Un fischio, le mani callose che battono tra loro, sistemano il baffo e prendono al volo i due euro lanciati da chissà dove, prima di nasconderli gelosamente nei calzini.
Il Nocciolinaro è – pardon era – una delle figure più riconoscibili e romantiche dello Stadio Olimpico di Roma, dalla Curva Nord fino all’opposta Sud. Un equilibrista della vendita ambulante e abusiva visto che non si ricorda una “consegna a mano” dei suoi prodotti.
Il sacchetto di noccioline veniva puntualmente lanciato al cliente che, come dicevamo, pagava lanciandogli indietro il denaro (l’eventuale resto – ovviamente – allungava lo scambio di lanci).
Il verbo all’imperfetto è necessario perchè, dalla prossima partita, il Nocciolinaro non sarà più al suo posto vittima – si fa per dire – della burocrazia.
L’uomo dal fisico asciutto al limite dell’umano e muscoloso come nessuno si aspetterebbe, non ha mai posseduto una licenza per vendere le noccioline all’interno dello stadio.
Fino a pochi giorni fa, aveva solo due abbonamenti di Curva che gli permettevano di entrare a vedere le partite di Lazio e Roma e dedicarsi alla sua – necessaria per la sopravvivenza – attività.

Sui social è già partito il tam tam, destinatario il sindaco di Roma Virginia Raggi: una licenza ad honorem per restituire all’Olimpico una figura quasi consolatoria, che raccontava un’epoca passata senza dare veramente l’idea del tempo che passa.

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