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Il referendum costituzionale di domenica prossima rischia di essere un grandioso e trionfante evento di inutilità italica. La campagna elettorale non è stata avvincente e non ha scaldato gli animi. Non vi è quella divisione politica, ideologica che si è respirata nei precedenti referendum costituzionali del 2006 e 2016, ma perché? Il contesto sociale e sanitario degli ultimi mesi di certo non ha aiutato mediaticamente. La monopolizzazione dell’informazione è stata tutta per il Covid-19, lasciando, di fatto, poco spazio alla campagna elettorale entrata nel vivo nelle ultime due settimane. La noiosità di questo appuntamento elettorale però si nasconde dietro anche ad altri argomentazioni.

Una politica insipida che esalta un referendum trascurabile

Questo referendum così trascurabile e poco incisivo (ne parleremo dopo), risulta ancor più apatico da una politica che non esalta e non appassiona più. Complice di questa poca “passione” vi sono anche gli stravolgimenti di alcune forze politiche, da sempre contrarie a questa riforma e che invece ora si trovano concordi. Parliamo del Partito Democratico, che probabilmente complice di accordi di esecutivo con il promotore della riforma Movimento 5 stelle, si è trovato spaccato all’arrivo di queste elezioni, prima votando “No” e poi promuovendo il “Sì”. Un Movimento 5 stelle senza leader che predica all’Italia una riforma costituzionale “rivoluzionaria”, ma che non riesce a far breccia negli elettori. Invece, l’opposizione di Centrodestra si trova timidamente a supportare una riforma sostenuta dai “criminali ed incoscienti” colleghi di maggioranza, la quale riforma di cui spesso non ne parla concentrandosi unicamente sulle elezioni regionali. L’unico vero fronte del no risulta antipatico alla maggioranza degli elettori italiani. Quest’ultimi rischiano addirittura di non passare la soglia di sbarramento se passasse il sì e la nuova legge elettorale Germanicum, quindi li capisco.

Un voto utile alll’inutilità, una riforma che richiede altre riforme

Questo taglio dei parlamentari “ci serve o non ci serve”? È una domanda che presuppone altre domande, come questa ipotetica riforma presupporrebbe ulteriori riforme. Il quesito referendario è tanto di facile comprensione quanto di inutile rivoluzione. Cambiare il numero dei parlamentari è bello e divertente, meno piacevoli sarebbero i risvolti, che richiederebbero ulteriori riforme, cambi di regolamento parlamentare e leggi elettorali. La domanda referendaria acquisisce un sapore che sa di “Vuoi cambiare qualcosa? Se voti -sì-, qualcosa dobbiamo fare, anche di piccolo, se voti -no- è stato un piacere, ci abbiamo provato”.

Al referendum voterò… Sì, No, Boh!

Le ragioni del Sì e le ragioni del No sono diverse e non molte, perché la riforma in sé non stravolge di tanto la Costituzione come avrebbe fatto quella del 2006 o del 2016. Questo referendum non profuma neanche di voto politico come fu sciaguratamente esposto quello di Renzi. Il rischio però è che spesso si porti a votare “No a prescindere” per non darla vinta a quei cattivoni dei cinquestelle, populisti e assassini di democrazia. Vi è ulteriormente il rischio di votare “Sì a prescindere” perché sono tutti ladri e non avremo più Sgarbi (nome puramente casuale). Le ragioni più di pancia di entrambi i fronti sono stupide, come il referendum di domenica e lunedì. La questione è tagliare i parlamentari per dar via ad una stagione di riforme costituzionali o non toccare la Costituzione “più bella del mondo”? Scheda bianca, astensionismo alle stelle e si va a tagliare i parlamentari. Buon voto a tutti.

Leggi anche: Referendum costituzionale 2020: cosa c’è da sapere

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