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La verità completa sul sequestro del perito elettronico ed ex militare Davide Cervia purtroppo non è mai emersa completamente. Esiste però un uomo che ci è arrivato vicino. Si tratta di Gianluca Cicinelli, giornalista che ha scritto due libri dedicati al caso: Il caso Cervia e Un giallo di Statoormai datati, non arrivano alle conclusioni a cui siamo giunti negli anni successivi», ci spiega). Noi di Fatece Caso lo abbiamo intervistato martedì 13 luglio 2020, nella stessa giornata in cui gli amici di Non è Fiorello hanno sentito a loro volta la figlia di Davide, Erika Cervia.

Quella a Erika è un’intervista che, come ci ha raccontato Gianluca, ha immediatamente prodotto effetti: «Dopo il collegamento di stamattina con Erika sono cominciate le telefonate mute al cellulare e a casa di Marisa Gentile [la vedova di Davide Cervia, ndr]. I servizi segreti e militari continuano a seguirci “affettuosamente” con queste tecniche apparentemente non violente ma in realtà esasperanti. In passato io e Marisa ricevevamo telefonate del genere anche nel corso della notte. Accadono ogni volta che i media riportano la questione alla ribalta».

ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA A GIANLUCA CICINELLI SUL CASO CERVIA:

Di seguito, un estratto dei momenti più importanti della nostra chiacchierata con Gianluca.

Perché, secondo te, Davide Cervia è stato sequestrato?
Il movente riguarda la sua esperienza in guerra elettronica, che all’epoca della Guerra del Golfo veniva usata per la prima volta. Cervia serviva a una potenza straniera perché era l’unico tra i suoi colleghi in grado di allineare gli strumenti allora più innovativi, anche se all’epoca del rapimento aveva lasciato la Marina. Gli inquirenti negheranno sempre questo movente e sosterranno la tesi dell’allontanamento volontario. Il processo per scoprire la verità è stato un corpo a corpo tra la famiglia Cervia e lo Stato, che alla fine si è concluso con l’affermazione di un minimo di giustizia: il risarcimento simbolico di 1 euro alla famiglia Cervia per aver violato il loro diritto alla verità.
Anche altri militari con le sue competenze sono spariti, ma le rispettive famiglie non lo hanno denunciato. Invece i Cervia lo hanno fatto, patendo così querele, minacce e oltraggi vari per vent’anni. Per un periodo non hanno nemmeno potuto mandare i figli a scuola per timore di ritorsioni.
Abbiamo anche fondato il “Comitato per la verità su Davide Cervia”. Più di tutti i risultati giornalistici, comunque, il successo più importante del Comitato è stato quello di creare una comunità che ha lottato per la verità in tutta Italia raccogliendo decine di migliaia di firme. E questo nonostante avessimo contro dei giganti come i servizi segreti, la Digos e i carabinieri.

Tu hai subito ben 48 processi per questa vicenda, vero?
Sì. Chiunque si sia imbattuto nel caso Cervia ha avuto problemi di qualche tipo. Comunque a me e a Marisa ci hanno sempre assolti. Le nostre inchieste sono ben documentate. Abbiamo anche portato testimoni che hanno osservato il rapimento e dimostrato che nei giorni successivi uomini del Sios rendevano conto ai carabinieri sui veri motivi del sequestro.

Immaginiamo che questi processi ti abbiano comportato delle spese…
Esistono professionisti con grande senso civico, per fortuna. Io ringrazio in primo luogo l’avvocato Nino Marazzita che mi ha difeso gratuitamente per 10 anni nella causa che ho avuto contro lo Stato per il primo libro.
Per quella riguardante il secondo libro mi ha assistito l’avvocato Licia D’A
mico, dello studio Galasso, che poi ha difeso anche la famiglia Cervia nel processo civile contro i ministeri della Giustizia e della Difesa. Anche loro ci hanno aiutato gratuitamente.

Com’è cominciato il tuo coinvolgimento nella vicenda?
Era gennaio del 1991. Lavoravo con Radio Città Aperta ed entrai per la prima volta in contatto con il padre di Marisa Gentile, che mi raccontò qualcosa del caso.
Più avanti incontrai casualmente Marisa in Parlamento. Conoscerla mi spinse a chiamare la procura di Velletri, che si occupava del caso, per informarmi. Ma mi attaccarono il telefono in faccia. M
i convinsi allora che qualcosa non tornava e ho cominciato ad indagare.
Scoprii, tra l’altro, che il 14 gennaio 1991, 4 mesi dopo il sequestro, Davide Cervia era insieme a un’altra persona su un aereo Air France diretto in Francia. Questo avveniva due giorni prima che si chiudesse lo spazio aereo nell’area del Golfo. Un responsabile dell’Air France cercò di argomentare che non era il Davide Cervia che cercavo io bensì un uomo di origine corsa, ma ho controllato. E in Francia non ce ne sono mai stati altri.
Ed ancora: la Ecoplanning, una società di censimento di terreni vinicoli collegata al ministero della Difesa, stava lavorando in quella zona proprio nei giorni precedenti al sequestro. Tra l’altro lo faceva lavorando con tecniche assolutamente non professionali.
Davide inoltre in quei giorni stava probabilmente ricevendo delle minacce.

Comunque, nessun elemento importante sarebbe venuto fuori senza la determinazione di Marisa.

Erika ci ha raccontato che sono stati offerti soldi ai Cervia per il silenzio…quante famiglie avranno invece accettato?
Noi sappiamo per certo che sono sparite altre 3 persone. Alcuni vanno anche come volontari in questo tipo di lavoro e pagati con uno stipendio di 10.000 o 15.000 euro…ma nel nostro caso qualcuno ha venduto Davide, perché lui non voleva andare.

Di che tipo di sistema era esperto Davide?
Il sistema OTOMAT, che era in grado di identificare aerei nemici a migliaia di chilometri di distanza nel momento in cui accendono i motori, di individuarne l’armamento e di cominciare una eventuale manovra di contrasto. Un sistema che può funzionare sia su terra che su mare e che permette di impedire l’individuazione dei propri mezzi ai nemici. L’Italia ha venduto questa tecnologia a 64 Paesi.

È mai stato posto il segreto di Stato su tutta questa storia?
No. Semmai c’è stato un depistaggio di Stato ad opera dei servizi segreti, che hanno tentato di sostenere che Cervia sarebbe stato sequestrato dall’Iraq. Ma ciò non è compatibile con le competenze di Davide, visto che l’Iraq utilizzava tecnologie sovietiche.

È stato accertato che le competenze di Cervia servissero per la guerra?
Esiste una richiesta di archiviazione della procura generale di Roma che nel testo accerta il rapimento ad opera di potenza straniera, non identificabile per via del tempo trascorso secondo gli inquirenti di allora. Il secondo elemento motiva la richiesta di archiviazione, per me non condivisibile.
Il documento comprova inoltre tutto quello che io e Marisa abbiamo affermato nel corso degli anni.
Inoltre vi si accerta che io e Marisa siamo stati sotto controllo durante le indagini, quasi interessasse più il nostro comportamento che quello dei sequestratori di Davide. La procura ha infatti ascoltato e pubblicamente deplorato i nostri dubbi sulla capacità degli inquirenti espressi privatamente e da loro intercettati.

Chi ha rapito Davide e che ruolo ha lo Stato italiano nella vicenda?
Non è possibile dire che l’Italia abbia architettato il sequestro. Posso però affermare che in quel momento l’unico Paese che aveva davvero carenze di personale del genere di Davide era l’Arabia Saudita, allora schierata con il blocco occidentale contro l’Iraq.

 

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Il documentario di LA7 sul caso Cervia, dove c’è anche un’intervista a Gianluca Cicinelli

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