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E se la vera vincitrice dell’allarme globale da Coronavirus fosse la moda?

Le nuove misure draconiane hanno imposto un cambiamento totale dello stile di vita all’intera popolazione. Sarà difficle parlare di Fashion week, saldi e sfilate per un bel po’. Ma non per questo, dobbiamo immaginare che il mondo della moda si sia chiuso in quarantena, anzi. E’ in arrivo il contagio della moda asiatica. E sì, perchè oltre che misure per la sicurezza sanitaria, si nota l’emergere di un nuovo status symbol del fashion: la famigerata mascherina. Che questi presidi chirurgico-sanitari fossero assorti al grado di accessori di ultima tenedenza, era già chiaro in paesi come la Cina ed il Giappone. Ma il fenomeno è molto più complesso e si intreccia indubbiamente con una nuova immagine dell’individuo.

Una nuova cultura orientale: dall’Asia con furore?

Dall’alba degli albori dei tempi, quando la Cina cominciò a divenire un pericolo acclamato per l’emissione di inquinanti nell’aria ( parliamo degli anni’70), cominciarono a circolare individui in bicicletta muniti di piccole maschere facciali contro il particolato. Nei fatti è come se le maschere a gas della seconda guerra mondiale si fossero evolute nella loro versione 2.0. Eppure nessun occidentale sembrava far caso all’incipiente fenomeno asiatico. Sembrava quasi si creasse uno spartiacque tra un fertile e verde continente europeo ed un inquinante ed industriale panorama grigio asiatico. Al tempo, gli scarsi contatti tra l’universo culturale asiatico e quello del vecchio continente lasciavano un flebile canale di comunicazione per la diffusione della cultura K-pop, J-pop e manga. I veri appassionati si rinchiudevano in piccoli forum nati con l’avvento di internet. Gli studenti che leggevano manga o guardavano anime erano un piccolo circolo Nerd.

E poi il contagio, ma stavolta della moda. Chi si ricorda Psy e la sua hit Gangnam style? Quello fu probabilmente una delle svolte nella conoscenza di una realtà sudcoreana ad alta consumabilità. Contenuti pop, assolutamente innovativi ed il prorompere di paesi come la Cina, il Giappone e la Corea del Sud non solo come potenze economiche.

Le mascherine nell’ora di punta

Ed eccoci arrivati alle mascherine. Se a qualcuno di voi fosse mai capitato di fare un giretto a Tokyo, Shangai o magari a Seoul si sarà facilmente imbattuto nelle ore di punta, in orde di lavoratori muniti di mascherine. A Tokyo, dove sono stata personalmente, il buon gusto per la moda del cittadino medio si unisce proprio con essa. Immaginate treni all’ora di pranzo stracarichi di gente, un silenzio assordante ed il tentativo imbarazzante di tenersi a distanza gli uni dagli altri- rigorosamente ignorato dagli occidentali-.

Ecco che le mascherine assumono la stessa funzione di una valigetta di lavoro. Sono la faccia della complessità della società giapponese. Nonchè lo status symbol dell’impiegato che prende i mezzi pubblici. Si vedono tanti individui con la camicia od un tailleur da riunione spersonalizzati da un velo sul volto. Tanti piccoli puntini che si spostano velocemente sulla mappa da un punto ad un altro.

Lo status-symbol di una società spersonalizzante

In una società individualista come quella giapponese, l’organicismo delle parti impone ad un singolo di non rendersi mai un peso per l’intero sistema. Immaginate come lo specchio dell’evoluzione di nuovi fenomeni in un territorio possa essere rappresentato dal conio di nuovi termini. E’ quello che è successo anche qui. Dove il termine Karoshi, ovvero “Morte da troppo lavoro” si è diffuso anche in altri paesi asiatici. Ma qual è il collegamento tra una società iperproduttiva e la mascherina? Semplice, nel caso dei giapponesi la media dei giorni di ferie si attesta sui 15 all’anno. Se si ha un potente raffreddore oppure l’influenza è raro che ci si assenti dal posto di lavoro. In una società come quella giapponese la mascherina tiene a distanza l’eventuale infetto dal resto delle parti in movimento. Se un ingranaggio della macchina è difettoso, le altre componenti non debbono subire ripercussioni. Ma lo stesso ingranaggio non può comunque interrompere il suo dovere.

Omolagazione democratica

La storia non si applica certo solamente al Giappone. E’ come se le mascherine fossero diventate una nuova appendice dell’individuo medio lavoratore. Che tu sia orientale od occidentale. Ed eccoci arrivati ad un nuovo status symbol. Le mascherine non sono più uno strambo accessorio pop asiatico, ma stanno migrando velocemente verso l’Occidente ( fino a che non ne finiranno le scorte). Covid-2019 d’altronde, è un virus decisamente democratico, così come la mascherina tenderà ad omologarci democraticamente sotto la pressione del contagio. Impareremo ad avere un codice di sopravvivenza mondiale: se vuoi avere contatti umani indossa la mascherina.

Myss keta, chiaroveggente o solamente stile?

Che già alcuni artisti avvessero intuito la potenza iconografica di questo presidio medico è quasi chiaroveggente. Potremmo elencare infinite stelle nascenti della scena undergound techno che hanno deciso di coprirsi il volto. Ma per citare qualcuno che sia alla portata di una nonna pop ecco arrivare Myss Keta. La diva di Milano, che ha scombussolato i canoni della potenza  feminile, ha costruito un personaggio iconico senza volto. La Myss vuole essere vittima della sua stessa epoca, dipinta dai suoi stessi adoratori senza alcun dettaglio anagrafico o di espressione facciale. E’ come se una statua scolpita nel 2013 fosse diventato un simbolo di una generazione venerante. Chiunque potrebbe indossare maschera e occhiali e atteggiarsi da profeta al limite della moralità, proprio come lei.

Abituiamoci ad un mondo con più mascherine

E fare un parallelismo con il mondo asiatico, dal quale è enormemente affascinata, è d’obbligo. Gli asiatici indossano le mascherine anche per nascondere le proprie espressioni facciali. Non vogliono essere identificati nella loro unicità di essere umani, ma piuttosto passare inosservati come ingranaggi funzionanti.

Che la mascherina sia una corretta misura sanitaria per evitare il contagio è da mettere fuori discussione. Ma questa nuova norma sociale che si diffonde tra la popolazione dà l’idea di qualcosa di spettrale. I tempi stanno cambiando, e mi spiace dirlo, non solo per la diffusione del Virus. In futuro saremo destinati a vedere l’emergere di moltissime crisi sanitarie dovute al cambiamento climatico. Cambiare radicalmente le nostre rassicuranti abitudini non sarà solamente una misura tampone.

Il nuovo status-symbol dell’uomo moderno è la mascherina.

 

 

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