Welfare state
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Cosa è il welfare state?

Il welfare state, in italiano chiamato “Stato Sociale”, è composto da tre elementi essenziali: famiglia, stato e mercato del lavoro. Quest’ultimo, sicuramente, è stato il primo input per creare un sistema affermato di istituzioni sociali. Infatti, dalla metà del XIX secolo fino ad ora, lo stato cambiò e con esso anche il sistema di ridistribuzione. Tutto è iniziato con la de-mercificazione (decommodification) dei primi lavoratori industriali. Questo termine significa: “la forza dei diritti sociale per svincolare il cittadino dalla dipendenza del lavoro”. Da qui, che dobbiamo le agevolazioni sociali e meccanismi di abbattimento della disuguaglianza che oggi abbiamo a disposizione. I servizi sociali comuni a tutti i welfare state sono: istruzione pubblica (specialmente la scuola primaria e secondaria); assistenza sanitaria (strutture sanitarie e non solo); indennità varie (disoccupazione, sussidi familiari, sussidi di povertà o bisogno); previdenza sociale (come assistenza d’invalidità).
Questi diritti sociali vengono ridistribuiti nella società in modo diverso in base al sistema di welfare in cui ci troviamo. Infatti esistono tre tipi di welfare state: Liberale, Conservativo, Social-Democratico.

Stato sociale: Liberale.

Questo tipo di Stato Sociale si può ritrovare nei sistemi Anglo-sassoni, per la precisione Stati Uniti d’America e Gran Bretagna. Nella storia di questa tipologia possiamo ritrovare l’unificazione dell’elemento statale con quello lavorativo. Infatti, dopo la Seconda guerra mondiale, la nuova classe-media è venuta completamente assorbita dal mondo del lavoro attraverso aiuti istituzionali. Questa unione ha incentivato le disuguaglianze, dato che incentivando la classe media non si sono aiutate le classi più basse. Gli strumenti del welfare hanno una struttura solida che colpisce chi è “povero di risorse”, ed il principio di base è di “cavarsela da soli” (o il sogno americano). Per questo i diritti sociali hanno bisogno di essere modificati e ampliati. I benefici tutto sommato sono modesti.

Stato sociale: Conservativo.

Spostandoci in Europa e in particolare nelle regioni centrali, come Germania ed Italia, troviamo questo Stato sociale più strutturato in senso istituzionale. Infatti, il processo storico di questi paesi è stato contraddistinto dalla fedeltà della classe media nei confronti del Re, il quale concedeva agevolazioni in base al grado di lealtà. Infatti, il livello di diritti sociali è basato sul lavoro occupato, per esempio l’assicurazione di un operaio diversifica da quella di un lavoratore d’ufficio. Lo strumento impiegato maggiormente è il trasferimento di un ammontare di soldi per le varie esigenze (vedi sussidi familiari e sussidi di povertà). I benefici sono correlati al contributo che si da alla società, quindi in base alla propria tassazione. Anche se alcune istituzioni rimangono gratuite per tutti, vedi ad esempio il sistema sanitario. La disuguaglianza più presente da abbattere è quella di genere.

Welfare state: Social-Democratico.

Questo sistema invece contraddistingue i paesi scandinavi. Essi hanno avuto una storia di élite illuminata dove anticipava le richieste delle classi medio e basse. Tutto ciò grazie a riforme sociali efficaci mirate a tutti i cittadini (universale). Questo ha reso la disuguaglianza molto bassa, dato l’intervento dello stato in molti momenti della vita: scuola, lavoro e pensione. I servizi pubblici e i benefici che questi producono sono molto redistribuivi. Questo sistema si può considerare il welfare state che combatte, e in alcuni casi ha sconfitto, l’inegualità. Infatti, esistono basse discriminazioni di classe e di genere, dove tutti sono universalmente riconosciuti, al contrario dei due tipi di welfare precedenti.

Conclusioni.

Il processo storico e culturale dei vari welfare è diverso uno dall’altro. Molti potrebbero pensare che “dovremmo avere il welfare come quello scandinavo”. Loro sono stati e sono l’avanguardia di sistemi di diritto redistribuivi. Negli altri welfare ci sono istituzioni e mentalità da abbattere prima di riuscire ad arrivare a un sistema universalmente stabile. La strada è lunga, soprattutto per le disuguaglianze, ma non impossibile.
Il segreto è cercare di guardare chi soffre di più in questa società e chiedergli: “come posso aiutarti?”. Poi la risposta si può elaborare insieme.

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