Se pur in via sperimentale, Instagram rinuncia ai like. Spiega Tara Hopkins, Head of Public Policy Emea del social network di proprietà di Facebook:

“Vogliamo che Instagram sia un luogo dove tutti possano sentirsi liberi di esprimere se stessi. Ciò significa aiutare le persone a porre l’attenzione su foto e video condivisi e non su quanti Like ricevono. Stiamo avviando diversi test in più paesi per apprendere dalla nostra comunità globale come questa iniziativa possa migliorare l’esperienza su Instagram”.

Si ricalca l’esperimento svolto qualche mese fa in Canada, Paese con 11 milioni di utenti, e scelto perché ritenuto sufficientemente evoluto per testare le interazioni. Se fino ad ora, sotto ogni singolo post, appare la scritta “piace a 100 persone”, con il test, sparirà il numero che indica la quantità, e resterà solo la scritta “piace a Mario Rossi e altre persone”. Quindi, l’utente vedrà solamente il nome degli amici che hanno gradito e l’indicazione generica di gradimento da parte di altre persone, ma senza sapere quante. Questa possibilità sarà riservata solo al titolare dell’account che ha postato l’immagine.

Lo scopo è quello di disinnescare la dipendenza da ‘like’ di molti utenti, un fenomeno messo in luce da Kaspersky in una ricerca fatta due anni fa. Secondo la ricerca, il 61% degli utenti intervistati affermava di stare sui social per sentirsi meglio ma il 57% confessava di non trovare quello che desiderava vedere; solo il 31%, cioè un utente su tre, non si preoccupava del numero di “mi piace” ricevuto quando pubblicava un post; il 24% degli uomini e il 17% delle donne addirittura si arrabbiava se non avesse ricevuto l’attenzione, espressa sempre in like, adeguata alle sue aspettative iniziali.

Poi ci sono altri due dati più preoccupanti. Pur di avere più like le persone mettono in discussione e in pericolo la propria privacy: la propria abitazione (37%), la propria mail personale (31%), lo stato della propria relazione (30%), il posto di lavoro (18%) e così via. Gli intervistati, infine, affermavano che per colpa dei social avevano iniziato a comunicare sempre meno con i genitori (31%) i figli (33%) i partner (23%) gli amici (35%) e i colleghi (34%).”

La domanda che ci poniamo è: ma questi like ce servono o nun ce servono?

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