guerre dimenticate

Ci si lamenta degli immigrati, di quegli africani che sono sempre di troppo. Si entra nel limbo del razzismo, etichettando persino calciatori come “scimmie”. Tra gli slogan più famosi “Aiutiamoli a casa loro”.
Si parla poi sempre della guerra in Siria, commuovendosi davanti a scene drammatiche, ma solo per quella manciata di minuti, poi torniamo alla nostra vita, a “odiare l’altro”.
La guerra in Siria è solo una delle tante guerre dimenticate, di cui nessuno parla che ancora oggi continuano a fare morti e feriti.

La maggior parte sono guerre in Africa, ma nella lista ci sono anche il Sud America, l’Asia e l’Europa. Sì, anche nella nostra cara e accogliente e sicura Europa ci sono guerre dimenticate.
Guerre che, nonostante ci siano, anche grazie al silenzio inaccettabile dei media, non riescono a ottenere un concreto sostegno internazionale.

A denunciarne l’esistenza e questo assordante silenzio è il Norwegian Refugee Council (NRC) che ha pubblicato un rapporto annuale sui dieci Paesi con le crisi più dimenticate al mondo. La lista completa comprende anche Mali, Etiopia, Venezuela e la guerra in Libia.

L’organizzazione afferma che alcuni conflitti ricevono molta più attenzione e aiuto di altre. I motivi sono diversi. «La negligenza può essere il risultato di una mancanza di interesse geopolitico, oppure le persone colpite potrebbero sembrare troppo lontane e troppo difficili da identificare», spiega il documento. Inoltre, questa differenza potrebbe anche essere «il risultato di priorità politiche contrastanti».

Quali sono i fattori che decidono o meno la copertura da parte dell’informazione?

Nel rapporto, dove sono stati utilizzati dati forniti dalla società Meltwater, applicati sulla situazione nel 2018, si legge che «il livello di attenzione non è necessariamente proporzionale alla dimensione della crisi». E anche quando sono pubblicate informazioni su un conflitto, «la situazione dei civili potrebbe essere oscurata a causa di strategie di guerra e alleanze politiche».

guerre dimenticate

Guerre dimenticate in Africa: la crisi in Camerun

Partiamo dall’Africa, il continente dove ci sono più conflitti e guerre. Partiamo dal Camerun, dove la crisi iniziò nel 2016; prima con proteste pacifiche, poi sfociata in un vero conflitto tra gruppi armati governativi e ribelli.
Più di 450 mila persone sfollate e 800 mila bambini, dell’età dei nostri figli, non hanno la possibilità di andare a scuola.

«Centinaia di villaggi sono stati bruciati, decine di migliaia di persone si nascondono nella boscaglia senza aiuti umanitari e nuovi attacchi sono in atto ogni giorno», scrive NRC. «Nonostante l’entità della crisi, i bisogni umanitari non vengono soddisfatti», denuncia l’organizzazione. «La mancanza di informazioni e l’attenzione politica internazionale hanno permesso che la situazione si deteriorasse da manifestazioni non violente a vere e proprie atrocità commesse entrambe le parti».

Più di un milione di sfollati in Congo

Rimaniamo in Africa, ma spostiamoci in Congo, dove nel 2018, quando i combattimenti interetnici riprendono nelle province nord-orientali del Nord Kivu e dell’Ituri, migliaia e migliaia di congolesi sono costretti a fuggire in Uganda, lasciandosi alle spalle un milione di persone: gli sfollati interni.

«La lotta tra gruppi armati per il controllo del territorio e delle risorse, la distruzione di scuole e abitazioni e gli attacchi ai civili hanno creato importanti bisogni umanitari» si legge nel rapporto. «L’attenzione dei media internazionali durante tutto l’anno si è concentrata principalmente sull’esito delle elezioni presidenziali ritardate e dell’epidemia di Ebola, spingendo una delle peggiori crisi umanitarie sul pianeta nell’ombra della coscienza del mondo».

Repubblica Centrafricana: 2 milioni senza aiuti

Nella Repubblica Centrafricana, più della metà dei 4,6 milioni di abitanti del Paese ha urgente bisogno di aiuti umanitari. Gruppi armati locali controllano gran parte delle regioni, con conseguenti episodi di violenza che costringono i civili ad abbandonare le proprie case.

Anche gli operatori delle ONG sono stati regolarmente attaccati e intimiditi, motivo per cui alcune organizzazioni sono state costrette a ritirarsi.

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La violenza nel Burundi

Nel Burundi, le violenze sono scoppiate quando nel 2015 il presidente Pierre Nkurunziza annuncia la candidadura per il suo terzo mandato. Le proteste in piazza si sono trasformati in scontri violenti e la polizia ha risposto brutalmente ai disordini. A causa di ciò, 500 mila persone sono in fuga da allora, in cerca di sicurezza nei Paesi limitrofi, come la Tanzania, Ruanda, Uganda e Congo.

«A causa della mancanza di attenzione da parte dei media e di finanziamenti inadeguati da parte della comunità internazionale, i rifugiati non sono in grado di coprire i loro bisogni primari. Vivono in campi sovraffollati, non hanno abbastanza da mangiare e sono minacciati dalle malattie trasmesse dall’acqua», denuncia il Norwegian Refugee Council.

Guerre dimenticate in Europa: il conflitto nel Donbass

E proprio mentre pensiamo che le guerre sono cose lontane, in continenti e paesi a migliaia di chilometri, non sappiamo che il conflitto armato in Ucraina è giusto ormai al sesto anno. Una guerra dimenticata alla quale non sembra arrivare una soluzione, una guerra che continua a danneggiare le infrastrutture e le case, creando centinaia di migliaia di sfollati. Una guerra che, come tutte le altre, nega il diritto ai bambini di avere un’istruzione.

«Anche se nel corso del 2018 sono entrati in vigore cinque accordi di cessate il fuoco, che hanno comportato una riduzione delle vittime, sono stati tutti di breve durata. Il conflitto armato rimane una realtà quotidiana per tutte le persone che vivono vicino alle prime linee», si legge nel documento.

Guerre dimenticate in Asia: il dramma della Palestina

«Violenze continue, vittime umane e schiaccianti bisogni umanitari, dimostrano un allarmante fallimento della comunità internazionale a trovare una soluzione politica per i rifugiati palestinesi» si legge nel rapporto dell’organizzazione. «Sono passati più di settant’anni dalla fondazione dello Stato di Israele e dalla successiva espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi. Oggi 4,8 milioni di persone – l’intera popolazione del territorio occupato – sono esposte alla violenza e metà di queste hanno bisogno di urgente assistenza umanitaria».

guerre dimenticate

La situazione per molti palestinesi peggiora di giorno in giorno. Nella Striscia di Gaza, la Banca Mondiale descrive un’economia in «caduta libera» e i servizi di base sono paralizzati da interruzioni di corrente fino a venti ore al giorno. «L’appello umanitario del 2018 ha ricevuto appena il 45,7 per cento dei finanziamenti necessari per aiutare i 2,5 milioni di civili bisognosi», si legge nel rapporto.

Continueremo ancora a voltarci dall’altra parte?

Porti chiusi, porte aperte; braccia allargate, spalle voltate.
Continueremo ancora a girarci dall’altra parte?

Federica Fiordalice

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