Intervista a Claudia Comandini, al “Global Strike for Future” di Roma

Studentessa di Roma Tre e membro degli "Studenti della Terra"

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Buongiorno Claudia, come si è svolta questa manifestazione? Un successo? Un flop?

Devo dire non ci aspettavamo tutta questa partecipazione! Dalle 2000 stimate dalla questura, in piazza son scese 10 mila persone! Quindi l’appello di Greta lanciato qualche mese fa ha raggiunto veramente gli ambienti scolastici e i luoghi accademici, raccogliendo moltissimi partecipanti e gente che si è impegnata e sente la causa profondamente.

Cosa chiedete a questo governo ed ai governi in generale?

Sicuramente una presa di coscienza, la stessa presa di coscienza che già noi abbiamo messo in moto con i movimenti giovanili ambientalisti, che si sono formati già decine di anni fa, ma propriamente adesso, con il riscontro mediatico che si riesce ad avere, hanno raggiunto veramente degli altissimi livelli di partecipazione. Sicuramente chiediamo un principio di giudizio intergenerazionale che ritengo molto importante. Ovvero chiediamo ai centri del potere che hanno la possibilità di cambiare le cose di mettere in atto un processo che riduca le emissioni e che porti ad una transizione verso un’economia verde ed un’economia circolare: chiediamo che questi governi ci ascoltino. La cosa che ci sta a cuore è che in mano ai pochi, che hanno davvero il potere, si possa riaprire dal basso una possibilità di ascolto e quindi poter partecipare attivamente tramite “tavole rotonde” e tramite gli ambienti accademici, che sono quelli che proprio per la logica del profitto sono stati svuotati della possibilità di esporsi al cambiamento climatico: vorremo pater partecipare!

Pensate che il messaggio sia arrivato?

Sicuramente il messaggio è arrivato, ma la cosa più importante è che questa battaglia non ha colore politico, quindi la possibilità degli studenti di manifestare al di là del processo politico, che purtroppo è stato un po’ svuotato dell’interesse collettivo, è quello proprio di riunire tutti quanti i giovani, scuole ed ambienti accademici, ragazzi anche più piccoli, oggi ci sono stati bambini anche delle elementari che hanno parlato, possano finalmente poter avere la parola e poter dire quello che non va e quello che rimarrà a noi tra trent’anni, vent’anni… forse anche di meno, si stima che nel 2050 si possano avere tre gradi in più della temperatura media ambientale, quindi dobbiamo veramente cominciare a reagire adesso.

Non credi che ci siamo svegliati un po’ tardi?

Sicuramente sì, però sono anni che i climatologi, geologi e studiosi scienziati ci avvertono delle conseguenze, e non è adesso il report dell’Ipcc che ci conferma che nel 2030 la temperatura si alzerà di un grado e mezzo a preoccuparci, queste preoccupazioni sono cominciate già prima, ma forse non c’era la possibilità per un movimento giovanile ambientalista di avere una cassa di risonanza come quella appunto dei media, e di far sapere a tutti quanti quanto le battaglie siano condivise a livello mondiale.

Noi giovani abbiamo ottimi strumenti per comunicare, questa manifestazione si è divulgata tramite internet?

Esattamente, l’appello è stato lanciato da Greta, ma ha raggiunto adesioni per 190 paesi. Quindi evidentemente, al di là degli aspetti interni nazionali del potere, la protesta è condivisa da tutti e si riconosce che l’unico modo non è l’azione individuale, ma è poter fare pressione sui vertici del potere e poter fare delle richieste, per questo serve appunto un gruppo mondiale e (soprattutto) giovanile di persone.

Ci saranno secondo te altri eventi del genere di risonanza mondiale?

Sicuramente altre associazioni, come Legambiente, hanno lanciato altri scioperi, la battaglia di Greta non si fermerà e quindi si continuerà a presidiare durante tutti i venerdì davanti i parlamenti nazionali. Noi continueremo e scenderemo in piazza anche come “Studenti della terra”, un’associazione fatta da ragazzi dell’università che unisce diversi ambienti accademici da Roma Tre a La Sapienza, e che scenderà anche il 23 marzo per poter manifestare contro le grandi opere inutili, che è un altro problema grandissimo che abbiamo a livello nazionale. Quindi non solo cambiamento climatico a livello globale, ma anche le piccole rivincite che possiamo raggiungere a livello nazionale, ovvero riprenderci i territori contro la cementificazione, questo davvero ci interessa. Ci interessa essere attivi e continuare anche noi come “Studenti della terra” a farci conoscere per poter protestare per tutti quanti.

Greta la consideri un po’ la “paladina del clima”?

Sicuramente è un simbolo, come in tutte le battaglie è facile associarsi ad una personalità che ha avuto tantissimo risalto a livello internazionale, adesso è stata candidata appunto per il Nobel per la pace, ma la cosa più interessante è un Nobel per la pace che sia dedito appunto per le battaglie contro il cambiamento climatico, quindi la giustizia climatica è anche la giustizia dei popoli. Ma la cosa più importante è la partecipazione di tutti, infatti oltre a Greta 30 mila studenti in Belgio sono scesi in piazza qualche mese fa, questo vuol dire che anche noi come singoli non cambieremo il mondo con il solo piccolo cambiamento (fare una doccia più corta, prendere meno l’aereo, utilizzare di più la bicicletta), ma il vero nostro esser eroi sta nel fatto di partecipare tutti insieme per una battaglia che è della nostra generazione.

Ma a tal proposito però cosa ci consigli di fare nel nostro piccolo?

Molto difficile da dire, sicuramente ci sono tante piccole cose, come per esempio utilizzare abiti senza fibre sintetiche, come cotone, seta, lino e tanti altri materiali… perciò fare scelte per un processo più eco sostenibile. Poi ovviamente le azioni di ogni giorno aiutano, come utilizzare i mezzi di trasporto per esempio, anche se purtroppo sono un grande problema a Roma!

Che cos’è l’economia verde?

Noi critichiamo un sistema che estrae risorse (come quelle fossili) che il più delle volte non potranno essere rinvestite, critichiamo una produzione indiscriminata, infatti anche la sovrapproduzione causa cambiamento climatico… Sicuramente chiediamo un’economia circolare e di sfruttare dall’inizio il rifiuto come una fonte di ricchezza, che sarebbe un passo in avanti verso un cambiamento ed una sensibilizzazione per chi ha davvero il potere in mano, e quindi parlo delle multinazionali e di chi anche guadagna sui rifiuti come la mafia, la quale guadagna forse di più con essi che con la droga stessa!

Il 23 marzo abbiamo detto che ci sarà una manifestazione contro le grandi opere, sai dirci di più su questo?

È una manifestazione indetta dai comitati cittadini e dai collettivi de La Sapienza e di Roma Tre per citarne due, parteciperemo noi “Studenti della terra” contro i grandi sprechi che sono uno dei disagi della nostra società, e speriamo che la partecipazione sia altissima, soprattutto da parte degli studenti del liceo e delle università… speriamo partecipino anche di professori!

Grazie mille Claudia! Il tema è a noi molto caro e speriamo ci sarà modo di riparlarne presto!

Grazie mille a voi, a risentirci!

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