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Dopo settimane di discussioni, attacchi mediatici e polemiche, sembrerebbe che il calcio sia destinato a riprendere. Per decreto infatti, il campionato di calcio come tutto lo sport è stato sospeso in questa emergenza sanitaria, ma essi sono solo un piccola parentesi di un blocco totale, quasi assoluto, che investe, condiziona e stravolge pesantemente la vita degli italiani. Ci sono stati legittimi motivi per bloccare il calcio, da motivi sanitari (calciatori contagiati) a motivi logistici, ma ora è tempo di tornare parzialmente alla normalità. Giudicare il mondo “calcio” come il solo luogo dove milionari prendono a calci un pallone è infatti cieco e limitativo. Perciò, se siete populisticamente legati a pensieri limitati che vedono il mondo calcio solo in questa lettura, vi invito a mettere da parte tali pensieri e lasciarvi spiegare che cos’è il calcio in Italia.

L’aspetto economico del mondo calcio in Italia

Quando si dice “Guadagnano milioni, pensate agli operai” è una frase detta con un approccio superficiale di chi guarda il dito anziché la luna. Il calcio in Italia non è solo i 22 giocatori milionari che rincorrono un pallone, il sistema calcio si regge su centinaia di migliaia di lavoratori molto più sconosciuti, molto più a rischio e che guadagnano esattamente quanto gli operai ai quali dovremmo pensare al posto del calcio. Può essere l’esempio degli Steward, dei magazzinieri, dei giardinieri, delle biglietterie e potrei andare avanti senza fermarmi.
Come gli operai, come i barbieri, come gli estetisti, come i camerieri, come tutte le categorie che portano avanti le loro vite, questi chiedono ugualmente garanzie e chiarezza sul loro futuro. Il calcio, tendenzialmente, non appartiene ai calciatori, ma alle donne e uomini che lo reggono in piedi.

Come poi tutte le aziende private, si pensa anche al profitto, perché il calcio non è solo sport, agonismo e passione, ma anche business. Perchè aziende che fatturano milioni e miliardi non debba pensare anche alle loro finanze economiche e al loro lavoro, perché sono ricche? Mi sembra al quanto cieca la visione in tal senso.

L’aspetto simbolico e sociale del calcio in Italia

Uno dei motivi principali della ripartenza del calcio è legato ad un aspetto fortemente simbolico nonché sociale nel nostro paese. Esco pertanto dalle questioni tecniche e sanitarie, che pure sono valide e importanti. Ci è stato ripetuto nelle scorse settimane come questa epidemia cambierà il nostro stile di vita e di vedere le cose. In parte è vero, non lo si nega, anche lo stesso stop dello sport ci ha privato di quel tempo scollegato dagli impegni e dal mondo.

Il calcio fa parte, da sempre, della nostra vita, non può essere inteso anche solo un un semplice intrattenimento, ma è qualcosa di molto di più. Si tratta di passione. Fermare il calcio è stato un segnale preciso e netto per milioni di italiani, perché se anche calcio si ferma vuol dire che c’è stato qualcosa di veramente difficile da vivere in Italia. Un calcio che andrà avanti afferma però come anche una tale epidemia, non potrà fermare questa bellissima passione di noi “pallonari”, show must go on.

Come ripartire?

La Francia ha ufficializzato il termine dei campionati di calcio maggiori del paese assegnando il titolo, i piazzamenti europei e le retrocessioni seguendo la logica della media punti. Se così fosse in Italia, la classifica avrebbe un’altra conformazione. Questa grafica è presa da Eurosport.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Come è logico che sia stato, ci sono state in Francia una serie di ricorsi delle società, anche dovuti agli indotti mancati dal canale sportivo detentrice dei diritti televisivi “Canal+“. Lo stesso scenario potrebbe riproporsi in Italia, ma per fortuna in tal senso si sta ragionando diversamente. La Lega è unanime nel proseguire il campionato, passando la palla al Governo e lasciando da parte l’ipocrisia di fondo, parere personale, che aveva attaccato mediaticamente il Presidente della Lazio Claudio Lotito, accusato di “volere lo scudetto a tutti i costi”. Diciamo che la questione è ben diversa, perché la crisi di questo mancato indotto porterebbe centinaia di società sportive in Italia al fallimento e al ridimensionamento: non è un rischio che si può correre per il terzo settore industriale per il paese.

Riorganizzare la ripartenza è fondamentale. Molte regioni stanno consentendo la ripresa degli allenamenti di gruppo anticipando il decreto che ne consentiva la ripresa dal 18 maggio 2020. È da riprogrammare una preparazione atletica simil pre-stagionale, mirata ai ritmi frenetici di questa estate, dove obbligatoriamente si dovrà giocare ogni tre giorni con temperature elevate. Da spettatori ci si preparerà ad un’estate a dir poco intensa e spettacolare.

Giacomo Leandri

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