof. Ettore Piero Valente, Primario Ortopedico di Riabilitazione presso la Città Bianca, Casa di Cura che sorge su una collina affacciata sul comune di Veroli, ha affiancato gli altri professionisti del settore di questa Struttura Privata (Accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale), per affrontare la dilagante pandemia.

Il Prof. Ettore Piero Valente, per 17 anni ha lavorato presso gli Ospedali della ASL RM5 dove ha acquisito una vasta esperienza nei traumatismi e nel Damage e Bio-Control delle catastrofi.
Dal 01/03/2020 è diventato Responsabile del Reparto di Riabilitazione della Clinica Città Bianca-Gruppo INI a Veroli (FR) e a 20 giorni dall’inizio del suo incarico, si è trovato catapultato a co-gestire una situazione di emergenza sanitaria inaspettata.
Professor Valente, Lei a 20 giorni dall’inizio del suo incarico, si è trovato catapultato a co-gestire una situazione di emergenza sanitaria inaspettata.
Un saluto ai vostri ascoltatori e grazie per l’invito. Devo fare una premessa importante: in questa situazione di emergenza, da noi ha funzionato la collaborazione tra la Sanità Pubblica rappresentata dalle varie figure delle ASL di Frosinone che ha fatto da regia, dettando le regole e quella Privata Convenzionata del Gruppo INI della Famiglia Faroni che ha messo a disposizione tutte le sue professionalità sanitarie e non,  per arginare i contagi creando una Task Force capitanata dal nostro Risk Manager Aziendale il Dr. Carmine Romaniello. Questa è stata una  prova positiva e ci ha dimostrato laddove esiste un intendo condiviso per il bene della salute di tutti che la sinergia funziona.
Professor Valente quali sono le procedure che sono state messe in atto nella vostra clinica quando sono stati riscontrati i primi casi Covid?
Non appena riscontrato i primi casi Covid in RSA, abbiamo fatto tamponi a tutti, pazienti e dipendenti. Secondo i decreti nazionali, regionali e della ASL di Frosinone abbiamo chiuso e messo in atto la strategia del Damage controll.

1) Attivati  dei protocolli e percorsi sia strutturali sia clinici e terapeutici
2) Quarantena per  gli operatori positivi
3) Suddivisone in 2 strutture separate i pazienti COVID e quelli non covid
4) Operatori sanitari dedicati ad ogni reparto per evitare promiscuità
5) Divieto d’ingresso ai parenti.
6) Distribuzione dei DPI a secondo del reparto di assegnazione
7) Attivazione di un sistema di telecomunicazione con telefonate pomeridiane ai parenti e Ipad dedicati per videoconferenze.
8) Sorveglianza attiva sia per gli operatori (anche a casa con percorsi individuali ) che per i pazienti : Temperatura corporea etc.

Bisogna dire che la maggior parte dei pazienti e operatori erano asintomatici o paucisintomatici, molti erano del reparto di riabilitazione e purtroppo anche se negativi ai tamponi li abbiamo dovuti mettere in quarantena e sorveglianza attiva per 15 gg. Alcuni sono risultati negativi ai tamponi successivi e sono stati dimessi sempre in sorveglianza attiva per altri 15 gg dal medico curante. Altri si sono positivizzati e sono stati trasferiti presso il reparto COVID fino alla negativizzazione del tampone e con tests sierologici effettuati dove dimostravano una positivizzazione delle IGG indice di aver sviluppato anticorpi verso il COVID.
Nel frattempo alcuni pazienti del reparto Covid si sono negativizzati e sono stati trasferiti ai piani inferiori realizzando un ulteriore settore: il settore post-Covid e anche questi ai tests sierologici hanno sviluppato gli IGG. Tutti i pazienti oltre ai tamponi ed ai tets sierologici, sono stati sottoposti agli esami ematici e diagnostici cardiologici, pneumologici e per immagini del caso specifico, con grande merito del personale del laboratorio analisi e della radiologia.
 La realizzazione di questi tre reparti ha comportato un grande dispendio di energia umana: medici, coordinatrici infermieristiche e della riabilitazione, terapisti della riabilitazione e occupazionali, lo psicologo e gli OS dedicati per ogni reparto, senza commistioni tra gli operatori stessi per evitare il contagio.
Quali sono state le terapie seguite per curare i pazienti di Città Bianca?
Non abbiamo avuto molti pazienti gravissimi. La clinica è stata di fondamentale importanza, abbiamo avuto soprattutto pazienti  in Fase 1 e Fase 2.
E’ stato un trattamento olistico di tutti i pazienti con igenizzazione della struttura e dei pazienti, distanziamento sociale come da norma, la terapia medica, fisica occupazionale, ambientale, nutritiva e psicologica.
Per quanto riguarda la terapia medica, anche se a livello internazionale non esistevano protocolli ben definiti,  dietro il consiglio di un infettivologo, il mio collega Dr. Piccinni dell’Istituto IDI di Roma (Presidente della WAMS-Italy) e il costante aggiornamento attraverso Skype e webinar con i colleghi e membri della WAMS – World Academy of Medical Sciences – di cui sono il Presidente del CEO Europeo e confronti giornalieri con i colleghi della clinica, noi avevamo iniziato a discutere e  predisporre dei protocolli simili a quelli che successivamente sono stati protocollati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Istituto Superiore di Sanità.
Abbiamo cucito ad personam i trattamenti farmacologici e fisioterapici. La nostra fortuna e la loro è stata che una parte di questi pazienti erano sotto il trattamento di eparina che poi si è dimostrata, a livello internazionale, il farmaco più adatto a combattere questa trombofilia.
E, in effetti, abbiamo riscontrato che si trattava di un problema tromboembolico, come poi a livello internazionale è venuto fuori con le autopsie effettuate, golden standard per individuare un nuovo problema sanitario, ma non si è capito perché non è stato fatto.
Fattore importante è stato quello di considerare l’immunodepressione dei nostri pazienti per lo più anziani  abbiamo iniziato a somministrare la vitamina D, la vitamina C, e i diversi farmaci dei protocolli, Il distanziamento sociale e  l’uso costante di dispositivi personale anche per i pazienti.

Quella fisica grazie all’attività costante dei nostri TDR ha permesso il movimento attraverso la mobilizzazione e la deambulazione, nonché la riabilitazione respiratoria, e l’esposizione all’ elioterapia attraverso il sole (che con  i suoi raggi ultra violetti) e l’ossigeno puro dell’aria collinare hanno fatto il resto. Anche le terapiste occupazionali hanno contribuito a realizzare con un tablet video-conferenze per rassicurare i parenti
Molto importante anche l’igienizzazione della struttura, grazie agli OSS che si sono adoperati in modo notevole.

Non abbiamo potuto accontentare tutti, considerando la situazione e l’urgenza. Ci è scoppiata una bomba che ha creato un cratere.

Noi abbiamo circondato questo cratere e cominciato ad agire di conseguenza come una vera e propria squadra di damage control, grazie all’aiuto preponderante del Dr. Romaniello, della Direttrice Sanitaria della Struttura, del Direttore Amministrativo, nonché il costante contatto e sostegno da parte dei Dirigenti della ASL di Frosinone e del Dipartimento di Igiene e Territorio della stessa ASL, alla Dirigenza Strategica del Gruppo INI nonché dei proprietari, la Dr.ssa Jessica Faroni e il Dr. Christopher Faroni, che hanno messo a disposizione oltre la loro professionalità anche un grande impegno economico.

Quali sintomi presentavano i pazienti?

Bisogna dire che la maggior parte dei pazienti e operatori erano asintomatici o paucisintomatici, molti erano del reparto di riabilitazione e purtroppo anche se negativi ai tamponi li abbiamo dovuti mettere in quarantena e sorveglianza attiva per 15 gg. Alcuni sono risultati negativi ai tamponi successivi e sono stati dimessi sempre in sorveglianza attiva per altri 15 gg dal medico curante. Altri si sono positivizzati e sono stati trasferiti presso il reparto COVID fino alla negativizzazione del tampone e con tests sierologici effettuati dove dimostravano una positivizzazione delle IGG indice di aver sviluppato anticorpi verso il COVID.
Nel frattempo alcuni pazienti del reparto Covid si sono negativizzati e sono stati trasferiti ai piani inferiori realizzando un ulteriore settore: il settore post-Covid e anche questi ai tests sierologici hanno sviluppato gli IGG. Tutti i pazienti oltre ai tamponi ed ai tets sierologici, sono stati sottoposti agli esami ematici e diagnostici cardiologici, pneumologici e per immagini del caso specifico, con grande merito del personale del laboratorio analisi e della radiologia.

Un lavoro che ha comportato un grande sacrificio da parte del personale sanitario, con un grande senso del dovere e spirito di corpo…

Come accennato prima, abbiamo realizzato un vero e proprio gioco di squadra. Ma il mio ringraziamento personale va al Professor Delfo Faroni, il reumatologo che tanti anni ha fondato il gruppo INI, di cui la Casa di Cura Villa Bianca fa parte, che lungimirante e con Ars Medica ha scelto le sue strutture in base alla loro posizione geografica, in collina ben areate e circondate da molte e diverse specie di alberi che costituiscono un polmone naturale, l’ambiente ideale per curare questo tipo di patologie che risentono molto anche dell’inquinamento atmosferico. La calma ambientale rigenera lo spirito e quindi il sistema immunitario. Ribadisco che tutti hanno lavorato con grande sacrificio, alcuni di loro, quelli assegnati al reparto Covid, hanno anche rinunciato di tornare a casa propria. Noi non esposti al reparto Covid comunque abbiamo attuato la nostra sorveglianza attiva anche a casa con percorsi ben precisi per evitare qualsiasi tipo di contaminazione domiciliare. Ci siamo sottoposti ai controlli con i tamponi e con i test sierologici. Ci siamo limitati a casa-lavoro. Per me questo è stato il piccolo miracolo di una grande cittadina del Frosinate e ne sono orgoglioso.
Adesso inizia però la fase post-contagio, dove dobbiamo saper raccogliere le istanze di chi è stato contagiato non abbandonarlo e valutare nel tempo l’andamento clinico attraverso una serie di controlli ambulatoriali presso il nostro Poliambulatorio di Città Bianca.
E da ieri abbiamo iniziato a ricoverare presso il reparto di riabilitazione, in tutta sicurezza e con percorsi e protocolli ben precisi, una speranza per ritornare alla normalità.

Grazie Professor Valente per il Suo importante aiuto nella lotta contro questo flagello che purtroppo sta ancora mietendo vittime in tutto il mondo.

Di nuovo Grazie a voi e agli ascoltatori per l’intervista, vorrei inoltre ringraziare tutti gli operatori sanitari e non di INI Città Bianca e naturalmente il Prof. Delfo Faroni, Dr.ssa Jessica e Dr. Cristopher Faroni della loro fiducia posta in me. E il mio pensiero va a quei pazienti che non ce l’hanno fatta e ai loro familiari estendo il mio Cordoglio.

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