“Il ‘Vinci Salvini’? Forse è più adatto a Chiara Ferragni, non certo al Ministro degli Interni”. Romaniello, M5S, richiama il leader del Carroccio al suo ruolo istituzionale

Ministro dell'Interno o del selfie? Perfino gli alleati di governo ammoniscono Matteo Salvini sul suo modus operandi: più presenze sui social che al Viminale, fino a varare il concorso sulle piattaforme online come se fosse un influencer, con il rischio di dare un messaggio sbagliato rispetto al ruolo delle istituzioni. Intanto l'Italia si divide tra chi lo ama e chi non lo apprezza affatto, mentre la propaganda elettorale grida più forte dei problemi legati a disoccupazione e crisi finanziaria.

“Salvini non sei Chiara Ferragni”! Non l’ha detto in maniera così esplicita ma l’ha fatto capire. Cristian Romaniello, deputato alla Camera nel Movimento Cinquestelle, usa un tono rispettoso  ma allo stesso tempo severo con l’alleato di governo Matteo Salvini,

 

che ha recentemente varato la campagna “vinci Salvini” sui social network, dove ogni “mi piace” corrisponde a un passo in avanti in una corsa dalla discutibile utilità sociale: ottenere una foto con il leader del Carroccio da divulgare sulle piattaforme social dello stesso, e un caffè insieme al Ministro.

 

Le istituzioni vanno rispettate, e questo non è modo di fare politica a mio giudizio – dichiara l’onorevole pentastellato – Matteo Salvini ha delle grandi potenzialità, è giovane e può fare ancora tanto, ma questa sembra una perenne campagna elettorale. Ho letto su un quotidiano nazionale che le sue presenze al Viminale sono state in tutto 17, un numero insufficiente in un anno. Certamente il Ministro è stato anche in giro per svolgere la sua attività istituzionale, ma il suo ministero è molto delicato, non lo si può lasciare per troppo tempo soltanto perché funziona bene”.

 

Il Ministro dei ‘selfie’, come qualcuno l’ha definito, fa il bagno di folla ovunque vada, viene osannato dai suoi follower alla stessa stregua di un influencer, ed è stato anche aspramente criticato da chi non lo apprezza, per aver postato più immagini che lo ritraggono mentre si delizia con prelibatezze gastronomiche che foto istituzionali.

 

 

Un atteggiamento che può suscitare due sentimenti diametralmente opposti: irritazione da un lato, ammirazione cieca dall’altro, e in entrambi i casi si tratta di due stati d’animo lontani dall’equilibrio. Un ministro al passo con i tempi può risultare innovativo nel momento in cui avvicina la cittadinanza alle istituzioni, ma se il risultato è l’apertura di un gap ancora più arretrato, come quello tra un vip e i suoi ammiratori, che lo stesso mondo del cinema e dello spettacolo sta lentamente eliminando rispetto a tanti anni fa, forse è lecito porsi delle domande sulla validità del metodo.

 

Mi aspetto un contegno più adeguato rispetto al ruolo che il Ministro ricopre – conclude Romaniello – secondo me questo metodo può anche essere definito nuovo, ma non è assolutamente adatto al mondo della politica, ci auguriamo che dopo il voto alle Europee faccia più il ministro e meno propaganda”.

MAmanero

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