Germania MEs
550 miliardi di aiuti alle imprese
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Il ministro delle finanze della Germania Olaf Shulz: “550 miliardi. Questo è il nostro Bazooka per spazzare via la crisi di liquidità che avranno le nostre imprese per la crisi da coronavirus. Non ci saranno limiti agli aiuti.”

Il Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen aveva appena finito di pronunciarsi:

“Siamo pronti ad aiutare l’Italia con tutto quello di cui ha bisogno, in questo momento è colpita severamente dal virus, sosteniamo tutto quello di cui ha bisogno e tutto quello che chiederà.

Il prossimo potrebbe essere un altro Stato membro. […]

Rassicuro gli Stati membri che noi a livello Ue stiamo offrendo massima flessibilità sugli aiuti di Stato.

In questo momento le norme di aiuto di Stato flessibili consentono agli Stati membri di adottare misure rapide a beneficio delle imprese.

Gli aiuti di cui parla il Presidente della Commissione Europea riguardano la possibilità che i singoli Stati membri, possano dare benefici economici alle imprese. Questi aiuti di norma sono limitati per garantire la giusta concorrenza a tutte le imprese europee ma con questo discorso, di fatto, si liberalizzano.

Coglie la palla al balzo la Germania, che non ancora colpita da nessuna crisi da coronavirus, né sanitaria né tantomeno finanziaria (visto che non aveva posto ancora nessun limite alla produzione) si prepara a stanziare la cifra stratosferica di 550 miliardi da mettere a disposizione delle imprese tedesche.

 

550 miliardi: dove li prendono?

Facciamo un po’ di chiarezza; uno stato sovrano non è una impresa, non può accumulare capitali. Il massimo del virtuosismo è quello di raggiungere la parità di bilancio.

Le uniche entrate di una Nazione vengono dalle imposte pagate dai cittadini ed imprese, ed è compito dello stato impiegare queste risorse per servizi ed infrastrutture.

Ci sono state eccezioni in passato in cui la Germania ha avuto un surplus di bilancio. Nel 2018 ad esempio per 1,7% del pil, per un totale di 58 miliardi (non 550), ma è stata subito bacchettata dalla confindustria tedesca e dal Fondo Monetario Internazionale. Nel 2019 il surplus è stato ridotto a circa 12 miliardi.

I soldi non arriveranno neppure dall’Unione Europea, non è proprio concepito un aiuto dell’unione a imprese nazionali, in queste circostanze.

I soldi arriveranno dall’emissione dei cosiddetti “Bound”, ovvero dalla creazione di debiti.

Bound Tedeschi sono prodotti finanziari a bassissimo rischio e vengono collocati sul mercato anche a rendita negativa. Vengono acquistati da risparmiatori, investitori istituzionali, banche e soprattutto dalle banche centrali, compresa La BCE.

 

Perchè nazioni come l’Italia non possono adottare le stesse misure tedesche?

L’emissione di titoli di stato altro non è che un debito verso chi li acquista che ovviamente ne deve avere un vantaggio. Il vantaggio è il tasso di interesse che lo stato pagherà a chi ha comprato il titolo. Chi stabilisce i tassi? Il mercato ovviamente, ma è fortemente influenzato dalle cosiddette agenzie di rating.

I “Magnifici Quattro“, al secolo Standard & Poor’s, Moody’s, Fitch e Dagong. Sono principalmente loro a determinare la pericolosità degli investimenti e quindi ne segnano anche la redditività. Più un investimento è a rischio, più deve remunerare il capitale.

In base ai giudizi di questi soggetti privati, la Germania ottiene presti sostanzialmente gratis e nazioni come l’Italia invece pagano interessi del 2,5% annuo.

Tanto per ricordare alcuni aneddoti, i Magnifici 4 sono gli stessi che garantivano con AAA (investimento sicurissimo) il rating della lehman brothers il giorno prima che fallisse, idem per la Parmalat di Callisto Tanzi e la Cirio di Cragnotti.

Nei loro giudizi tengono conto principalmente del debito pubblico nazionale, elevatissimo per l’Italia per carità, ma non del debito privato. Le imprese e le famiglie italiane sono infatti tra le meno indebitate nel mondo occidentale, e questo andrebbe sommato nel quadro generale.

Di fatto, per questi tassi di interesse, nel 2019 l’Italia ha pagato 65 miliardi di euro di interesse sul debito pubblico. Una cifra esorbitante e sconsiderata sottratta a servizi ed investimenti. Il Giappone con una situazione debitoria decisamente più pesante di quella Italiana, non arriva a pagare la metà.

 

Quanto è sostenibile una Europa cosi?

La maggioranza relativa del debito pubblico delle nazioni è posseduta da banche centrali e istituzione europee come la BCE

Oggi ci ritroviamo in una Europa che si comporta davvero in modo strano. Sulla base del Rating fornito da privati, garantisce lo sviluppo di alcune Nazioni e ne affossa altre. Si comporta come quel padre che presta dei soldi a tasso di usura al figlio in difficoltà e li regala a quello in salute. Quanto può durare una famiglia così?

Se con cambiassero gli scenari, l’Italia affronterà la crisi con 12,5 miliardi per sostenere le imprese in difficoltà, ma la difficoltà più grande non verrà dal coronavirus.

La nostra impresa, oggi ferma, si scontrerà con l’impresa tedesca (attualmente in piena attività e in espansione per mancanza di concorrenza) che ripartirà con investimenti stratosferici da 550 miliardi. Il tasso di interesse sul debito per le nazioni che operano con la stessa moneta DEVE essere lo stesso.

L’Europa va rivista, non c’è dubbio

 

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