Nella nostra storia di utenti digitali, non si era mai verificata un’interruzione di servizio sui social così lunga.

Questa la delibera degli esperti a distanza di un giorno, dopo il blackout social che è stato definito dalla Cnn “epic outage” ovvero un’interruzione epica.
Tra il 13 e il 14 Marzo infatti, sono state oltre quattordici le ore di malfunzionamento dei social più usati nel mondo: Facebook, Instagram e Whatsapp, in diverse parti del globo.
La zona più colpita dopo gli U.S.A. è stata l’Europa, come si vede dalla mappa di DownDetector, il servizio online che in tempo reale fornisce l’andamento dei malfunzionamenti del mondo digitale.

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The downdetector.com map showing major outages of Facebook

Un primato da record che ha messo a dura prova la pazienza di milioni di follower e utenti: dalla difficoltà nel caricare nuovi contenuti, al panico di non trovare più la propria bacheca aggiornata, ma soprattutto dove comunicare quanto stava per accadere? Perché se è vero che non è la prima volta che un social va in down (leggi “Facebook in crash”) , è altrettanto vero che nell’epoca in cui il social è il nostro palcoscenico principale, nessuno vuole restare spettatore di quanto ci accade intorno.

Come comunicare dunque, anche solo con una battuta ironica, quanto sta accadendo senza essere relegati al ruolo controproducente di spettatori passivi? Così, mentre a Menlo Park le migliori menti al fianco di Zuckerberg sono impegnate a risolvere l’epico grattacapo, nella vecchia madre patria Inglese il russo Pavel Durov assiste ad un’impennata di iscrizioni al suo social network: Telegram. Un post pungente e invitante celebra questo evento su Twitter, un social che nel frattempo godeva di ottima salute. “Abbiamo una vera privacy e uno spazio illimitato per tutti.” scrive Durov da buon padrone di casa, che nel giro di poche ore raggiunge circa 3 milioni di nuovi utenti sulla sua piattaforma. Telegram è fratello gemello di Whatsapp, anch’esso nato come servizio di messaggistica privata crittografata e anch’esso gratuito. Unica differenza col fratello più famoso: una privacy più rigida. Elemento chiave che oggi il suo CEO, cavalcando l’onda dell’inaspettato successo, tende a rimarcare sperando in un accasamento dei nuovi utenti sulla sua piattaforma.

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Twitt di P.Durov dall’account ufficiale di Twitter che invita e ringrazia per il boom d’iscrizioni a Telegram.

Gli utenti imparano dunque a fare di necessità, virtù e come in un perfetto equilibrio osmotico migrano su un altro continente social da esplorare. Nessun blackout li spaventa, se non per qualche ora; il tempo di realizzare che il mondo digitale da colonizzare è ampio e non si ferma a tre social network. Forse guidati dal panico, o forse più semplicemente, guidati da uno spirito di sopravvivenza che anche nell’antropologia digitale inizia ad avere trovare la sua storia.

Era il 1967 quando a Palo Alto, (ironicamente oggi confinante proprio col quartier generale di Facebook), alcuni tra i padri fondatori del mondo della comunicazione interpersonale crearono i 5 Assiomi della Comunicazione.
Al punto 1: “Non si può non comunicare”. Profetico e sempre più attuale in una situazione come questa.

 

 

 

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