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“La Locanda dei Girasoli”, il ristorante-pizzeria al Quadraro, a Roma, ha abbassato le saracinesche. Dopo 20 anni.

Da lunedì sera, Ettore, Simone, Federico (solo per citarne alcuni), tutti ragazzi con la sindrome di down, lavoratori instancabili, non potranno più preparare le loro squisite cene.  Tutta colpa del Coronavirus. «Eravamo aperti solo a cena, con l’ultimo Dpcm non è più possibile. Quindi chiudiamo anche se io non vedo il motivo di misure di questo tipo. Nessuno dice che ci siano stati dei focolai nei locali. Questa è una presa in giro», ci ha spiegato Enzo Rimicci, presidente della Locanda.

In tutto ci lavoravano 21 persone di cui 14 ragazzi con sindrome di down tra i 27 e i 45 anni, con le mansioni di aiuto cuochi, pizzaioli, capo sala e camerieri. Poi la delusione al rientro dal periodo di chiusura forzata: «I nostri clienti, a causa del Covid, uscivano meno, volevano spendere meno e così abbiamo avuto un crollo. Siamo passati, anche a causa del distanziamento sociale da rispettare, da 3.000 coperti al mese a 400. Un calo del 70% del fatturato. E il ristoro ottenuto dal governo è stato di 8mila euro in quasi tre mesi».

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