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All’inizio della pandemia da Coronavirus, hanno fatto paura e sconcerto le parole della Cancelliera tedesca. “Tra il 60 e il 70% della popolazione si infetterà” affermava la Merkel l’11 Marzo 2020. Ma questo erano affermazioni che facevano parte di un progetto ben stabilito ed organizzato. La Germania è sicuramente un esempio di efficienti linee politiche, sociali ed economiche durante una pandemia.

L’organizzazione in Germania

Come sappiamo la Germania è una Federazione, che significa che i “Laender” tedeschi hanno una capacità regolamentare forte quanto quella statale. Cosa vuol significare ciò? Che in base al numero di casi da coronavirus, il governatore di un Laender può decidere quale siano le regole da far seguire. Tutto rispettando le norme imposte dal Governo centrale. Le principali regole statali sono: il divieto di assembramenti con più persone; l’obbligo di mantenere una distanza di almeno 1,5 metri; il divieto di passare da un comune all’altro se non per validi motivi. Quindi, il Lockdown ha varie sfaccettature. Un cittadino che si trova a Monaco (un focolaio tedesco) avrà più restrizioni di un’abitante di Dresda (città meno colpita). Perché l’epidemia viene gestita localmente e non in modo nazionale. Questa è una prima differenza fondamentale nel confronto Italia-Germania. Il governo italiano ha dichiarato tutta la penisola zona rossa, quello tedesco solo alcune zone (visibili in questo sito). Inoltre, il sistema tedesco grazie alle istanze del Bundesrat, ha un ottimo rapporto tra il livello statale e regionale. Cosa che il sistema italiano non prevede, e che crea solo conflitto (guarda conflitto tra Lombardia e Consiglio dei Ministri).

Il senso civico

Un altro elemento non da poco è sicuramente la famosa rigidità del tedesco. “Ridurre i contatti tra le persone allo scopo di guadagnare tempo, prezioso per vincere la sfida. Non sono raccomandazioni, sono regole: solo così possiamo salvare vite”. Queste dichiarazioni della Merkel, non sono viste come una regola, ma come un obbligo. L’obbligo sentito del distanziamento sociale ha permesso una minore rigidità nello “stare a casa”. Come mai questo? Ovviamente lo stare a casa può ridurre lo spread di contagio. Ma non è l’unica soluzione. La teoria ci insegna che il distanziamento di 1,5 metri, la cura delle mani e del viso, sono forme minime di lotta al coronavirus. Quindi, secondo voi se si esce con persone provenienti dalla tua stessa residenza e si sta a distanza sociale dagli altri, si può affrontare il Coronavirus? (leggere la provocazione di Formigli).
Queste regole sono in vigore in alcuni stati della Germania. A Dresda per esempio, si può passeggiare tranquillamente, ovviamente con alcune condizioni. Il “#iorestoacasa” non è universale. E, ancora, non è l’unica soluzione. Tant’è che anche il governo italiano ha visto che la situazione di “chiusi in casa” non può durare per tanto ancora. La benedetta Fase 2 poteva essere già in vigore, ma ovviamente in Italia il senso civico era nascosto dai runners.

Il confronto senza confronto

Il “resto a casa il più possibile” è un argomento che in Italia non si è preso in considerazione. Nelle file governative c’è stata l’impressione che non poteva esistere “il più possibile”. La troppa libertà che l’italiano pensa di avere, lo ha ridotto alle catene. Perché nella percezione della libertà, che l’italiano supera i confini del possibile. Quindi, forse, è stato meglio ridurre la libertà dall’uomo forte del momento: Giuseppe Conte. Che non è una negatività, è quello che l’italiano medio vuole (Demos per Repubblica). La Germania è pronta a riaprire attività commerciali, al costo di una mascherina che in alcune città da in dotazione lo stato. I tedeschi sono pronti a convivere con il virus. Che non è accettazione, è razionalità.
Te sei pronto a convivere con te stesso e con gli altri? Sei pronto ad aprire la porta ed uscire? Sei pronto alla Fase 2, anche chiamata: “la paura dell’altro”?

MAmanero

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