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Nel giorno della Memoria ricordiamo che anche l’Italia fascista ha avuto, come l’alleato nazista, i propri campi i concentramento.

Ne ricordiamo principalmente 5, alcuni nati come “semplici” campi di lavoro, diventarono con il tempo strutture che non invidiavano nulla ai campi tedeschi di Auschwitz o di Dachau.

Purtroppo i campi di concentramento furono una vergogna anche italiana.

CAMPO RISIERA SAN SABBA

Probabilmente il campo più famoso e duro che si trovava in Italia.

La Repubblica di Salò nel 1943 aveva completamente ceduto molti territori, vicino alla frontiera, alle truppe tedesche, tra questi: Fiume, Trieste ed Udine.

Il campo di Risiera nacque a Trieste, su indicazione dei nazisti; fu scelto un vecchio palazzo una volta utilizzato nella lavorazione del riso, ai piani inferiori c’erano le stanze dove i tedeschi eliminavano fisicamente e sommariamente i prigionieri.

Praticamente i locali di essiccatura del riso erano stati trasformati in efficienti camere a gas.

Il Comandante del Campo, la SS Lambert aveva fatto costruire anche dei forni crematori come nei campi Europei.

All’inizio Campo Risiera era stato concepito come capo di passaggio per i prigionieri diretti a Buchenwald, Dachau e  Auschwitz, ma si calcola che al suo interno furono uccise almeno 5000 persone.

Il campo venne liberato dalle truppe partigiane di Tito il 29 Aprile del 1945: i tedeschi riuscirono a far saltare l’edificio principale e il forno crematorio per eliminare le prove di quanto fatto.

Anni più tardi il comandante del capo ed altri ufficiali nazisti furono processati e condannati dal Tribunale della Repubblica Italiana.

CAMPO DI FOSSOLI

Fu costruito nel 1943, nei pressi di Carpi, non molto distante da Modena.

In origine doveva essere un campo di passaggio, punto di raccolta dei prigionieri inviati nei campi di concentramento in Austria.

Era costituito per la grande maggioranza da baracche circondate da una doppia linea di filo spinato, cavi elettrici ad alta tensione e torrette d’avvistamento munite di riflettori notturni.

Da questo campo, dopo un “soggiorno” di diversi mesi partì Primo Levi per Auschwitz, dopo lo sgombero dell’agosto del 1944 i prigionieri furono trasferiti a Bolzano.

CAMPO DI BOLZANO

Reso attivo nel 1944 dopo la smobilitazione del Campo di Fossoli, il Campo di Bolzano ospitò migliaia di Ebrei e prigionieri politici.

In quel periodo, dopo l’8 Settembre del ’43 le province di Trento, Belluno e Bolzano erano state annesse alla Germania.

Il campo era costruito sulla falsa riga di quello di Fossoli, con un grande capannone centrale dove erano assiepati migliaia di prigionieri, tenuti in condizioni di vita davvero spaventose.

Nato come campo di passaggio per portare i prigionieri verso altre destinazioni, con il tempo divenne luogo di tortura dove estorcere informazioni e uccidere sommariamente migliaia di individui.

Una volta sgomberato, il campo, insieme con tutta la relativa documentazione, venne distrutto con particolare efficacia dalle SS, al punto che ad oggi di questa installazione non rimane che una lapide commemorativa.

CAMPO DI FERRAMONTI

Anche il sud ha avuto i suoi campi della vergona, il Campo di Ferramonti nasce in provincia di Cosenza ed era il più grande campo di concentramento costruito dal regime fascista.

Il numero  medio di prigionieri presenti nel campo era i circa 2000 unità, con picchi dopo il 1943 di 3000 persone.

Il campo venne costruito addirittura prima della promulgazione delle Leggi Razziali, nell’ambito dei lavori di bonifica del territorio, il campo infatti avrebbe dovuto “ospitare” i soggetti “indesiderati” del regime come avversari politici, dissidenti, sovversivi e antifascisti.

Costituito da un centinaio di baracche, i reclusi erano presi in custodia non dalle milizie fasciste, ma da carabinieri o agenti di pubblica sicurezza.

Questo rese le condizioni di vita all’interno del campo decisamente più umane.

Vista la presenza di Ebrei, profughi, zingari, apolidi e tutti coloro che in qualche modo venivano ritenuti inadatti alla vita e alle regole imposte dal regime il Campo di Ferramonti divenne un epicentro di lungue, culture e religioni diverse.

CAMPO DI BORGO SAN DALMAZZO

Il campo di Borgo San Dalmazzo racconta due storie: quella prima del settembre 1943 e quella successiva.

Il campo di Borgo San Dalmazzo nasce inizialmente come campo di raccolta di stranieri ed ebrei della provincia di Cuneo.

Dopo l’ Armistizio i tedeschi lo trasformarono in un vero e proprio campo di sterminio, cosa che fino a quel momento le autorità italiane aveva voluto evitare ad ogni costo.

CAMPO RISIERA SAN SABBA

CAMPO DI FOSSOLI

CAMPO DI BOLZANO

CAMPO DI FERRAMONTI

CAMPO DI BORGO SAN DALMAZZO

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