Dopo aver ottenuto il via libera dalla Camera, il Governo Conte Bis ottiene la fiducia anche il Senato della Repubblica. I numeri però sono davvero risicati. Soltanto 8 in più rispetto al minimo necessario. 161 i voti minimi richiesti, mentre 169 sono stati i voti ottenuti. Compresi quelli dei Senatori a Vita Monti, Segre e Cattaneo, assenti giustificati gli altri 3 Senatori, Rubia, Renzo Piano e Giorgio Napolitano.

Troppi pochi voti perché la nuova maggioranza Rosso-Gialla regga fino al semestre bianco che porterà all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica nel 2022.

Come si elegge il Presidente della Repubblica

In Italia il Presidente della Repubblica è eletto dal parlamento in seduta comune, cioè da camera e senato riuniti. All’elezione partecipano inoltre i 58 delegati eletti dai Consigli Regionali (tre per ogni regione, a eccezione della Valle d’Aosta che ne ha uno solo).

Secondo la costituzione, i delegati regionali devono essere scelti in modo da assicurare la rappresentanza delle minoranze. È consuetudine quindi che i consigli regionali scelgano uno dei tre delegati tra le file dell’opposizione, mentre gli altri due sono scelti tra le cariche principali degli organi regionali: presidente della regione, vicepresidente della giunta, presidente del consiglio regionale o capogruppo del partito di maggioranza.

I componenti dell’assemblea sono chiamati “grandi elettori”, anche se spesso con questo nome si indicano solo i delegati delle regioni.

Se al completo, l’assemblea che elegge il presidente sarà composta da 1.009 persone: 630 deputati, 321 senatori (315 più i sei senatori a vita) e i 58 delegati regionali. Con le Regioni in mano al Centro Destra, sembra difficile pensare che questa maggioranza possa ottenere i numeri necessari per eleggere il prossimo Presidente. 

Salvini punta tutto sulle Regionali

Dopo il passo falso di Agosto, secondo la maggior parte dei commentatori, il piano del Capitano Matteo Salvini è quello di vincere più elezioni regionali possibili, a cominciare da quelle Umbre che si terranno il 27 Ottobre. Per questo ha già iniziato il suo Tour elettorale, solo attraverso le elezioni Regionali, infatti, potrà perseguire i suoi scopi, dare una spallata ad ogni elezione al Governo ed impedire numericamente che la nuova maggioranza possa eleggere in autonomia il nuovo Presidente.  

Da queste considerazioni nascono i continui appelli al voto Regionale, dove 30 milioni di cittadini nel prossimo anno potranno votare: 

Il Voto contro della Bonino, di Richetti e i messaggi in “codice” di De Benedetti:

A questa situazione già precaria, si sommano i voti contrari di Emma Bonino, di Matteo Richetti che nel frattempo ha abbandonato il PD per avvicinarsi a Calenda e l’Intervista di Carlo De Benedetti dalla Gruber. 

Il messaggio di Emma Bonino è abbastanza chiaro.

Dopo la travagliata decisione assunta dalla direzione di +Eruopa di non votare la fiducia al governo Conte (almeno al senato), il partito si propone come sorvegliante dei conti del governo Conte. Insomma, il nuovo esecutivo non si metta in testa di fare “spesa pubblica incontrollata” ed assumere atteggiamenti “diversamente populisti”

I commentatori più avveduti hanno notato come:  “Il voto contrario della Bonino al Senato va preso molto sul serio. È un messaggio al PD e serve a ricordare al Partito Democratico il “limite” oltre il quale il potenziale riformista della nuova maggioranza non può e non deve essere spinto, pena il distacco (politico, organizzativo, mediatico, finanziario) dei”padroni del vapore” dal PD. È una funzione antica che nella Prima Repubblica veniva svolto non da “singoli” ma da partiti: il Repubblicano ed il Liberale soprattutto nei confronti della DC nelle fasi di maggiore spinta a sinistra. (Primo csx e solidarietà nazionale)”

Più esplicito invece è stato Carlo De Benedetti: “non voterei la fiducia a questo governo”

L’intervista rilasciata al Lilli Gruber dalla Ex Tessera n°1 del Partito Democratico è di quelle che non lasciano scampo ad interpretazioni. Dopo aver dichiarato che lui la fiducia al Governo Conte Bis, lui non l’avrebbe votata, Carlo De Benedetti è stato ancora più esplicito affermando che: “”Il governo durerà fino a che Renzi vuole che duri, perché controlla ancora molti parlamentari. I padri di questo governo si chiamano Renzi e Grillo, e non mi sembra un grande albero genealogico. (…) Renzi mi ha molto deluso. Credo che farà un partito da qui a tre mesi, con la scusa che il PD debba essere riequilibrato al centro”.

Il sentiero stretto di Giuseppe Conte tra flessibilità e conti in ordine

“L’avvocato del Popolo” ha davanti un sentiero molto stretto. Ancheggiando come in un sambodromo (cosa di cui ha dimostrato di essere capace) dovrà guardarsi da più fronti. Primo quello sulla legge finanziaria su cui non si faranno troppi sconti all’Italia,  almeno stando alle dichiarazioni di Ursula Von Der Leyen. Secondo il tentativo scissionista di Renzi, annunciato da De Benedetti.  Terzo l’affidabilità dei 5Stelle. Il Partito di Di Maio&Grillo proverà a recuperare consensi mostrandosi come il Partito a favore della spesa pubblica, contrastato dal PD che invece, con le poltrone del Ministero dell’Economia in Italia (Gualtieri) e del Commissario agli Affari economici in Europa (Gentiloni), sarà il partito guardiano dei conti… e di Conte.

 

 

 

 

 

 

 

 

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