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Durante la nostra trasmissione Cor Core accesoRomatube.it in onda su Non è la Radio e su Tele Lazio Nord, abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva Francesco Graziani. L’ex calciatore di Roma e Torino, tra le altre, e Campione del Mondo nel 1982 con l’Italia, ha trattato molti argomenti. Dalla situazione delicata in casa giallorossa alla gestione dei Friedkin e l’operato di Paulo Fonseca.

Ieri ha avuto modo di vedere la partita della Roma?
“Mi verrebbe da dire purtroppo. Ma io l’avevo detto anche precedentemente alla partita. Quando la Roma incontra giocatori veloci, va in difficoltà. La squadra gioca a ritmi troppo bassi. Poi adesso il Napoli ha ritrovato i suoi titolari e ha ricompattato la squadra. La Roma si è trovata ad affrontare questo match con tre giocatori importanti fuori, ma questo non deve essere assolutamente un alibi”.

Avevano detto che la Roma era la squadra con il gioco più europeo e per questo è rimasta l’unica italiana in Europa. Avevano ragione o torto?
“Io devo dire che la gente prima di esprimersi non deve passare all’osteria, ma come se fa. L’unica squadra che abbiamo in Italia con intensità di gioco è l’Atalanta, a livello europeo. Non ce ne sono altre in Italia. Neanche l’Inter. Forse il Milan che gioca più da squadra. La Roma gioca sempre a ritmi lenti e quando gioca a ritmi lenti è vulnerabilissima. Quando, invece, aggredisce, alza il ritmo e verticalizza, allora diventa una squadra più difficile da affrontare. Soprattutto quando ha davanti gente rapida e veloce come Mkhitaryan e Pedro. Poi Pedro anche ieri, poca roba. Ci si aspettava di più”.

La lunghezza tra i reparti e gli errori che abbiamo visto ieri per lei sono solo un problema di ritmo?
“La Roma fa girare palla in maniera troppo lenta e non verticalizza quasi mai. Dzeko è un grande punto di riferimento per gli avversari. Se tu affronti Mkhitaryan, Pedro, Pellegrini, anche Borja Mayoral per certi versi, gente rapida, fai più fatica a gestire la fase difensiva. Noi siamo prevedibilissimi. Ormai con questo 5-3-2 ci conoscono anche fuori dall’Italia. Si fa fatica. Poi quando ci sono le giocate dei singoli riesci anche a fare cose importanti. La Roma, non ce lo dimentichiamo, ha fatto anche cose importanti in questa stagione. Ma con le grandi le ha perse quasi tutte ed è sempre stata sotto alle aspettative. Mettiamoci anche che questa volta qui si sia fatta sentire la trasferta in Ucraina, però non deve essere un alibi. Lo stesso Fonseca ha detto che non doveva essere un alibi e che la squadra stava bene e doveva fare una grande partita. Poi in verità mi sa che anche lui ha sbagliato i calcoli. Io la Roma l’ho vista anche un po’ stanca ad un certo punto”.

Fonseca non riesce a vincere nei big match. È una colpa questa per il tecnico portoghese?
“Non è solo una colpa di Fonseca, ma è una colpa di tutta la squadra. Se noi vogliamo pensare che Fonseca sia il male della Roma è sbagliato. O che sia lui con le sue scelte la negatività. Fonseca ha le sue percentuali di colpe non c’è dubbio. Le colpe maggiori ce l’hanno i calciatori. Rendono molto meno di quello che ci si aspettava”.

Il livello dei calciatori è quello che fanno vedere con le piccole o contro le grandi? Perchè magari contro le piccole creano un’illusione e scendono in campo con la paura quando sanno di affrontare delle squadre con i campioni…
“No, levatevelo dalla testa, non c’è nessuna paura o timore. La verità è che quando giochi con squadre altrettanto brave con ottimi calciatori che hanno delle qualità enormi è facile che tu possa andare in difficoltà. Un conto è giocare contro Cagliari o Crotone, un altro è sfidare le prime della classifica. Lì la qualità è molto più alta. Detto questo, la stagione della Roma è ancora in linea con il suo obiettivo iniziale. In più c’è questa bella realtà che si è ritagliata in Europa League. Siamo lì. Certo i numeri ci dicono che questa squadra quando affronta le squadre di pari livello o più forti va in difficoltà”.

Mancano solo tre scontri diretti in campionato…
“Già i numeri ci hanno detto qualcosa. I numeri non ti fanno classifica e non ti fanno vincere i campionati, però danno un’indicazione sul perchè e per come. Poi io dico una cosa, se faccio 80 punti e perdo gli scontri diretti ma riesco a qualificarmi per la Champions perchè vinco contro quelle meno brave, a me che me ne frega. Alla fine sempre 80 punti sono”.

Rispetto all’andata con il Parma avevi vinto ed ora hai perso, con il Benevento hai pareggiato. È anche difficile mantenere lo stesso ruolino…
“Anche la Juventus ha pareggiato con il Benevento all’andata e ieri ha perso. Quest’anno purtroppo ci dobbiamo assuefare al fatto che ogni partita ha una sua storia. Puoi vincere o perdere contro tutti. L’unica che in questo momento è diventata un rullo compressore è l’Inter. Ha trovato la sua compattezza, la sua autostima, le qualità dei giocatori che ha a disposizione. C’è un tecnico che li prepara e li gestisce bene. È la squadra più continua. Non aveva iniziato benissimo, ma poi si è ripresa alla grande. Il Milan è stato falcidiato dagli infortuni e dal Covid, più di altre squadre. Il Napoli anche. Sono le due squadre più tartassate dagli infortuni muscolari e comunque sono sempre lì”.

Ha visto la serie tv su Totti?
“Non l’ho ancora vista, ma troverò il tempo per farlo perchè sono curioso. Poi Totti è Totti insomma. Vorrei vederlo anche se questa è una fiction dietro al calciatore, l’uomo Totti, la persona. Sono curioso di valutare questo, lo farò al più presto”.

Il ruolo di Pellegrini
“Pellegrini credo che tutto sommato ieri non abbia neanche giocato male, però non ti fa la differenza. Non fa quel salto di qualità che tutti noi ci aspettavamo. È un ottimo calciatore, però anche lui va ad un ritmo lento. Io l’ho sempre paragonato a Marchisio come tipologia di calciatore, il numero 8, la mezzala. Marchisio però era più incisivo nella Juventus, si buttava dentro, faceva più gol ed era più utile alla squadra. Anche se aveva vicino giocatori di spessore diverso, ci mancherebbe. Io da Pellegrini mi aspetto sempre un piccolo salto di qualità in più che tarda ad arrivare”.

Come si piazza Pau Lopez? Sembrava essersi ripreso, ma dopo ieri sera è sempre più un problema…
“È un problema. Quando il portiere è incerto e sbaglia dei comportamenti è chiaro che vieni molto penalizzato. Se sbaglia un attaccante puoi rifarti, se sbaglia un portiere è tosta. Il portiere spesso incede sulla squadra sia in senso positivo che negativo”.

Un pensiero sulla gestione dei Friedkin
“Siamo tutti curiosi di vederli in faccia, li abbiamo visti solo in foto. Non li abbiamo mai visti con queste mascherine allo stadio e soprattutto non li abbiamo ancora ascoltati. È una loro strategia. I Friedkin evidentemente nel loro modo di pensare e agire fanno tutto senza fare conferenze stampa, senza andare in televisione o sui giornali. Credo che molto probabilmente stiano cercando di capire il nostro mondo dal punto di vista calcistico e magari stanno studiando anche la lingua. Penso, non lo so questo. Siamo curiosi di vederli in faccia e di sentire la loro voce per capire quali sono i progetti e i programmi futuri di questa società e di questa squadra. Non abbiamo questa soddisfazione, ma dobbiamo avere rispetto per i comportamenti degli altri”.

Il nuovo impiego di De Rossi
“Penso che sia un buon inizio per De Rossi. Inizia a fare il suo tirocinio. Sta in Nazionale, guarda Mancini come prepara una partita e una seduta d’allenamento. Vede anche quali sono gli aspetti più importanti. Magari tra un anno o due può prendersi la sua squadra con tutte le responsabilità”.

Il ruolo dell’allenatore di oggi
“È cambiato tanto. Adesso gli allenatori hanno uno staff di 6-7 uomini: chi fa la fase difensiva, chi fa il centrocampo, chi fa l’attacco, il match analyst. C’è una marea di gente e mi dovrebbero dire a cosa serve tutta quella gente. Quando sei in Serie A e conosci tutto di tutti. Giochi contro l’Inter e conosci tutte le loro caratteristiche, chi batte il calcio d’angolo da destra e da sinistra, chi va sul primo palo e chi va sul secondo. Ma a cosa servono i match analyst? Che mi devono dire a me a livello di Serie A e di Serie B. Le squadre si conoscono tutte. Sanno vita, morte e miracoli delle squadre e dei giocatori. C’è troppa gente e troppa confusione secondo me. Adesso più che un allenatore è un gestore di risorse umane. Lui entra in campo per far fare qualcosa alla squadra. Spesso le squadre si allenano in modo settoriale e tu poi alla fine fai un breefing su tutto quello che ti riportano i tuoi collaboratori. Si è esagerato in questo senso qui”.

Cosa pensa di Allegri?
“Allegri è bravo. È un grande gestore di risorse mentali ed umane, ha carisma e personalità. L’errore che ha fatto la Juventus è imperdonabile. Non puoi affidare una squadra con quegli obiettivi ad un tecnico che non ha mai allenato neanche la Tevere Roma. Io ho sempre detto che è come dare a un neopatentato una Ferrari, ce se ammazza con la Ferrari. Allora gli dai una macchina che non abbia quella forza, fa pratica un anno o due e poi gli dici che se vuole può farci un giretto con la Ferrari, ma sempre con me affianco. Non te lascio da solo ad andare da Roma a Ostia, sennò te ce ammazzi”.

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