Guido Staffieri (PD-GD): “Io mi sarei comportato come Carola della SeaWatch”

Guido Staffieri, Segretario dei Giovani Democratici ci parla della Seawatch, della segreteria di Zingaretti, di elezioni a Roma e del Congresso dei Giovani Democratici.

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Guido Staffieri, segretario dei Giovani Democratici di Roma, LA Seawatch è ancora in mare, di fronte a questa tragedia Umanitaria è giusto infrangere le leggi?

Se io fossi stato il Capitano della SeaWatch mi sarei comportato allo stesso modo. Certo è facile parlare dalla terra ferma, ma vorrei essere lì con loro e con la delegazione del PD che è ancora adesso a Lampedusa. Va combattuta l’arroganza nei confronti di queste 43 persone che avrebbero già un posto dove andare.

C’è un vulnus legislativo che va colmato però, sia il TAR del Lazio che la CEDU ha bocciato i ricorsi della SeaWAtch, perché il critica il Viminale e non il Modello Europeo che sicuramente appare fallimentare?

Il modello è fallimentare, il problema delle tragedie del mediterraneo che attraversano il mare senza nessuna sicurezza non può essere risolto dicendo di volerli fermare da dove partono. Salvini è colpevole di non esserci in Europa, è stato assente nelle ultime sei riunioni dei ministri dell’interno, preferisce fare le dirette Facebook invece di impegnarsi concretamente per la risoluzione del problema.

Anche se assente,  Salvini ha incassato il consenso delle Istituzioni Europee?

Voglio usare uno slogan di Renzi, “Europa sì ma non così”. uno dei pochi slogan che benché semplice mi ha colpito favorevolmente. L’Europa oggi non è un sistema che dà garanzie ad un popolo complesso come quello Europeo. Dobbiamo cedere più poteri all’Europa e non solo quelli secondari. Vogliamo un parlamento più forte e un Presidente più autorevole.

Il PD però non ha fornito un modello alternativo, avete cambiato segretario ma i parlamentari e i dirigenti locali sono rimasti gli stessi o hanno solo cambiato casacca?

Zingaretti è segretario da soli 114 giorni, il baratro in cui stava finendo il PD non ci permette di pensare che qualcuno possa riportare in auge un partito compromesso. Anche sul tema dell’immigrazione come partito abbiamo fatto tanti errori, anche come narrazione. Le leggi sono quelle di Minniti. Dobbiamo ritrovare una cultura ed un manifesto, non possiamo semplicemente dire che la SeaWatch attracchi per umanità. Dobbiamo dire anche perché quelle persone servono a questo Paese. Gli italiani hanno paura perché il Paese è debole quindi qualsiasi elemento nuovo viene visto come un danno. E’ una risorsa avere delle persone che vengono nel nostro Paese ad aiutarci a fare dei lavori che gli italiani non vogliono più fare.

A Roma com’ è la situazione?

A Roma noi abbiamo bisogno di un PD che, oltre i nostri consiglieri in Campidoglio, sia più autorevole e forte, che si faccia sentire e non si limiti alla critica. Il programma ancora non c’è ma c’è la voglia di costruire con le reti civiche positive, con i partiti di Sinistra, con le comunità più importanti di questa città un programma per l’alternativa. Questo è il vero tema, proposta non protesta.

A Breve ci sarà il Congresso dei Giovani democratici di Roma, ti ricandiderai?

No. Ho fatto due mandati, il mio lavoro a Roma è concluso è tempo che i più giovani possano camminare con le loro gambe.

Allora punterai a quello Nazionale?

Bisogna rimettere in moto un’organizzazione che sul territorio esiste. Ai Pride e nelle manifestazioni le nostre bandiere arancioni sono sempre in prima fila. Non dobbiamo piegarci alle logiche correntizie ma dobbiamo essere autonomi ed indipendenti. Io per fare questo lavoro sono a disposizione. 

ASCOLTA IL PODCAST DELL’INTERVISTA:

 

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