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Fateci un favore, fatelo ai vostri figli, ai nostri ed al Mondo se lo volete salvare: Quando vedete Greta Thumberg in Tv cambiate canale.

Si chiaro, non abbiamo niente contro Greta in sè, ma il metodo Greta è quanto più di lontano ci sia se davvero vogliamo combattere tutti insieme una battaglia ecologica per la sopravvivenza della nostra razza (si potrà dire?) su questo pianeta.

Anzi, devo confessarvi che provo anche una certa invidia per Greta, in meno di un anno ha incontrato tutti i potenti del Mondo, ed ha avuto il coraggio e l’opportunità di dirgli in faccia quello che ciascuno di noi sente dentro : “Smettetela di prenderci per i fondelli”. E questa è cosa buona e giusta. Se anche lei non stesse prendendo per i fondelli centinaia di migliaia(forse milioni?) di ragazzi, che si stanno convincendo sempre di più che se vuoi ottenere un cambiamento basta chiederlo ai potenti di turno. O peggio ancora basta semplicemente cambiare i propri consumi.

Un atteggiamento tipico di chi ha 16 anni. Ed è del Capricorno. Seconda Decade.

Il problema è che a non prenderla sul serio per la sua età, a fare ironia sulla sua impreparazione e le sue contraddizioni, si viene additati come haters e accusati di essere insensibili alla questione ambientale e alla passione politica dei giovani, e allora prendiamola sul serio.

Il discorso all’ONU

Tra smorfie e lacrime di rabbia, Greta ha letteralmente perso il controllo, qualsiasi freno, scagliandosi contro i leader mondiali – a molti dei quali in questi mesi ha stretto la mano e sorriso lei stessa – e confermando tutte le peggiori impressioni sul movimento di cui è ispiratrice e testimonial: il suo fanatismo, il catastrofismo, i toni apocalittici, millenaristici, e il pregiudizio che lo stile di vita occidentale deve cambiare:

“Venite a chiedere la speranza a noi giovani? Come vi permettete? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote”, ha tuonato esibendo una retorica che sarebbe stato meglio indirizzare verso altra causa. Pensiamo ai milioni di bambini nel mondo a cui davvero, tutti i giorni, vengono “rubati sogni ed infanzia”. Bambini che tribolano nella fame, nella miseria, nello sfruttamento sessuale, nelle guerre.

Perché se hai avuto la sfortuna di non nascere in Svezia, ma in Angola, Sierra Leone, Zambia, Mozambico, dove la tua speranza di vita è di 40 anni, non ti biasimo molto se te ne freghi del cambiamento climatico e pensi ad ammucchiare il pranzo con la cena. (la media mondiale è di 60 anni) 

Se nasci  a Taranto e devi scegliere se andare a lavorare e con il tuo lavoro inquinare il mondo, oppure rimanere con le braccia conserte, o con un cartello in mano il venerdì, non ti biasimo se tra le due opzioni scegli la prima. 

E’ proprio “la religione di Greta” che rischia di “rubare i sogni” di miliardi di persone, negando loro la possibilità di sviluppo, di benessere, con ricette che in nome dell’ambiente sacrificano la crescita economica. Ed è lei stessa a rivendicarlo, rimproverando ai leader “tutto ciò di cui parlate sono soldi e favole di eterna crescita economica? Come vi permettete?”.

“Salvare il pianeta” e “sviluppo economico” si può fare?

Si deve fare.

Quello che si è aggregato attorno a Greta Thunberg è il movimento più populista, più demagogico, più anti-scientifico, dogmatico, occidentalocentrico  e pro-capitalista, dei nostri giorni e sarebbe un errore sottovalutarlo.

Per quantità, diffusione, e qualità, armamentario ideologico e capacità di produrre effetti tangibili sulle nostre vite, non è paragonabile ad alcun movimento definito “populista”.

Se qualcuno l’avesse scambiato per una di quelle fiammate di folclore ambientalista che di tanto in tanto si manifestano, o pensa di cavalcarlo per sostenere, in una logica emergenziale, un’agenda green economicamente e politicamente sostenibile, dovrebbe aprire gli occhi perché rischia di venire travolto.

Anche la mia generazione (ho 35 anni) protestava per l’ambiente, per kyoto, per il nucleare, poi ci siamo dovuti concentrare sulle nostre condizioni di lavoro, perché siamo finiti a girare in bicicletta pagati 3 euro l’ora per consegnare i panini di McDonald’s. Ed ora questa è la priorità. Il lavoro. 

Non possiamo e non dobbiamo, rinunciare a condizioni di lavoro migliori in nome della salvaguardia ambientale. Dobbiamo pretendere che “i soldi” vengano spesi per garantire lavoro a tutti e tutela ambientale. Insieme. Le cose non possono essere scisse. 

Dovremmo “tuonare” come Greta nei confronti delle Istituzioni Mondiali per chiedere più soldi, e non meno. Il cambiamento dei mezzi e dei metodi di produzione deve essere finanziato da tutti, perché quello a cui dovremmo puntare è un miglioramento delle condizioni pratiche di vita di tutti che siano compatibili con la tutela  dell’ambiente. Recriminare il contrario, ovvero imporre uno stile di vita per non distruggere l’ambiente condannerebbe milioni di persone ad una vita infame. E questo non possiamo permettercelo, perché di sicuro non lo accetteranno supinamente.

Giusta l’analisi sbagliata la cura

L’analisi di Greta è giustissima e la cura che propone che è sbagliata. Sarebbe come voler curare un Tumore con l’Omeopatia. 

Quindi, il pentitevi o morirete tutti:

“Le persone stanno soffrendo, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa… Il mio messaggio è che vi teniamo gli occhi addosso”

E’ un messaggio reazionario.

“Dichiaratamente favorevole al ripristino di un assetto sociale e politico storicamente superato: un vecchio r.; idee r.; estens., decisamente ostile a qualsiasi spinta o tendenza innovatrice e progressista sul piano politico-sociale.”

Insegniamo ai nostri figli che per ottenere qualcosa, non basta dire “mamma comprami il cambiamento climatico” ma bisogna lavorare duro per ottenerlo, sarà una battaglia di logoramento. Noi contro l’attuale sistema, sarà una battaglia trans-generazionale, iniziata secoli fa che andrà a avanti per secoli. E l’unico modo per capirlo è studiare ed andare a scuola. 

 

 

MAmanero

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