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Il referendum per il taglio dei parlamentari si farà. Infatti, sono state raccolte le firme minime per fermare la riforma costituzionale. Depositata in Senato la firma numero 64 che di fatto attiva la procedura referendaria.

Per avviare la procedura per via popolare c’era bisogno di raccogliere oltre 500 mila firme. I radicali son scesi in piazza con lo scopo di raggiungere tale obiettivo, raccogliendo però la misera cifra di 669 firme: un vero flop. C’è chi accusa “il silenzio dell’informazione” per il pessimo risultato raccolto, ma credo che la realtà sia un’altra: gli italiani vogliono il taglio dei parlamentari!

I detrattori di tale riforma accusano essa di violare e uccidere la democrazia in questo paese, mettendo a rischio la rappresentanza parlamentare. Infatti, seguendo la riforma del 1963, la rappresentaza deve esser tale da “assegnare” un deputato ogni 100mila abitanti e un senatore ogni 200mila abitanti.

L’entrata in vigore porterà la riduzione parlamentare da 915 a 600, dove la Camera passerà da 630 a 400 e il Senato da 315 a 200. Una rapporto di rappresentanza tale che ogni deputato rappresenterà 150mila abitanti ed ogni senatore 300mila.

Con la novità del taglio dei parlamentari, l’Italia passerebbe così dal terzo al quinto posto per numero di deputati eletti nella Camera. Facendo un paragone con i paesi europei, in Germania, Stato con la maggiore popolazione in UE, attualmente i deputati sono 709, con un idice di rappresentanza di circa 117.000 abitanti. In Francia i deputati sono 577, con un rapporto di un deputato per 115.000 abitanti. Il Regno Unito si trova al secondo posto per numero di deputati con i suoi 650, che rapresentano ognuno circa 100mila cittadini.

Insomma, l’Italia avrebbe l’indice di rappresentanza più alto tra gli stati economicamente e demograficamente più importanti d’Europa. Ma questo è un rischio per la democrazia? Non credo. Il rischio rappresentato è dare più potere in mano a pochi, rischiando di dare più potere in mano ad eletti corrotti o di criminalità organizzata. Si dovrebbe garantire ciò con una rigida selezione che parta dai partiti (Speranza vana, credo). Si dovrebbe contrastare ciò con una legge elettorale seria che inserisca le preferenze e non più le liste bloccate.

Il taglio dei parlamentari sarà una buona riforma, che accellererà i lavori e renderà meno macchinoso l’apparato parlamentare. Meno rappresentanza, più efficacia. Inoltre, sarebbe importante utilizzare lo strumento della raccolta firme per la presentazione di legge di iniziativa popolare.

Il tema dei costi della politica è del tutto marginale. Si andrebbero a risparmiare circa 100 milioni l’anno: un rapporto pari appena allo 0,01% della spesa pubblica annuale italiana. Perciò in questo caso non ascoltate i proclami di chi vanta “i risparmi della politica”, perchè di risparmio c’è ben poco con questa riforma.

Personalmente credo che sia politicamente vergognoso il fatto che un centinaio di senatori possano costringere lo Stato a spendere circa 350 milioni di euro per indire un referendum dall’esito scritto. Secondo quanto rilevato da Demos il referendum sul taglio dei parlamentari dovrebbe portare ad un esito scontato: a favore del provvedimento sarebbero l’86% degli italiani.

Un referendum dal costo di 350 milioni per approvare una riforma cotituzionale che porterebbe a risparmiare 100 milioni l’anno? Questi sono i veri costi e sprechi della politica.

Giacomo Leandri

 

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