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“La prospettiva di una pandemia che potrebbe uccidere buona parte della popolazione umana è tutt’altro che improbabile”

Non è un’iperbole, nè alcun presagio da film catastrofista di serie B. Piuttosto sono le parole di Robert G. Webster ed Elizabeth Jane Walker scienziati che nel 2003 pubblicavano sull’American Scientist a proposito del pericolo introdotto dai nuovi virus.

Nessuno si aspettava sarebbe stato un Coronavirus

La cosa più interessante è che nella comunità scientifica nessuno si sarebbe mai aspettato che un Coronavirus potesse provocare una pandemia. I Coronavirus umani noti al momento sono sette. Conosciamo già il SARS-CoV del 2002 che si propagò da Hong Kong e il MERS-CoV, più recente del 2012 che si è concentrato nell’area mediorientale.

Era già successo nel 2002, a seguito di numerosi casi di polmonite registrati nella Provincia di Guandong, che l’OMS chiedesse alla Cina di inviare sul posto una commissione per raccogliere informazioni. L’accesso fu negato. Solamente quando il virus varcò i confini per arrivare nel Sud-est asiatico, fino al Canada, furono costretti a recedere. Già prima il regime, nel tentativo di tenere sotto controllo la popolazione, rinnegava il pericolo e causava oltre 3000 casi intorno al mondo e 150 decessi.

Influenza virus haemagglutination: a sticky technique that does a ...

I virus dell’influenza

Ma la cosa più curiosa è che l’intera comunità scientifica si aspettava che la pandemia scaturisse da un virus dell’influenza (I Coronavirus fanno parte di un altro gruppo che non vi ha niente a che fare). I virus dell’influenza fanno parte della famiglia Orthomyxoviridae e si dividono in quattro generi A,B,C e togothovirus (presente nelle zecche). I virus di tipo C non sembrano altamente pericolosi, quelli di tipo B hanno provocato epidemi regionali rimaste sempre sotto controllo e poi ci sono l virus di tipo A, quelli realmente pericolosi e molto più dei Coronavirus. I ceppi influenzali di tipo A sono caratterizzati dalle variazioni strutturali di due glicoproteine di superficie l’emoagglutina HA e la neuramminadasi NA. Gli storici si ricorderanno la Spagnola (H1N1), i più attenti del nuovo millennio sicuramente l’Aviaria (H5N1) e la Suina (anch’essa H1N1).

Figure 3. Hemagglutinin subtypes . . .Gli scenziati hanno identificato 15 sottotipi di HA tutti presenti negli uccelli e 9 di NA. Nell’uomo invece ne sarebbero stati rintracciati solamente 5, di cui però H5 e H9 non avrebbero riscontrato alcuna linea di discendenza nella nostra specie. E qui viene fuori un dato interessantissimo, dato che gli uccelli-organismo ospite del virus, principalmente acquatici non si ammalerebbero a causa del virus ma sarebbero un perfeto serbatoio per TUTTI i sottotipi del virus A.

Ma come si genera una pandemia?

E’ molto semplice, ed è il secondo dato interesssante. I virus influenzali sono altamente imprevedibil poichè hanno una spiccata capacità di alterare le loro proteine di superficie HA ed NA e sfuggire così al controllo vigile del sistema immunitario. Nelle persone infettate scendono in campo gli anticorpi contro tutti i prodotti genici del virus (antigeni) che cercano di legarsi alla superificie delle cellule umane. Quando le HA del virus riescono a stabilire il legame, il gioco è fatto. Penetrano nella cellula ospite per poi agilmente riprodursi e muoversi liberamente da una cellula all’altra nelle vie repsiratorie.

Normalmente, se qualcuno fosse stato già infettato, gli anticorpi si legherebbero al virus impedendogli di infettare la cellula ospite. Ma il virus cambia molto rapidamente e alterando i suoi siti antigenici. Durante questa trasformazione mutano anche le proteine HA ed NA, con proteine nuove con cui l’ospite non si è mai ancora scontrato. Quando il sistema immunitario umano non riconosce il nuovo virus, esplode la pandemia.

NO-Vax ed altre credenze new age

Acclarato che la comunità scientifica mandasse già segnali dagli anni ’60 circa l’importanza di sviluppare farmaci che possano bloccare il processo di replicazione dei virus. Ecco che nel ’99 Laver, Bischofberger e sempre Webster scrivevano della possibilità di produrre un vaccino più efficace: un vaccino universale. Questo sarebbe in grado di produrre una risposta immunitaria che protegga contro qualunque ceppo d’influenza. Allora nel 1997 colpiva l’influenza aviaria ed i Coronavirus erano solamente leggenda. Di qualsiasi virus si parla la soluzione era abbastanza chiara: investire nella ricerca. Fa sorridere come nelle due decadi successive siano lentamente proliferati addirittura gli attivisti NO-VaX. Resuscitando fedi primordiali ed irrazionali, insieme a chi beve tante spremute d’arancia per proteggersi dal virus. E si spera che dopo questo periodo di riflessione collettiva tornino proprio da dove sono venuti: le credenze New Age.

Sviluppare piani pandemici

Sarebbe asupicabile che almeno il terreno della ricerca possa essere un punto di coesione euorpeo. Dove i fondi per investire nella ricerca di vaccini e la sperimentazione di farmaci antivirali dovranno raccogliere molto più consenso. Molto più di quello che si è speso in questi anni per costruire armi nucleari o “esportare la democrazia”. E non serve Bill Gates per gridare al lupo. Nell’agosto del 2005 l’OMS inviava a tutti i governi un documento con i provvedimenti strategici da adottare nell’attesa che esplodesse la pandemia influenzale del virus aviario. La pandemia non arrivò. Ma anche gli scenziati della European Centre for Disease Prevention and Control, tra loro Angus Nicoll ,parlavano dell’imprevedbilità della pandemia. Che sarebbe potuta arrivare sottoforma di influenza, oppure… Ma soprattutto della necessità di sviluppare piani nazionali pandemici per la prevenzione ed il contenimento. 

“Prepararsi alla pandemia”

Piano pandemia sul sito del Ministero della salute

Edoardo Altomare nel suo articolo “Prepararsi alla pandemia” evidenziava già nel 2005 quanto nessun paese fosse startegicamente, nè materialmente preparato alla catastrofe. L’Europa, già allora produceva più vaccini antininfluenzali degli Stati Uniti. Ma ora come allora non aveva un piano pandemico congiunto e coordinato. In Italia, infatti esiste un Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale. Badate bene, si riferisce all’influenza. Infatti lo stesso piano dopo la ricezione delle indicazioni dell’OMS non venne aggiornato dal 2006. Proprio il documento cita

“L’operatività del Piano sarà valutata con esercitazioni nazionali e regionali, cui
parteciperanno tutte le istituzioni coinvolte in caso di pandemia.
Il presente Piano è suscettibile di periodiche revisioni, al cambiamento della situazione
epidemiologica.”

E pensate che tra Governi balneari e battibecchi tra opposizioni qualcuno si sia mai speso per aggiornarlo? Ovviamente al momento il Governo non sta attuando alcuna delle strategie, sviluppate in 6 fasi, approntate dal piano. Considerando anche l’interdipendenza economica globale e la multidimensionalità del problema un piano sanitario di emergenza non è sufficiente. Ne serve anche uno economico, preventivo e che delinei precisamente le competenze tra gli attori di governo.  La nostra possibilità di tornare alla vita normale e di affrontare le future pandemie, dipende anche dall’Europa. Non siamo in grado di affrontare crisi glocali come queste con un solo stimolo nazionale, c’è bisogno di porre le basi per un strategia comune ed europea.

Ieri era l’influenza, oggi è il Coronavirus. E domani?

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Claudia Comandini

 

 

 

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