Giuseppe Conte, un premier silenzioso ma autoritario, dopo la crisi aperta dal suo vicesegretario Matteo Salvini, ieri ha annunciato le sue dimissioni di fronte al Senato. Credo che il discorso di ieri, sia stato uno dei discorsi più ponderati e specifici della politica di questi anni.

Lo si denota anche dal netto contrasto di vocaboli e temperanza con le successive repliche di Salvini e Renzi. Un gigante tra nani, che ha saputo far rimpiangere molti più italiani di quanto si fosse aspettato all’inizio.

Forse mancava una figura del genere nel panorama politico odierno: preparazione, trasparenza e sobrietà. E forse è proprio per questo che molti italiani lo hanno apprezzato conoscendolo e ascoltandolo.

Dico “conoscendolo” perchè ricordo bene i commenti, anche giustificati, di milioni di persone all’insediamento di Conte: “Chi?”, “Ma chi è?”, “Ecco un burattino”. Il timore fu che fosse radiocomandato dai due vicepremier Di Maio e Salvini, e la sensazione per molti è stata questa. Ma resta di fatto una sensazione, chiarita ieri dalle sue parole.

Accusato di non aver mai risposto direttamente alle provocazioni politiche del leader della Lega e di essersi “svegliato” troppo tardi, spiega come abbia fatto ciò nel pieno rispetto dell’istituzione e del paese. Infatti, abbiamo dimenticato purtroppo come la discussione politica debba esistere all’interno degli organi parlamentari e di fronte alle istituzioni che ci rappresentano. Siamo alienati e confusionati da questa odierna politica martellante di dichiarazioni al veleno, post su Facebook e tweet.

Una catechizzazione e una lezione gratuita di cultura delle istituzioni non solo al diretto interessato Matteo Salvini, non solo al Parlamento, ma alla nazione intera.

“Non abbiamo bisogno di persone, di uomini, con pieni poteri, ma di persone che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità.”

Leggendo ciò, verrebbe da sorridere pensando all’odierna politica italiana e alle figure che la compongono.

 

 

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