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Nel 2018, l’Eurostat, l’ufficio statistico dell’UE, ha condotto un indagine sui laureati. In europa si supera il target del 40% delle persone che hanno una laurea. Ma in Italia si è ancora molto lontani da questa percentuale. Infatti, arriviamo a solo il 27%, contando più abbandoni dall’università prima di Malta e Romania. La piattaforma Instagram può essere un fattore che rende tale questa situazione?

Instagram, come tutti sappiamo, è un social network nel quale è possibile scattare e pubblicare foto. Questa è stata sviluppata nel 2010 da Kevin Systrom e Mike Kriege, poi comprata nel 2012 da Facebook per un miliardo di dollari.

Ma cosa c’entra questa piattaforma web con i laureati?

Empiricamente possiamo notare come i giovani si siano spostati da Facebook a Instagram. La prima è una piattaforma nella quale è possibile non solo pubblicare foto, ma anche video di lunga durata e pensieri ed opinioni. Invece, nella seconda la moda ricorrente è il mettersi in mostra tra foto, video e stories.

Questo modo di apparire è stato apprezzato dai giovani, soprattutto dalle nuove generazioni. Infatti, sul social di Mark Zuckerberg c’è stata un’invasione da parte degli over 40. Invece, Instagram è ancora una piattaforma giovanile.

Il problema è semplice: Instagram si basa su una concezione audio-visiva che non comporta lo sviluppo della lettura e dell’apprendimento. Come sappiamo, la lettura insieme ad uno studio aumenta la capacità cerebrale nello sviluppo di nozioni e pensieri complessi. Questo grazie ai social network è venuto meno.

Come dimostrare tutto ciò?

Instagram ci può dare una mano. Prendete il vostro telefono. Andate sul vostro profilo e aprite il menù a tendina che si trova in alto a destra. Troverete “Le tue attività”, cliccando qui troverete il minutaggio medio della vostra permanenza su questo social.

Ora ponetevi una domanda semplice: Quante pagine di un libro avrei potuto leggere con il dato che mi è comparso?
Mediamente in un’ora si possono leggere tra le 25 alle 30 pagine.

Quale è la differenza tra un libro ed un influencer?

Tutte e due sono nati per contribuire alla rivoluzione della coscienza generale. Come sappiamo libri scritti da Galileo Galilei e Newton hanno contribuito al metodo scientifico. Grazie a loro sappiamo, in fondo, come gira il mondo. Invece, gli influencer contribuiscono a conoscere nuove realtà, che spesso sono a sfondo commerciale. Il mercato, ormai, va avanti a “Like” e non a “mi piace questo libro, parliamone”.

Ma sentiamo le parole del primo influencer occidentale: J.J. Rousseau.
“Bisognò, per il proprio vantaggio, mostrarsi diversi da come effettivamente si era. Essere e parere divennero due cose completamente differenti; e da questa distinzione scaturirono il fasto imponente, l’astuzia ingannevole e tutti i vizi che ne sono il codazzo.
D’altra parte, l’uomo, da libero e indipendente quale prima era, eccolo, da una quantità di nuovi bisogni asservito per così dire a tutta la natura, e soprattutto ai suoi simili di cui in un certo senso diviene schiavo, anche quando ne diviene padrone: ricco, ha bisogno dei loro servigi; povero, ha bisogno del loro aiuto, e neppure la mediocrità lo mette in condizione di poter fare a meno di loro.”

Ma come si può affrontare questo problema?

La risposta è semplice, ma così complicata da attuare. Tutti i governi italiani hanno sempre sostenuto di voler aumentare le spese per l’istruzione. Sarebbe una delle più grandi svolte. Basti pensare che il programma sviluppato per i ragazzi alle scuole superiori è solo una ripetizione approfondita delle scuole scuole primarie.
Alcuni potrebbero sostenere “REPETITA IUVANT”, altri sostengono “REPETITA ANNOIA”.

Per concludere, se la scuola: annoia; è ripetitiva; si studiano sempre le stesse cose; è statica. I ragazzi dove possono trovare qualcosa di più dinamico? Risposta: Instagram.

 

 

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