La paura è uno strumento di controllo, la politica e i media la usano ciclicamente per indirizzare i comportamenti e le opinioni di grandi masse di persone. A sostenerlo è un articolo pubblicato da Bobby Azarian, un neuroscienziato e ricercatore della George Mason University. Azarian, sostiene che la paura della morte sia il sentimento più profondo e ancestrale che muove le masse verso i populismi.
Ne abbiamo parlato con la psicologa Giulia Piccioni:

“La paura è un’emozione di base di ogni essere umano, ed è molto importante perchè ci mette in allerta e ci protegge dai possibili pericoli. Come organismi viventi, quello che cerchiamo di fare è mantenere il nostro status di esseri viventi. Quando riceviamo un allarme, tutto il nostro corpo reagisce in modi diversi: attaccando, fuggendo o immobilizzandosi. Rispetto al passato, la società attuale è molto più sicura ma il senso e la percezione di insicurezza sono, per assurdo, aumentati a dismisura. L’oggetto della paura è quindi diventato irreale, immaginario, come ad esempio un flusso migratorio incontrollato. Quando vediamo qualcuno di un’etnia diversa, lo percepiamo come pericolo e quindi reagiamo attaccandolo, scappando o paralizzandoci.

La percezione del pericolo reale può essere influenzata, cambiata e incanalata.
L’articolo di Azarian cita una teoria molto interessante, quella del Terror Management: come ogni specie vivente, siamo motivati all’evitare la morte. Quello che ci differenzia dalle altre specie viventi è la consapevolezza della morte, il che crea in noi un’ansia perenne. Quest’ansia ce la portiamo dietro sempre, generando tutte le altre paure conseguenti. Cosa ci fa fare questa paura? Mina il nostro senso di sicurezza, spingendoci ad affidarci a ciò che c’è di più sicuro e stabile: la religione, la politica, il senso di patria. Questo è quello che succede durante attacchi terroristici, ad esempio, o dopo un terremoto. L’affidarsi ad un uomo forte, dipende proprio da questa estrema ricerca di sicurezza e stabilità.
Non è un caso che George W. Bush, dopo l’attacco alle Torri gemelle, abbia accresciuto e di molto il suo grado di apprezzamento nel paese.

Le masse  – continua la dott.ssa Piccioni – sono più facilmente controllabili rispetto al singolo individuo. Se quindi, tramite i media, la politica o altri mezzi di comunicazione, indirizziamo le masse verso un certo tipo di emozione abbiamo delle risposte che sono prevedibili, se invece lasciamo le masse pensare singolarmente avviene qualcosa di poco prevedibile e controllabile”.

Come difendersi, quindi, da questo sottile eppure molto pervasivo strumento di controllo?

“Il questionarsi, l’incontrare e conoscere profondamente l’altro e il diverso, uscire dal proprio gruppo, porsi delle domande senza ingurgitare tutto ciò che ci proviene dai media o dalla politica passivamente. Solo in questo modo, potremo avere la consapevolezza di poterci difendere da tutto questo”.

Questo il link all’intervento integrale della psicologa

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