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IL MONDO CARCERARIO A CONFRONTO

Nel cercare di tornare alla normalità, sempre nel rispetto delle misure anticovid, oggi in studio siamo riusciti ad avere Leo Beneduci, segretario generale dell’OSAPP, il Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria.

In questa settimana grande scalpore hanno fatto le notizie delle scarcerazioni di boss mafiosi per arginare il problema del coronavirus all’interno delle carceri, che, a detta di alcuni, sono figlie delle proteste di inizio marzo, quando in alcune carceri d’Italia ci furono sommosse che provocarono il ferimento di circa 50 agenti, 19 evasi dal carcere di Foggia e 14 detenuti morti oltre a danni alle strutture per almeno 35/40 milioni di euro.

Motivo della rivolta, le restrizioni causa coronavirus che i detenuti lamentavano, una su tutte i divieti dei colloqui con i famigliari.

Queste restrizioni sono reali o hanno utilizzato il pretesto per chiedere altro?

In realtà i colloqui sono stati realmente bloccati ma sono stati da subito rimpiazzati da videochiamate per le quali vengono utilizzati 3200 telefonini, con 8 colloqui al mese a detenuto, come sempre.

E dobbiamo anche sottolineare che hanno partecipato alle rivolte detenuti stranieri, che comunque non facevano mai i colloqui per mancanze dei famigliari in italia.

Ma il sistema carcere in Italia funziona?

Il problema delle carceri è che non hanno quella funzione che dovrebbero avere, la rieducazione del detenuto, ed appena ci scappa l’occasione sono tutti pronti a partecipare alle rivolte perchè stanno vivendo uno stile di vita nettamente peggiore di quello che dovrebbero vivere durante la pena.

Altro tasto dolente, per ciò che ci riguarda, è la carenza di strutture, di materiale, di divise, ma soprattutto di dignità, mancanze attribuibili a questo ed a tutti i governi precedenti.

E sottolineo che un sistema carcere che non funziona, del quale noi facciamo parte, per il quale ogni anno si spende un terzo del bilancio dello stato, è inutile e dannoso, perchè il detenuto a fine pena, se non è stato ” ben trattato” da vari punti di vista durante la detenzione, molto spesso torna a delinquere.

Torniamo al discorso delle rivolte, ricordiamo che sono iniziate tutte contemporaneamente, c’è secondo te una regia esterna dietro?

Come dicevo alle rivolte hanno partecipato anche detenuti che non facevano i colloqui poichè le loro famiglie sono all’estero, credo quindi che dietro ci sia più una voglia di cercare di ricattare lo stato per poi ottenere benefici maggiori, ad esempio degli sconti di pena o amnistie.

Io credo che ci possa anche essere una lobby che non voglia i mafiosi in carcere, abbiamo spesso visto fin troppe connivenze tra corpi dello stato e criminalità organizzata.

Anche le rivolte sono state fatte passare per meno gravi di quella che è stata la realtà, intanto perchè si sono verificate in 40 istituti di pena e non 20 come dicono, ed hanno partecipato 11.000 detenuti e non solo 6.000, ma anche riguardo i danni hanno sempre parlato di 10 milioni di euro quando in realtà sono stati tra i 40 e forse addirittura 60 milioni e proprio su questo tengo a dire che la nostra proposta è stata di far pagare i danni agli stessi detenuti e non ai cittadini con i soldi pubblici.

Mi pare di capire che questo sistema faccia acqua da tutte le parti…

Le carceri non sono tutte uguali, nemmeno per noi che ci lavoriamo e questo è un problema per i detenuti e per i poliziotti

In alcune possiamo ottenere permessi di lavoro, ferie, congedi ed in altri no, non si tutelano i diritti di chi fa parte di questo sistema, il poliziotto penitenziario non viene visto  come un appartenente alle forze dell’ordine che tutti sono abituati a vedere, siamo considerati brutti, sporchi e cattivi.

Va riformato tutto, noi chiediamo la tutela dei nostri diritti, ma anche i detenuti li hanno, e devono essere rispettati, in primis evitando sovraffollamenti e carenza di igiene che sono all’ordine del giorno in tutti gli istituti.

Gli interventi telefonici

Diverse sono state anche le telefonate che hanno letteralmente intasato le linee telefoniche, da citare quelle di Davide, volontario per conto della Caritas e Mattia istruttore di Ashtanga yoga, durante le quali entrambi sono stati concordi nel condividere l’importanza del rapporto tra loro e la polizia penitenziaria, lodando a vicenda il reciproco operato, e l’importanza del reinserimento nella società civile del detenuto una volta finita la pena.

Ruolo lodato anche da Alberto, ex detenuto intervenuto telefonicamente, che oltre alla certezza della pena dava giustamente importanza anche alla certezza del reinserimento.

Reiserimento che fortunatamente Alberto è riuscito ad avere, ritenendosi un caso eccezionale, confermando il fatto che una volta uscito il detenuto se viene abbandonato si trova costretto a tornare a delinquere nella maggior parte dei casi.

Tra i vari interventi anche quello del Deputato leghista Francesco Zicchieri, che ribadiva l’importanza della certezza della pena e che si mostrava esterrefatto per questi trasferimenti alla detenzione domiciliare di boss e personaggi appartenenti alla criminalità organizzata, un vero schiaffo alle vittime della mafia ed in genere agli italiani che in questi giorni sono costretti a restare a casa senza sapere come affrontare il futuro.

Su questo punto interveniva da studio, Leo Beneduci, ricordando che anche a chi entrava in questi giorni, anche con reati gravi, con l’ultimo DPCM venivano concessi gli arresti domiciliari e come ciò non fosse accettabile se non altro nel rispetto delle vittime dei reati dei cittadini onesti e di chi ha, nelle istituzioni, combattuto da sempre, anche rimettendoci la vita, le mafie e la delinquenza.

Alla fine del suo intervento il deputato si impegnava, qualora dovessero tornare al governo, di pensare a progetti seri sul reinserimento degli ex detenuti a condizione che gli stessi, nel loro percorso carcerario, abbiano dimostrato al 100% il loro pentimento e la reale volontà di tornare a fare una vita normale lasciandosi alle spalle l’errore commesso.

Ultimo intervento telefonico quello di Mario Tuti, ex terrorista nero, condannato a 2 ergastoli, ora in regime di semilibertà che proprio per evitare il rischio contagio è da un mese e mezzo autorizzato a non rientrare la sera in carcere fino a fine emergenza.

Ed anche il fondatore del Fronte Armato Rivoluzionario ed ex militante di Ordine Nuovo, circa 30 anni di carcere alle spalle, passati tra tutti i regimi, più o meno duri, lamenta il fatto che in tante carceri il detenuto sconta una pena decisamente più dura di quella per cui è condannato, e ciò, come tante ingiustizie che spesso si subiscono, a volte solo per motivi politici, fanno si che questa detenzione spinga spesso e volentieri a forme di ribellione anche molto violente.

A titolo esplicativo di come la mancanza di umanità manchi totalmente verso ogni tipo di detenuto, ha raccontato un episodio, vissuto direttamente, in cui prestò soccorso ad una ragazza straniera che tanti anni fa venne fatta uscire, per fine pena, dal carcere di Civitavecchia, la sera tardi sotto la pioggia, abbandonata a se stessa senza nessun parente da chiamare e senza soldi, invece che di giorno e magari affidata a qualcuno che la potesse aiutare

Valerio Scambelluri

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