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I ragazzi di Febbre da Roma hanno intervistato in esclusiva Gaetano D’Agostino, ripercorrendo la carriera dell’ex regista e facendosi raccontare alcuni aneddoti. Ecco un estratto della chiaccherata, per l’intervista integrale potete cliccare qui.

Oggi Gaetano D’Agostino allena il Lecco, dopo aver guidato l’Alessandria, il Virtus Francavilla e Anzio. Come è Gaetano D’Agostino come allenatore? Lei è stato allenato da grandissimi allenatori, c’è qualcosa nel suo gioco che fa riferimento ad uno di loro? Se sì a chi?

“A me piace far giocare bene la squadra, essere propositivo. Sono un allenatore che cerca di prediligere il gioco rispetto agli avversari. Amo gestire il gruppo, dare responsabilità ai ragazzi anche perché, avendo avuto la fortuna da calciatore di essere sempre stato uno che nello spogliatoio si faceva sentire, voglio che i giocatori siano dei leader. Sono un mister che da massima fiducia allo spogliatoio e cerco di dare quella spensieratezza che serve perché comunque è sempre un gioco. L’importante è che sul campo si dia sempre il 100% e che si lavori uniti per un unico obiettivo. Gli allenatori  che ho avuto sono stati tutti importanti e da tutti ho preso spunto. Il calcio è cambiato rispetto a quando giocavo io anche se sono passati solo 10 anni. E’ più fisico, più tattico. Gli allenatori che seguo con più attenzione sono Gasperini e Klopp.”

Lei in mezzo al campo univa la genialità al saper gestire il pallone in un modo sopraffino, si sarebbe aspettato di più dalla sua carriera o è soddisfatto del suo percorso da calciatore?

“Come in tutti i percorsi è normale aspettarsi sempre di più. Io ho sempre dato il massimo nel mio lavoro, nel momento in cui ho toccato l’apice i club importanti si sono fatti avanti. Non entro in merito alla questione Real Madrid o Juventus ma quell’annata lì (il terzo anno a Udine) , che mi ha portato a consacrarmi dopo i primi due anni, mi ha dato la possibilità di farmi conoscere al grande calcio arrivando anche in Nazionale. Come in tutti i percorsi sì, c’è qualche rimpianto, ma alla fine ho fatto una buonissima carriera e sono contento di questo.”

Nella vita tutti noi abbiamo un bivio, una strada che si dirama. Una scelta può cambiarci la vita.  Lei è su un divano con una sigaretta in bocca e un joystick in mano. Le arriva una chiamata da un numero sconosciuto. Il suo passaggio al Real Madrid sembrava cosa fatta, poi tutto inspiegabilmente sfumò. In quei momenti cosa sognava Gaetano e quanto è stato difficile per lei realizzare che tutto ciò che aveva immaginato era stato cancellato da un qualcosa che ancora non riesce a capire?

“Dopo quella chiamata di Bronzetti sembrava tutto fatto. Dopo che era saltato il passaggio alla Juve per me si stava aprendo un grande portone, una grande opportunità ma purtroppo sfumò anche quella trattativa.Umanamente è normale pagarla sia a livello psicologico che fisico, quei mancati passaggi hanno segnato in maniera forte la mia carriera a livello mentale perché avevo dimostrato, potevo avere la possibilità di toccare il cielo andando nel club più importante del mondo ma non mi venne concesso.”

Lei era al Circo Massimo con i calciatori giallorossi per festeggiare l’ultimo scudetto della nostra storia. Che ricordi ha di quella sera e cosa ricorda di quell’annata? Lo spogliatoio era molto unito e spesso vi ritrovavate tutti insieme per cene e divertimenti. Può raccontarci qualche aneddoto?

“Ero giovanissimo, ricordo quella stupenda festa e tutta quella gente. Ho dei ricordi bellissimi, momenti emozionati. Ricordo che alla festa del Circo Massimo non riuscivamo a passare perché c’era un muro umano felice, allegro pieno di entusiasmo. Abbiamo cercato di uscire da dietro le quinte ma era impossibile, siamo rimasti lì per tutto il concerto. E’ stata una festa meravigliosa piena di personaggi importanti come la Ferilli e Amendola. Quel gruppo era fantastico ed ha lottato per un obiettivo solo, quello di vincere lo scudetto che poi vincemmo.”

Lei giocò nella Roma anche nel momento probabilmente più buio della sua storia. La stagione dei cinque allenatori la ricordiamo tutti. Come visse il gruppo quella annata ? Perché secondo lei non si riuscì a trovare una soluzione stabile? Ha dei ricordi legati a qualche allenatore di quella stagione?

“Annata stranissima, che poi non andò nemmeno male inizialmente nella turnee Americana con Prandelli. Ricordo che tornati in Italia, in una amichevole con il Perugia io dovevo entrare nel secondo tempo ma nessuno usciva dal campo. Qualcosa sembrava non quadrare, infatti ricordo a fine partita i visi cupi e arrabbiati dei compagni. La sera quando arrivammo a casa ci arrivò il messaggio delle sue dimissioni. C’è chi dice per la moglie, chi dice per Cassano, ma io realmente non so il perché. Da lì in poi andò tutto storto e la Roma rischiò di retrocedere. Io andai via a gennaio perché rischiavo seriamente di bruciarmi la carriera però ripeto, sono annate che capitano una volta ogni trent’anni, rimpiazzare uno come Capello è difficilissimo e lo sarebbe stato in qualsiasi piazza.”

Lei ha giocato con Totti e Cassano.. deve essere stato davvero bello vederli giocare assieme. Che immagini porta con se di quei periodi assieme a questi due grandi calciatori?

“Bello in allenamento, bello in partita. Mi sarei divertito molto di più se fossi rimasto a Roma, immagina se io avessi giocato regista in quella Roma con Totti e Cassano lì davanti. Sono sicuro che avrei fatto molti più anni alla Roma. Peccato che nessuno abbia avuto questa intuizione perché, e non voglio esagerare, sono sicuro che sarei rimasto alla Roma altre dieci stagioni anche perché la società cercava un calciatore con quelle caratteristiche. Uno dei rammarichi più grandi è questo, sono cresciuto nel settore giovanile della Roma e nessuno ha mai avuto l’intuizione di farmi giocare regista come a Udine dove poi ho reso al massimo. Lì ho conquistato la Nazionale, lì tutti i club mi hanno cercato e ripeto, se avessi giocato regista nella Roma  sono certo che avrei fatto grandissime cose.”

[…]

 

 

 

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