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In questi giorni sotto le (non mentite) spoglie de I due Leocorni abbiamo seguito estremamente da vicino le Sardine. Tra dibattiti costruttivi, polemiche e cori di piazza ecco alcune riflessioni:

Gli ultimi reduci della sinistra

“Mi sembra che sia l’ennesimo chiamare a raccolta i reduci in campo” afferma Dario Corallo durante il nostro dibattito di Venerdì 13. Analisi non scontata quella del poco moderato membro piddino, controcorrente rispetto all’acclamazione zingarettiana del fenomeno. Comprendere quale sia la portata innovativa del movimento è l’ingrediente legante che gli pemetterà di dare un futuro alle loro richieste e a non farle disgegare. In più dovranno attrarre nuovi giovani adepti, invece che raccogliere gli ultimi irriducibili elettori della sinistra. Piazza San Giovanni sembrava infatti costellata di teste canute e rughe che hanno visto infinite tornate elettorali deludenti. Ma dov’erano i giovani a cui sembra parlare questo fenomeno? Sicuramente non possiamo parlare per tutte le piazze che si sono riunite intorno al mondo, ma l’età media di quella romana era inaspettatamente molto alta. E’ pur vero che secondo i dati ISTAT del 2018 la popolazione continua ad invecchiare e visivamente parlando è difficile non notarlo. Anche il saldo negativo rimpatri/espatri mostra che gli stessi giovani si trovano magari in giro per il mondo a popolare le piazze ittiche. Perciò rimangono quelli che hanno fatto politica in gioventù e che magari dovranno spingere le piccole masse under 30 a rioccuparsi della vita pubblica con il buon esempio. D’altronde “Contro la disgregazione” è uno dei punti delle Sardine, no?

 ” Trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network”

Il movimento si propone contro l’irrazionalità resa strumentale dalla politica (solamente di destra?) degli ultimi tempi. E sembra che voglia riportare al centro l’informazione e la cultura come metodo di decisione critica e per sconfiggere la distorsione della realtà a fini elettorali. I movimenti del passato come i Girotondi, ma soprattutto il Popolo viola erano sorti con intenzioni piuttosto simili ma in un contesto completamente diverso. Non avevano ancora sperimentato il pericolo delle deep fake news o di mostruosi sistemi di pagine che condividono contenuti artificiali. Se l’antibelusconismo o la difesa dei valori democratici erano le loro direttrici, mai si sarebero aspettati di dover combattere contro un nebuloso nemico virtuale. Piuttosto si erano ritrovate ad acclamare quegli stessi mezzi vedendone solamente un mezzo di raccolta efficacissimo. Questa tanto acclamata rivoluzione sembra quindi sottolineare più la necessita di un nuovo metodo democratico, o meglio di un suo uso più corretto piuttosto che portare nuovi contenuti. Trasparanza nei social= Trasparenza nella comunicazione della verità.

La destra si occupa di politiche sociali e la sinistra dei diritti civili?

Le critiche che molti hanno mosso al programma riguardano i contenuti ancora poveri del movimento. Certo sarebbe stato parecchio fantascientifico aspettarsi un programma di partito, che si sviluppa in anni di lavoro sul territorio, dopo un mese di attività. Ma si può giustamente far presente che combattere una destra che mangia fette di elettorato, solamente portando diritti civili ed empatia sia troppo debole. Se infatti le Sardine vogliono riportare una vera dialettica trasparente tra destra e sinistra dovranno far riappropriare il centro-sinistra delle tematiche sul lavoro. Temi come la transizione per uscire dal Neo-liberismo (al quale il PD strizza l’occhio con simpatia) o il salario minimo si accantonano in favore della tenuta di governo. Le politiche reali sono quelle che interessano nel lungo periodo e che mantengono la sollevazione sardinica più unita possibile per far da bastione alla sinistra.

I giovani chiedono un sistema di valori moderno

Ma allora questi ultimi reduci della sinistra aspettano dall’era berlusconiana un vero partito interprete di valori non più moderati. Il centro-sinistra si frammenta sempre più in piccoli partiti con meno del 5 %, proprio perchè non riesce a trovare un sistema di valori che faccia da collante. E se si chiedesse ad ogni Sardina cosa ha votato nel 2018, risponderebbero nei modi più disparati. In sostanza una virata a sinistra vera, e la fine del moderatismo di convenienza. In parte ce lo dicono anche i risultati delle elezioni in Gran Bretagna. Secondo un sondaggio Yougov la fascia 18-29 ha votato per il 51% per il Labour ed il suo programma di ispirazione marcatamente di sinistra. Al di là della Brexit, ed il fatto che sia un dato di oltre Manica, tra i giovani europei si respira insofferenza per la mancanza di idee moderne. La maggior parte dei giovani italiani, che possiamo ancora definire non disaffezionati dalla politica, è gente con una laurea, che è probabilmente stata in Erasmus od ha vissuto per soggiorni di lingua all’Estero. Come può tra una popolazione tale attecchire la retorica dell’odio sul diverso? Sarebbe anche difficile immaginare che credano gli immigrati la principale causa della disoccupazione dilagante. O che si sentano più rappresentati da un crocifisso sbandierato al posto di una vessillo di valori.

Sardine in un mare senza ossigeno

Un nodo di cui si parla poco è la possibilità che questo movimento oscuri parzialmente quello ambientalista. O piuttosto le due forze possono unirsi in sinergia? Anche il risorto movimento ambientalista è da considerarsi spontaneo. La sua stessa organizzazione  verrà verosimilmente assunta anche dalle Sardine dopo la costituente di Domenica 15 Dicembre. E allora perchè non sfruttare le già esistenti assemblee che i movimenti di disobbedienza civile per l’ambiente hanno radicato sul territorio? Una sardina per poter nuotare nel mare ha bisogno di ossigeno ed è quindi anche nel loro interesse che l’agenda climatica diventi argomento del dibattito politico. Va bene manifestare contro la retorica dell’odio, che poi in fondo è la stessa con la quale Salvini denigra l’attivismo della giovane Greta Thunberg. Ma il diritto alla salute dell’ambiente è anche sostenitore del diritto delle popolazioni a non emigrare, così nel Medio Oriente come nella zona lagunare di Venezia.

Una strategia europea

Erano anche troppo poche le bandiere europee in Piazza San Giovanni. Non si è ancora mai accennato a cementare l’unione di tutte queste piazze, anche fuori dai confini italiani, avendo un una vera strategia comune: l’Europa. Se Copenagehen, Berlino, Stoccolma, Parigi e Barcellona si sono unite non è solo per la mancanza delle lasagne. Ma perchè evidentemente anche chi ha scelto come casa un posto furi dallo stivale percepisce la stessa paura del populismo di destra. In Europa la politica si contagia facilmente a vicenda e bisogna costruire un meccanismo di difesa comune.

Mi chiedo se possa nascere un movimento mondiale delle Sardine o se stiano già sommessamente crescendo in tutte le piazze. Dal Chile, ad Hong Kong a Parigi in forme diverse ma sempre più critiche verso il metodo democratico. La democrazia liberale è fatta anche di tutela delle minoranze, ma nel futuro gli interessi dei più piccoli verranno sempre più fagocitati in nome della stabilità. Vi sembrano davvero stabili alla fine questi governi?

Claudia Comandini

 

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