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«Siete in tanti a cercare di prendere appuntamento. In ragione di un gran numero di connessioni simultanee, vi invitiamo a pazientare nella lista d’attesa. Tempo di attesa stimato: 123 minuti». Questo era il messaggio che ieri sera compariva, con tempi variabili, sul sito e l’applicazione per smartphone di Doctolib, la piattaforma usata in Francia per gli appuntamenti dal medico e anche per prenotare un vaccino. Il discorso di Macron alle 20 in diretta tv – obbligo di pass sanitario con vaccino per entrare al ristorante o prendere aerei o treni – ha provocato una corsa immediata e affannosa alla dose.

Ventimila appuntamenti al minuto, per un totale di 926 mila in una sola sera. Mesi di tergiversazioni, tentennamenti, manifestazioni dei no vax, dibattiti più o meno teorici sulla libertà di non vaccinarsi, scavalcati dal rischio di non potere andare al ristorante. L’azzardo di Macron ha pagato. «Vaccinatevi», ha ripetuto il presidente della Repubblica, cambiando per la prima volta registro di comunicazione. Finora Macron aveva certo esortato i francesi a vaccinarsi, ma lo aveva fatto con prudenza e mostrando di avere grande rispetto per chi aveva bisogno di più tempo per pensarci, come se fossero scelte esistenziali meritevoli di uguale attenzione.

Da ieri sera il clima è cambiato. La variante Delta rischia di provocare una quarta ondata devastante che sarebbe disastrosa per l’economia e il morale della Francia, e «non possiamo fare portare il peso dei disagi a chi ha avuto il senso civico di vaccinarsi». Le restrizioni peseranno sugli altri, quelli che per ragioni incomprensibili «nel Paese di Louis Pasteur, della scienza e dell’Illuminismo» ancora esitano a usare l’unica arma a disposizione contro la pandemia, il vaccino. «Ci sono nove milioni di dosi pronte, che aspettano solo di essere iniettate». Chi non è vaccinato non potrà andare al ristorante, al cinema, nei musei, nei centri commerciali, non potrà prendere aerei o treni. Oppure dovrà esibire sistematicamente un test negativo, che però presto non sarà più gratuito (49 euro per il Pcr, 29 per l’antigenico).

Macron poi ha annunciato l’obbligo di vaccinazione per il personale medico e chiunque lavori con persone considerate fragili, per esempio tutti i dipendenti delle case di cura. A partire dal 15 settembre, un infermiere non vaccinato non potrà più entrare al lavoro e soprattutto non sarà più pagato. «Non si tratta ancora di un obbligo di vaccinazione generalizzato», ha detto Macron, ma quell’«ancora» lascia capire che quella è la strada tracciata. Vaccinarsi e non vaccinarsi smettono di essere due scelte ugualmente rispettabili. Chi non si vaccina mette a rischio sé e soprattutto gli altri, merita quindi di sopportare i disagi legati alla sua scelta. E l’obbligo di vaccino per tutti non è più un tabù.

La presa di posizione di Macron ha provocato la corsa al vaccino da un lato, e una recrudescenza di lamentazioni dall’altro. «Instaurazione ufficiale dell’apartheid con l’estensione del pass sanitario come in nessun altro Paese al mondo», dice Florian Philippot, ex braccio destro di Marine Le Pen, fondatore del movimento dei Patriotes, che da mesi cerca di porsi come punto di riferimento del movimento anti-mascherina, anti-vaccino e «contro la dittatura sanitaria». Philippot esorta i francesi a boicottare ristoranti e negozi che faranno rispettare le misure decise da Macron. Ma anche l’eurodeputata ecologista Michèle Rivasi denuncia l’introduzione di un «apartheid nel Paese dei diritti dell’uomo».

Macron scommette sul fatto che, piccola minoranza di irriducibili a parte, i francesi si convinceranno del fatto che vaccinarsi è l’unico modo per tornare a vivere in modo pressoché normale. Per adesso hanno ricevuto una prima dose il 52% dei cittadini, e il 35% si è fatto iniettare anche la seconda dose. È decisivo adesso un cambio di passo, anche per assecondare e accompagnare il rilancio dell’economia, che nel 2021 potrebbe crescere del 6 per cento.

Da Pescara al tetto d’Europa, che traguardo per Immobile, Insigne e Verratti.

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