Ultimo
MAmanero
Bar Lazio
onlusAssociazione la compagnia di gesù
True Beauty lab

IL CAPITANO ULTIMO, UN EROE ITALIANO

Giovedi 30 gennaio durante la trasmissione FRITTO MISTO condotta da Valerio Scambelluri e Mario Improta è intervenuto in diretta telefonica Sergio de Caprio, meglio conosciuto come il Capitano ULTIMO, un eroe italiano.

Il capitano, divenuto nel frattempo colonnello, che come tutti ricordano organizzò con la sua squadra di carabinieri scelti, CRIMOR – Unità Militare Combattente, l’arresto del capo dei capi, il boss della mafia TOTO’ RIINA nel lontano 1993, fu proprio colui che mese le manette ai polsi del boss, motivo per cui la mafia intera lo condannò a morte.

Sergio de Caprio è stato durante questi anni prima nei Ros, poi al Noe, ai servizi segreti e infine di nuovo all’Arma, conducendo indagini molto delicate ma anche molto scomode per qualcuno, motivo per cui negli ultimi anni, esautorato dei suoi poteri investigativi, ha deciso di lasciare la professione.

La notizia non ha però fatto cadere nell’oblio la condanna a morte della mafia nei suoi confronti, motivo per cui il capitano ULTIMO vive da quel giorno di 27 anni fa scortato 24h su 24 senza mai lasciare la minima traccia del suo passaggio.

Non esistono mie foto da quel giorno, ci dice il Capitano, vivo braccato esattamente come le persone che per una vita ho cercato di stanare dai loro covi sotterranei.

Eppure, oggi come già varie volte, lo stato ha pensato bene di revocare la scorta, sebbene vari pentiti di mafia, considerati più che attendibili, avessero più volte raccontato dell’ossessione di Bernardo Provenzano, Raffaele Ganci, Leoluca Bagarella, e Michelangelo La Barbera, di ucciderlo.

Da alcune intercettazioni risulta anche l’offerta di 1 miliardo di lire ad un carabiniere per avere informazioni su dove alloggiava il capitano “Ultimo”

Capitano, tutti ti conosciamo come l’esecutore dell’arresto di Totò Riina, ci racconti di altri arresti eccellenti?

L’arresto del capo dei capi è in affetti quello che mi ha dato la maggior visibilità, ma anche i maggiori problemi, prima e dopo, ma vorrei ricordare anche le indagini DUOMO CONNECTION, in cui scoprii intrecci tra la mafia e l’amministrazione milanese al tempo capeggiata dal Sindaco Pillitteri, per spartirsi le concessioni edilizie nel Comune di Milano, tutto condito da un enorme traffico di stupefacenti, la scoperta di una raffineria di droga in nord Italia gestita dal clan Fidanzati, la scoperta di un giro di riciclaggio di denaro intorno alla più grande discarica d’Europa, in Romania, riconducibile proprio a Massimo Ciancimino, figlio di Vito, l’arresto di Giuseppe Orsi, presidente di Finmeccanica, responsabile di corruzione internazionale, concussione e peculato per le presunte tangenti che sarebbero state pagate per la vendita di 12 elicotteri al governo indiano, sempre su indagini relative alle discariche, a gennaio 2014 il suo reparto produce 7 arresti, tra cui il proprietario della discarica romana di Malagrotta, Manlio Cerroni e l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi, lo scandalo mazzette che ruotavano intorno al PD ed alle cooperative rosse, una su tutte la CPL Concordia, fino allo scandalo Consip che vedeva impelagata la Famiglia Renzi.

Alcune di queste indagini, giornalisticamente definite “scomode” vedranno calare intorno a lui la fiducia da parte di alcuni rappresentanti delle istituzioni, motivo per cui anni fa decise di lasciare ogni incarico per dedicarsi ad una casa famiglia “volontari capitano ultimo” in una tenuta alle porte di Roma, dove porta avanti progetti di solidarietà nei confronti dei meno fortunati.

Capitano il Consiglio di Stato per ora le ha ridato la scorta, come si sente?

“Che vi devo dire, intanto per scaramanzia aspetto il 20 febbraio per avere la sentenza definitiva… quello che non capisco è come sia possibile avere dubbi sulla necessità di darmi protezione: questi signori dovrebbero sapere che una volta che la mafia emette una condanna a morte, questa viene presa in carico da tutta l’organizzazione e dai suoi discendenti, e tra l’altro nel giorno dell’arresto venne preso anche Biondino Salvatore, il regista della strage di Capaci nonché esecutore materiale di altri omicidi, ed il suo posto ora è stato preso dal figlio che probabilmente non si è dimenticato di me…

Come vive oggi?

Braccato come i mafiosi che cercavo di assicurare alla giustizia, pensate che quando mi hanno cercato per la fiction con Raoul Bova, per capire bene le dinamiche della mia vita ho invitato il regista ed altri uomini della troupe a vivere sotto mentite spoglie con me per qualche giorno e devo dire che forse anche grazie all’aver vissuto la mia vita li ha aiutati a fare una fiction che rispecchia al 100% la realtà.

Ci racconta come ha vissuto con la sua squadra i momenti precedenti l’arresto?

La sera prima eravamo nel solito tavolo mezzo rotto, che negli altri uffici altolocati non avevano voluto, con la solita pizza, la solita birra e coca cola, con il maresciallo Oscar la cui moglie aveva appena perso il bambino all’ottavo mese, che guardavamo il video fatto il giorno prima sul nascondiglio di Riina, organizzando gli ultimi dettagli sperando che andasse tutto bene la mattina successiva.

Ci racconta il momento dell’arresto?

La mattina ci siamo nascosti in un furgone nei pressi del nascondiglio e finalmente ad un certo punto arrivò Salvatore Biondino che di lì a poco uscì con Sbirulino, nome in codice che avevamo dato a Totò Riina.

Con 5 macchine li abbiamo seguiti fino ad una pompa di benzina e appena possibile li abbiamo braccati ed arrestati portandoli in caserma, con il tempo che non passava mai anche perché non avevamo altre macchine a protezione ed il nervosismo era altissimo.

Riina aveva idea di essere seguito?

No, girava da solo col suo autista senza alcuna protezione ed appena li abbiamo fermati non avevano capito davvero chi fossimo e le sue prime ed uniche parole sono state “chi siete, chi siete?”…

Quanto è durato il pedinamento?

Da quando ci è arrivata la soffiata all’arresto sono passati 4/5 mesi di pedinamenti quotidiani. Pensate che noi in quei giorni pedinammo anche coloro che avevano organizzato l’uccisione di Giovanni Falcone, per capire come si muoveva con la scorta, dove parcheggiavano etc e se pensate a ciò che hanno fatto capite quanto sono stati “bravi”,… ecco noi siamo stati più forti di loro in quel momento…lo stato quando vuole vince su tutti!

Ci racconti della mancata perquisizione del covo?

Cosa successe: noi catturiamo Riina e lo portiamo in caserma, da quel momento assume il comando di tutto la procura della Repubblica che inizialmente voleva andare a perquisire il covo, ma poiché nessuno sapeva che lo avevamo scoperto, io consigliai di seguire i fratelli Sansone, i proprietari dell’appartamento, coloro che hanno aiutato nella latitanza il capo dei capi, per capire meglio come si muovessero e chi frequentassero, e così avvenne. Dopo 15 giorni ci ripensarono e decisero di perquisire il covo… ma se la procura avesse avuto sentore del fatto che potevamo trovare cose importanti avrebbe dovuto ordinarmi di sequestrare tutto ciò che usciva ed entrava da subito in quella casa, cosa che non avvenne…era un loro dovere ordinarmi di farlo, non più un mio potere il decidere se farlo o meno!

Vi preciso anche a titolo di cronaca che uno dei figli della famiglia Sansone si è poi ufficialmente fidanzato con la nipote di Matteo Messina Denaro, a testimonianza di quanto fosse radicata nella mafia quella famiglia.

Ha mai più rivisto Riina durante i processi?

No, abbiamo sempre fatto i processi in modo protetto e non siamo più riusciti ad incrociare i nostri sguardi, l’unica volta che ci siamo guardati negli occhi è stato al momento dell’arresto e ricordo il suo sguardo che in quel momento era quello di uno che sapeva di aver perso la sua battaglia.

Come cambierebbe il suo lavoro oggi?

Noi veniamo dalla scuola del generale Dalla Chiesa, non avevamo i mezzi tecnologici che ci sono adesso, noi lavoravamo più sull’uomo, ci infiltravamo, andavamo in giro a cercare la notizia che circolava…

Come vive oggi?

Da latitante… la mia squadra ed io, e tutti quelli che fanno il nostro mestiere, vivono in una realtà tutta loro, nemmeno i nostri parenti sanno che lavoro facciamo; quando io sono dovuto sparire con la mia famiglia ho dovuto da un momento all’altro abbandonare amici e parenti che solo in quel momento hanno capito il motivo di quelle mie assenze continue “per lavoro”… un padre, una madre, un cugino, uno zio…nessuno può sapere che lavoro fai, ti vedono sparire e dai giornali scoprono che il loro congiunto non era quello che pensavano ma in realtà faceva il carabiniere e seguiva i mafiosi…

Rifarebbe quello che ha fatto?

 Ovviamente si, mi dispiace per la mia famiglia che vive una NON vita, ma io lo rifarei…

Valerio Scambelluri

 

ASCOLTA IL PODCAST https://www.youtube.com/watch?v=2ZY2qOg5qpw

 

MAmanero

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here